P.A.T. - Relazione Tecnica
Relazione Tecnica Piano di Assetto del Territorio
INDICE
1. IL QUADRO CONOSCITIVO
MATRICE ARIA
MATRICE CLIMA
MATRICE ACQUA
MATRICE SUOLO E SOTTOSUOLO
MATRICE FLORA E FAUNA
MATRICE BIODIVERSITÀ
MATRICE PAESAGGIO
MATRICE PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO
MATRICE SALUTE UMANA
MATRICE POPOLAZIONE
MATRICE BENI MATERIALI
MATRICE PIANIFICAZIONE E VINCOLI
ANALISI GEOLOGIA
ANALISI AGRONOMICA
ANALISI STORICA
ANALISI SOCIODEMOGRAFICA
ANALISI SULLA MOBILITA’
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ IDRAULICA
FORUM
3.1. L’ASSETTO SOCIOECONOMICO E TERRITORIALE
3.1.1 L’assetto territoriale
3.1.2 l’Assetto socioeconomico
3.1.3 L’assetto insediativo
3.2. L’ASSETTO GEOLOGICO
3.2.1 L’inquadramento geologico
3.2.2 L’ inquadramento fisiografico dell’area e cenni di climatologia
3.3. LE VALENZE NATURALISTICHE E PAESISTICHE
3.3.1 Le unità e le identità paesistiche
3.3.2 Le trasformazioni e le tendenze in atto
3.4. IL PAESAGGIO AGRARIO
3.5. IL PAESAGGIO STORICO
3.6. TENDENZE INDICAZIONI E SCENARI
3.6.1 Il sistema socioeconomico
3.6.2 Carta delle penalità
3.6.3 Linee guida finalizzate alla conservazione e valorizzazione, degli ambiti di pregio paesaggistico-ambientali
3.6.4 Tutela del sistema agricolo
Il Quadro Conoscitivo, definito dalla L.R. 11/2004 all’art. 10 come “sistema integrato delle informazioni e dei dati necessari alla comprensione delle tematiche svolte dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica”, deve essere rapportato alle specifiche caratteristiche del territorio attraverso una lettura multidisciplinare che consenta di pervenire ad una valutazione critica nell’impiego dei dati, finalizzata a definire sia le “condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili” che le “condizioni di fragilità ambientale”.
La formazione del Quadro Conoscitivo deve intendersi come la costruzione di un catalogo delle informazioni associate alle competenze dei singoli attori della pianificazione, organizzato e sistematizzato al fine di documentare il complesso delle conoscenze territoriali disponibili ai diversi livelli. Si esplicita nelle sue forme e contenuti proponendo una lettura del territorio e delle sue componenti attraverso l’analisi delle seguenti tematiche, dette matrici:
· ARIA
· CLIMA
· ACQUA
· SUOLO E SOTTOSUOLO
· FLORA E FAUNA
· BIODIVERSITÀ
· PAESAGGIO
· PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO
· SALUTE UMANA
· POPOLAZIONE
· BENI MATERIALI
· PIANIFICAZIONE E VINCOLI
Le matrici dovranno essere analizzate attraverso l’esame dei tematismi che le compongono strutturati attraverso l’aggregazione delle relative informazioni contenute nelle specifiche banche dati.
Le basi informative così ottenute costituiscono inoltre la struttura del Sistema Informativo Territoriale del comune, fondamentale strumento necessario per l’elaborazione e l’aggiornamento dei dati conoscitivi relativi al territorio e all’ambiente.
L’elenco dei tematismi sviluppati per la formazione del Quadro Conoscitivo per il P.A.T. del Comune di Feltre è il seguente:
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MATRICE ARIA
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MATRICE CLIMA

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MATRICE ACQUA
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MATRICE SUOLO E SOTTOSUOLO

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MATRICE FLORA E FAUNA

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MATRICE BIODIVERSITÀ
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MATRICE PAESAGGIO
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MATRICE PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO
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MATRICE SALUTE UMANA
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MATRICE POPOLAZIONE
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MATRICE BENI MATERIALI

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MATRICE PIANIFICAZIONE E VINCOLI

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Per l’elaborazione del P.A.T. sono stati redatti contributi specialistici nei vari settori di cui si riportano gli ambiti di analisi e gli elaborati:
ANALISI GEOLOGICA
· Carta Geologica (redatta in scala 1:15.000)
· Carta Geomorfologica (redatta in scala 1:15.000)
· Carta Idrogeologica (redatta in scala 1:15.000)
· Carta delle penalità (redatta in scala 1:15.000)
· Carta delle Invarianti di natura geologica, geomorfologia e idrogeologica)
· Relazione geologico – tecnica esplicativa e conclusiva per il P.R.G. di Feltre
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ANALISI AGRONOMICA
· Carta delle strutture primarie (redatta su base catastale in scala 1:10.000)
· Carta delle aziende agricole e delle strutture primarie (redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Carta dello spargimento liquami zootecnici (redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Carta dello spargimento liquami zootecnici – carichi di azoto(redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Ripartizione carico animale per ettaro (redatta su base CTR in scala 1:15.000)
· Carta della classificazione agronomica dei terreni (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Carta delle colture intensive e di pregio (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Carta dell’uso del suolo (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Carta della tutela degli investimenti e dell'integrità del territorio (redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Carta della classificazione socio-economica delle aziende agricole (redatta su base catastale in scala 1:10.000)
· Carta della redditività delle aziende agricole (redatta su base catastale in scala 1:10.000)
· Carta del paesaggio agrario (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Mappatura dei confini del bosco (su base planoaltimetrica al 2000 e al 1963)
· Relazione tecnico agronomica
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ANALISI STORICA
· Individuazione degli ambiti paesaggistici (in scala 1:20000)
· Ambito delle acque e delle pianure (in scala 1:10000)
· Ambito delle colline in ombra (in scala 1:10000)
· Ambito dell’altipiano (in scala 1:10000)
· Ambito delle colline al sole (in scala 1:10000)
· Analisi dei centri storici minori e delle località significative (in scala 1:2000 con riferimenti fotografici e testi)
· Le ville e gli ambiti di tutela - planimetria generale
· Le ville: analisi degli insediamenti
· La città storica: analisi del tessuto edilizio – planimetria generale
· La città storica: Analisi delle criticità nel tessuto edilizio (in scala 1:2000)
· Punti panoramici e coni visuali – tavola di inquadramento generale (in scala 1:20.000)
· I coni visuali storici verso la città antica
· I coni visuali storici dalla città verso il territorio
· I coni visuali storici verso il Santuario di San Vittore
· Ambiti di pregio e criticità paesaggistica a livello territoriale – tavola di inquadramento generale (in scala 1:20.000)
· Ambiti di pregio e criticità paesaggistica a livello territoriale – tavole di analisi
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ANALISI SOCIODEMOGRAFICA
· Analisi socioeconomiche e territoriali finalizzate alla redazione della variante al P.R.G. vigente di feltre
· Questionario delphy: i processi di crescita e sviluppo di Feltre
· Previsioni e scenari tendenziali
· Il turismo a Feltre
· Carta dell’offerta turistica (redatta in scala 1: 15.000)
· Indagine sulle tendenze localizzative delle aziende feltrine
· Feltre: dinamiche e scenari
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ANALISI SULLA MOBILITA’
· La ferrovia Feltre – Primolano
· Le piste ciclabili
· La risalita meccanica alla Cittadella
· La tangenziale sud
· La gronda nord
· Feltre nel contesto provinciale
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VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
· Relazione sullo stato di fatto dell’ambiente
· Censimento delle aziende
· Elaborati grafici:
- acqua
- acquedotti
- fognatura
- pressioni sul comparto aria
- rifiuti
- raccolta differenziata
- rumore
- campi elettromagnetici
Rapporto ambientale
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VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ IDRAULICA
· Relazione illustrativa
· Carta della compatibilità idraulica (in scala 1:15.000)
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FORUM
· Direttive ed indirizzi del forum per il Piano di Assetto del Territorio (raccolta di tutti gli elaborati prodotti all’interno delle assemblee e delle commissioni)
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3.1. L’ASSETTO SOCIOECONOMICO E TERRITORIALE
3.1.1 L’assetto territoriale
Il territorio comunale è situato nella zona Sud-occidentale della Provincia di Belluno e costituisce un importante nucleo infrastrutturale stradale e ferroviario, essendo anche, dopo il capoluogo provinciale, il secondo nucleo abitato della Provincia stessa; il capoluogo comunale si caratterizza per l'insediamento storico più antico arroccato sulle pendici di un colle, mentre i quartieri più moderni si sviluppano verso Nord. Gli insediamenti minori sorgono invece per lo più lungo la fascia pedemontana soleggiata situata nella parte settentrionale del comune.
L’ambito comunale si sviluppa (con direzione Sud‑Nord) nel fondovalle principale posto a quota variabile dai 370 m s.l.m. di Villabruna ai 230 m s.l.m. di Anzù contornato dalle montagne dolomitiche a Nord (vetta del Monte Ramezza m 2.229 s.l.m.) e dai rilievi prealpini a Sud con il M. Aurin (quota 745 m s.l.m.), il M. Telva (quota 561 m s.l.m.), il Monte Tomatico in evidenza con la quota di m 1.595 s.l.m. ed infine il M. Miesna (quota 774 m s.l.m.).
Il territorio comunale si colloca nella zona di transizione tra l'area dolomitica e quella prealpina, ha una superficie di 10.059 ettari e forma allungata irregolare, è caratterizzato dall’ampia superficie montuosa e collinare che rientra nell’area del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (della superficie totale di circa 77.500 ha).
I confini sono delimitati dai territori della Provincia di Trento a Nord, dei Comuni di Cesiomaggiore e Lentiai a Est, dei Comuni di Vas, Quero e Seren del Grappa a Sud e dei Comuni di Fonzaso, Pedavena e Sovramonte a Ovest.
Dal punto di vista orografico, la superficie comunale è suddivisibile in tre zone:
La fascia pedemontana a nord che culmina con la catena montuosa delle cime dolomitiche, tra le quali la più elevata è il Sass de Mura (quota m 2.550 s.l.m.); in tale area, che può essere in qualche modo ricondotta alla parte di territorio comunale che rientra nel perimetro del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il paesaggio è reso tipico dall’alternanza di pareti rocciose, conoidi detritici e ghiaie con prati-pascoli e formazioni forestali o arbustive. L’abbandono o la diminuzione delle attività alpicolturali tradizionali ha favorito in quest’ambito una veloce riconquista degli spazi da parte del bosco e quindi una diminuzione più o meno spiccata, a seconda delle zone, delle superfici erbacee. Avvicinandosi alla zona di pianura, i pendii e le colline che si trovano tra questa e le quote maggiori sono caratterizzati dall’alternarsi di aree con alta presenza di attività agricole, e quindi più o meno trasformate, e di altre più naturali. Nel complesso si tratta di aree con una alto grado di biodiversità in cui quindi non mancano elementi di pregio naturale ma anche storico-architettonico, per la presenza, tra gli altri, di edifici storici di particolare rilevanza, come le “ville venete”. In tale ambito sono inoltre particolarmente visibili i segni dell’intensa frequentazione antropica di un tempo, con la presenza di numerosi manufatti legati alla tradizione contadina e artigianale (calchere, carbonili, abbeveratoi, sentieri e mulattiere, ecc.) nonché quelli conseguenti all’abbandono colturale, cioè la presenza di neoformazioni vegetazionali, anche di specie esotiche.
La fascia intermedia di fondovalle, senza dubbio tra le maggiormente trasformate dalle attività antropiche, soprattutto in questi ultimi anni, con l’espansione delle zone residenziali e lo sviluppo di attività artigianali, commerciali e industriali. Tale fenomeno si è inevitabilmente tradotto in una semplificazione degli ecosistemi, con la diffusione di colture di basso pregio e di specie esotiche anche infestanti. Nell’ambito di tale trasformazione, negativa sia dal punto di vista ecologico che paesaggistico, permangono comunque alcuni habitat naturali o pseudonaturali, con boschetti e siepi o con zone umide favorevoli alla presenza di numerose specie animali e vegetali anche di notevole valore naturalistico.
La parte meridionale in cui la pianura lascia il posto, prima ai versanti prativi che circondano le località di Tomo e Villaga, quindi ai rilievi più propriamente detti del gruppo montuoso del Monte Tomatico (quota 1.595 m s.l.m.). In questa zona il valore paesaggistico è dato non solo dall’ambiente naturale in sé, caratterizzato dall’alternanza fra boschi, prati e siepi, ma anche dalla presenza di numerosi edifici di notevole pregio architettonico.
Numerosi sono i corsi d’acqua, tutti soggetti a captazioni, prelievi e regimazioni idrauliche. Il più importante, per lunghezza all’interno del comune e portata, è il F. Piave; gli altri sono il T. Sonna, il T. Colmeda, il T. Caorame.
L'esistenza dei collegamenti viari ha favorito l’espansione di numerosi insediamenti a carattere residenziale, industriale ed artigianale, soprattutto lungo i tratti della Strada Statale.
Il profilo morfologico caratteristico dei territori crea ben distinte unità territoriali, sia dal punto di vista agronomico che geomorfologico, con caratteri peculiari propri solo in conseguenza di interventi antropici specifici.
L'idrografia superficiale è caratterizzata da una discreta rete di corsi d’acqua principali e minori; tra questi si ricordano il Fiume Piave che delimita il territorio comunale a Sud-Est, il T. Stizzon a Sud-Ovest, il T. Colmeda che attraversa il centro abitato del capoluogo comunale e che confluendo nel T. Stizzon origina il F. Sonna, il T. Caorame che traccia il confine comunale ad Est.
Dal punto di vista infrastrutturale il territorio è servito da una rete viaria primaria che lo attraversa e da una viabilità secondaria che collega i vari centri abitati, i cui assi fiancheggiano i vari corsi d’acqua e canali; è inoltre percorso da importanti strutture viarie a servizio dell’intera Provincia di Belluno, e precisamente:
· la S.S. n°50 del Grappa e Passo Rolle (verso Fonzaso e Santa Giustina);
· la S.S. n°473 di Croce d’Aune (verso Pedavena);
· la S.S. n°348 Trevigiana (verso Quero);
· la S.P. 37 Villapiera - Anzù - Nemeggio;
· la S.P. 12 Foen - Umin - Villabruna;
· la S.P. 27 Montegge;
· il tronco ferroviario Padova ‑ Calalzo.
Il paesaggio rurale è caratterizzato da una forma insediativa nella quale alcuni nuclei urbanizzati delimitano importanti spazi aperti ad uso agricolo.
Caratteri e finalità delle Norme
Le norme del P.A.T., in osservanza alla L.R. 11/04, sono concepite in modo da indirizzare i contenuti del P.I., esercitando fin da subito, ove necessario, le indispensabili tutele e le salvaguardie.
Ogni articolo segue di massima questo schema:
· il riferimento alle cartografie di piano;
· l’oggetto considerato nel testo specifico.
La relazione di progetto costituisce uno strumento per l’interpretazione delle norme di attuazione in quanto contiene le motivazioni e gli obiettivi delle scelte, che dovranno essere sempre tenuti presenti nella applicazione del P.A.T. e nella redazione del P.I. Costituisce inoltre integrazione alle Norme Tecniche per quanto dalle stesse esplicitamente richiamato.
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3.1.2 l’Assetto socioeconomico
Struttura e dinamica demografica
Nel 2003 la popolazione residente nel Comune di Feltre ammonta a 19.841 abitanti.
Dalla fine degli anni ’70 fino a pochi anni fa la popolazione di Feltre è stata in costante e progressivo calo: la popolazione residente nel 1999 era inferiore rispetto al 1982 del 7%. Un nuovo segno di ripresa si è registrato a partire dal 2002, imputabile al saldo sociale particolarmente elevato.
La dinamica demografica evidenzia come il numero dei nati sia costantemente inferiore al numero dei morti, con la conseguenza che il saldo naturale registra sempre valori negativi. I flussi migratori neutralizzano il saldo negativo determinato dalla componente naturale e contribuiscono in maniera esclusiva alla crescita della popolazione residente nell’ultimo periodo.
Dall’analisi della popolazione residente per classi d’età è possibile evidenziare che, rispetto ai dati relativi al censimento del 1981, l’incidenza delle persone più giovani (nella fascia d’età 0-13) si è ridotta notevolmente, accennando ad una lieve ripresa solo negli ultimi tre anni. Per contro, la popolazione con un’età superiore ai 65 anni ha subito un incremento rilevante, passando da 3.480 nel 1981 (16,6%) a 4.677 nel 2003 (23,6%). Come conseguenza, l’indice di vecchiaia, in progressivo aumento, si attesta nel 2003 a circa 233 persone con più di 65 anni ogni 100 giovani con meno di 14 anni.
Alla fine del 2004 nel Comune di Feltre risiedono 8.447 nuclei familiari, in valore assoluto 773 in più rispetto al 1986, con un aumento di circa il 10%.
Dopo una prima fase stazionaria (1986-1992), si è registrata una crescita progressiva che caratterizza anche il periodo più recente.
Gli stranieri
Gli stranieri residenti nel Comune di Feltre al 2003 sono 884, per un’incidenza sulla popolazione totale pari al 4,5%. Rispetto al 1996, l’aumento è costante, con un incremento medio annuo del 30%.
Tra di essi il numero di minorenni è mediamente del 20%. Le provenienze più numerose sono dal Marocco e dall’area balcanica e negli ultimi anni anche dai Paesi dell’Est e dalla Cina Popolare.
Unità locali e addetti delle attività economiche
Il 33,7% delle unità locali censite nel 2001 sono adibite al commercio all’ingrosso e al dettaglio e circa il 20% ad attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca; seguono, in ordine decrescente per incidenza sul totale delle attività economiche, il settore delle costruzioni, l’industria manifatturiera, gli alberghi e i ristoranti. Insieme questi settori rappresentano l’85% del totale; il rimanente 15% è costituito dagli altri servizi pubblici, sociali e personali.
Le attività di intermediazione e le attività immobiliari hanno registrato un marcato aumento della loro incidenza sull’economia di Feltre. Invece, le attività classificate tra gli altri servizi pubblici, sociali e personali hanno avuto una notevole diminuzione.
Anche l’industria manifatturiera ha registrato un calo delle unità locali, passate da 178 nel 1996 a 161 nel 2001.
Complessivamente il numero degli addetti risulta in costante crescita, sempre escludendo agricoltura, pubblica amministrazione e sanità.
La distribuzione degli addetti nel 2001 risulta ripartita quasi analogamente tra industria (47,5%) e terziario (52,5%). Nel settore terziario il 38,7% risulta occupato nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, mentre nell’industria il 72,3% degli occupati lavora in aziende manifatturiere.
Rispetto ai dati rilevati nei censimenti del 1996 e del 1991, gli addetti impiegati nelle attività immobiliari, dell’intermediazione monetaria e finanziaria e dell’energia hanno avuto un aumento rilevante, mentre quelli dei settori delle costruzioni, del commercio e dei servizi hanno subito una riduzione marcata.
Turismo
Il peso del turismo nella provincia di Belluno, è assolutamente rilevante e occupa il primo posto nel Veneto e uno dei primi in Italia, a conferma dell’indiscutibile vocazione turistica del territorio bellunese. Feltre invece svolge un ruolo solo marginale nel settore turistico, infatti le unità locali del settore pesano per il 6,6% contro il 9,1% di quelle totali.
Dal 1992 al 2002 la struttura ricettiva a Feltre, è rimasta stabile, mantenendo pressoché immutato il numero degli esercizi alberghieri e registrando un lieve incremento degli esercizi extralberghieri.
Le oltre 117 mila presenze turistiche registrate nel comune di Feltre nel 2002, pari al 2,3% delle presenze totali dell'APT Belluno, sono costituite in assoluta prevalenza da turisti italiani (88%). Le presenze sono concentrate per lo più negli esercizi extralberghieri (82.307) rispetto a quelli alberghieri (35.059).
In termini di permanenza media gli italiani che soggiornano nelle strutture ricettive si fermano 8,1 giorni mentre gli stranieri 4,5 giorni per una media totale di 7,4 giorni.
Feltre come molti centri con grande tradizione storico culturale ha trasformato alcune iniziative nate come occasioni di celebrazioni e feste locali in specifici appuntamenti anche con l’intento di attrarre ospiti.
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3.1.3 L’assetto insediativo
Uso del suolo
Dalle riprese satellitari emerge come la maggior parte del territorio comunale sia coperta da boschi (40%) e da zone agricole eterogenee (35%); l’area rimanente è occupata da zone a vegetazione arbustiva ed erbacea (13%), zone urbanizzate (5%), zone aperte a vegetazione rada o assente (3%) e seminativi (2%).
Popolazione e famiglie per località
A Feltre la popolazione cala tra i due censimenti di 484 unità, pari al 2.4%.
In termini assoluti il calo più rilevante interessa le case sparse (- 903 abitanti) e i nuclei di Vellai e Nemeggio, oltre al centro di Feltre, anche se sostanzialmente tutte le realtà “tengono” ancora. Contrariamente alla popolazione le famiglie crescono in tutto il comune (496 unità pari al 6.6%) con rare eccezioni e con il calo significativo (così come per la popolazione) di quelle residenti nelle case sparse.
Abitazioni
I dati censuari del 2001 registrano 9.080 abitazioni, di queste 7.943 (87.5%) sono occupate da residenti e 86 (0.9%) da non residenti. Le abitazioni vuote sono pari all’11.6% e corrispondono a 1051 unità.
Il titolo d’uso evidenzia un ulteriore incremento della quota di abitazioni utilizzate da proprietari, pari al 66.5% del totale delle abitazioni.
Il dato medio evidenzia come le abitazioni non occupate siano più piccole di quelle occupate, rispettivamente nel primo caso il numero di stanze è pari a 4 e nel secondo a 4.6
La consistenza delle abitazioni è rimasta sostanzialmente stabile tra i due censimenti, complessivamente sono cresciute di 200 unità (2.3%). Territorialmente le variazioni si sono registrate in positivo a Feltre (+386) e in negativo nelle case sparse (-433).
Il numero di alloggi per edificio è un indicatore virtuale in quanto si riferisce a tutti gli edifici (comprese quelli senza abitazioni), ha quindi una funzione prevalentemente di analisi delle differenze tra le zone, anche se ovviamente sono maggiormente presenti a Feltre situazioni di edifici non residenziali.
Nell’intero comune si contano circa 1.6 alloggi per edifico; tale media è condizionata dal centro di Feltre dove raggiunge quasi la quota di due alloggi per edificio. La stima delle abitazioni non occupate per località evidenzia un calo generalizzato del fenomeno, significativo per la realtà di Feltre così come per le case sparse. Complessivamente il fenomeno risulta marginale anche se in alcune situazioni si possono ipotizzare interventi di promozione all’uso di questo patrimonio.
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3.2. L’ASSETTO GEOLOGICO
3.2.1 L’inquadramento geologico
Il territorio del Comune di Feltre si inserisce in un quadro geologico regionale alquanto complesso. A nord della catena delle Vette Feltrine passa il principale motivo strutturale dell’area, la linea della Valsugana con direzione SW – NE. Essa separa il basamento cristallino, costituito da formazioni di diversa natura litologica, come rocce intrusive ed effusive, metamorfiche e una successione di terreni dolomitici e calcareo – dolomitici, di età compresa tra il Permiano ed il Trias medio – superiore dai terreni sedimentari di età compresa tra il Permiano ed il Miocene superiore. Quest’ultimi, con comportamento plastico, si sono raccordati con la pianura veneta attraverso una tettonica compressiva e gravitativa, dando luogo a una serie di pieghe e pieghe – faglie secondo direttrici ad andamento valsuganese. Le principali dislocazioni per piega sono l’Anticlinale M. Coppolo – M. Pelf con direzione WSW – ENE e la Sinclinale di Belluno con fianco settentrionale fortemente raddrizzato e quello meridionale a pendio molto dolce. Il fianco di raccordo tra queste due strutture tettoniche è disturbato da due faglie dirette secondo la Linea di Belluno, circa ad andamento parallelo; la più settentrionale interessa terreni giurassici, mentre la seconda attraversa formazioni cretaceo – terziarie.
Come si può evincere dalla carta geologica, si possono distinguere tre settori all’interno del territorio del Comune di Feltre nei quali il substrato roccioso si differenzia per natura ed età. I termini più antichi, rappresentati dalla Dolomia Principale e dai Calcari Grigi affiorano nella parte più settentrionale del Comune, in un territorio limitato a sud, dalla parte sommitale del M. Grave e dal massiccio del M. San Mauro; verso ovest, dalla parte terminale della Valle di S. Martino, dal M. Pafagai e dal fianco sinistro della V. di Lamen, confine più occidentale del Comune. Da qui, procedendo verso nord queste formazioni costituiscono l’ossatura delle ripide pareti verticali e massicce del Dosso Perazze, Pala Pedavena e Croce D’Aune, del M. Pietena, fino al confine nord del Comune di Feltre con la provincia di Trento in corrispondenza de La Pietena, Cima del Diavolo, M. Ramezza. Compreso tra questo settore a nord e la linea di Belluno a sud, affiorano gli ultimi termini della successione mesozoica, con terreni appartenenti alle formazioni del Rosso Ammonitico Inferiore, della Formazione di Fonzaso, del Rosso Ammonitico Superiore, del Biancone e della Scaglia Variegata e della Scaglia Rossa.
Nella parte centrale del Comune di Feltre, corrispondente al nucleo della Sinclinale di Belluno, si rinvengono i termini più recenti della successione, dal Flysch di Belluno a tutti i termini della Molassa feltrina. In particolare in corrispondenza degli abitati di Altin e Vignui, il Complesso arenaceo marnoso di Vignui costituisce l’unità più recente all’interno di questo territorio e dell’intera Sinclinale di Belluno. Procedendo verso sud, sul fianco meridionale della Sinclinale di Belluno, caratterizzato da pendenze meno accentuate rispetto al fianco settentrionale si ritrovano i termini cretacei ed eocenici del Biancone e della Scaglia Rossa, in corrispondenza del Colle delle Capre e del M. Telva. Nel settore più meridionale del Comune di Feltre, in corrispondenza dei versanti del M. Tomatico e del M. Miesna riaffiorano i termini più antichi del Biancone, del Rosso Ammonitico Sup., della Formazione di Fonzaso, del Rosso Ammonitico Inf., del Calcare del Vajont e della Formazione di Igne.
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3.2.2 L’ inquadramento fisiografico dell’area e cenni di climatologia
Il territorio del comune di Feltre corrisponde in maniera tributaria al bacino del Fiume Piave, i suoi principali affluenti sono infatti il Torrente Caorame, il Torrente Colmeda, il Torrente Stien, il Torrente Stizzon ed il Torrente Sonna. Gli elementi morfologici caratterizzanti questo territorio sono ovviamente l’ampia Val Belluna, orientata grossomodo in concordanza con la principale linea tettonica regionale (la linea della Val Sugana, N 70), e le ortogonali Valli di S. Martino e di Lamen che costituiscono un asse N-S, fisiograficamente racchiuso da gruppi montuosi che superano anche i 2000 m s.l.m. (M. Pietena, 2194 m; M. Ramezza, 2229 m). La confluenza tra gli affluenti ed il Fiume Piave avviene a quota compresa tra i 200 e i 230 m s.l.m. Il territorio presenta quindi notevoli dislivelli, un reticolo idrografico piuttosto inciso e una accentuata articolazione del rilievo. Tutto ciò, associato alle scadenti caratteristiche meccaniche di alcune delle formazioni affioranti, determina una elevata predisposizione al dissesto che si è manifestata fin dalle fasi immediatamente successive alla deglaciazione. I principali centri abitati della valle sono distribuiti nelle zone meno acclivi e generalmente esposte a Sud, questo storicamente per ovviare alle rigide temperature che superano per diversi mesi all’anno il limite dello zero termico e per sfruttare le dolci pendenze e l’abbondanza di suolo per fini pastorali e agricoli. Questa distribuzione urbanistica ereditata dal passato è ancor oggi presente e ben conservata, nonostante la tendenza di questi ultimi decenni all’abbandono dei mestieri agricoli e ad un importante sviluppo industriale del territorio. Dal punto di vista climatico l’area è caratterizzata da una piovosità piuttosto abbondante concentrata nella stagione tardo-primaverile, estiva ed autunnale.
Nel periodo primaverile bisogna inoltre tener conto dello scioglimento della neve che va ad incrementare l’input meteorico con particolari risvolti negativi per quanto riguarda la dissestabilità del territorio. Particolarmente importante per una compiuta definizione delle caratteristiche climatiche dell’area di studio è anche l’analisi delle piogge di notevole intensità e breve durata che costituisce, oltretutto, un elemento indispensabile di conoscenza per comprendere appieno la dinamica geomorfologica attuale del territorio.
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3.3. LE VALENZE NATURALISTICHE E PAESISTICHE
3.3.1 Le unità e le identità paesistiche
Il territorio del comune di Feltre è notoriamente caratterizzato da elevate valenze naturalistiche. Tracce dell’importanza assunta dalle montagne situate a nord della città sono reperibili fin dal XVIII secolo grazie alle relazioni prodotte dai primi botanici esploratori (Tita e Zannichelli). Nel considerare il territorio feltrino si possono individuare, per semplicità descrittiva, sei unità geografico-paesaggistiche
· Settore dolomitico nel Parco Nazionale.
· Settore submontano, in prossimità dei confini del Parco, e delle colline terziarie.
· Fondovalle.
· Settore collinare e submontano con rilievi prealpini isolati (Miesna, Telva, Aurin).
· Monte Tomatico.
· Ambiti fluviali.
L’intera superficie comunale, ad esclusione dell’area rientrante nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è stata suddivisa in “Identità Paesistiche”.
L’individuazione di tali identità è stata fondata sugli elementi che o sembravano caratterizzare meglio un determinato paesaggio. Ogni area, quindi, racchiude in sé elementi geografici, morfologici, geologici, naturalistici e anche antropici, senza seguire un ordine preciso.
Complessivamente sono state individuate 39 aree, di seguito raggruppate per Unità geografico-paesaggistica.
Settore dolomitico nel Parco Nazionale
In relazione ad una pianificazione già avanzata realizzata dal Parco, e alla scarsa influenza antropica insistente in questo settore, non sono state effettuate suddivisioni in unità paesistiche.
Settore submontano, in prossimità dei confini del Parco, e delle colline terziarie
Le praterie del Monte Grave (ambito n. 1)
Localizzate sulla parte sommitale del Monte Grave e in parte entro i confini del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (Area SIC/ZPS Dolomiti Feltrine e Bellunesi). Queste praterie sono visibili da quasi tutta la Valle del Piave.
L’identità è compresa anche nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I boschi submontani alle pendici del Grave e del Monte San Mauro (ambito n.2)
Si tratta di una vasta area che include in prevalenza formazioni boscate. La fascia è quella situata alle pendici del monte San Mauro e del Grave e, orientativamente, è compresa tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ed i torrenti Caorame e Stien. Verso oriente il limite coincide con il confine comunale.
Nell’area sono presenti anche dei residui prati montani (C.ra Cros) e delle aree agricole residuali in fase di progressiva chiusura.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone agrarie tradizionali della fascia submontana (Arson, Lasen, Vignui, Pren e Lamen) (ambito n. 3)
Questa identità paesistica è costituita da tre grandi aree che comprendono zone in cui viene ancora praticata un’agricoltura di tipo tradizionale. Due zone abbastanza limitrofe e separate solo da una fascia boscata lungo la Val d’Arnaol, sono quelle di Arson e Lasen. Un’altra zona è invece quella collocata tra Vignui, Pren e Lamen.
Elemento caratterizzante sono i mosaici di colture con filari di vite intercalati a prati, spesso arborati, campi con colture sarchiate, piante di noci ecc.. Questo sistema agricolo è in progressiva rarefazione in tutto il feltrino e, oltre che a livello paesaggistico, è molto importante per l’insieme di microhabitat a disposizione della fauna selvatica. Per questi motivi alcune di queste zone, tra le migliori, a titolo esemplificativo, sono state anche segnalate tra le aree di interesse naturalistico.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le colline di Villabruna e di Cart (ambito n. 4)
L’area comprende superfici prevalentemente boscate collocate sulle colline marnoso-arenacee tra Cart e Villabruna. La parte più orientale comprende anche delle superfici aperte (prati, pascoli, aree agricole abbandonate) distribuite per lo più a monte della strada dei “Boschi di Villabruna”. In questa identità sono state segnalate alcune aree in cui sono presenti dei bei popolamenti di carpino bianco (Carpineti di Case Bianche-Cart-Caorame).
La zona agraria di Cart (ambito n. 5)
Questa zona comprende le superfici agricole dei pendii soleggiati di Cart. L’area comprende anche la fascia a monte di Vellai, sempre in zona collinare.
Si tratta di un territorio caratterizzato da emergenze storico-architettoniche (ville) e da aree boscate in cui prevalgono le classiche “carpenade”. Esemplificativo a questo riguardo è il caratteristico viale di Cart che è stato compreso tra le aree di interesse naturalistico (Carpineti di case Bianche-Cart-Caorame).
I boschi mesofili di Altin-Vignui (ambito n. 6)
Area prevalentemente boscata collocata tra la piana di Foen-Villabruna e la zona agraria tradizionale di Vignui-Pren-Lamen.
La presenza in zona di substrati marnosi ed arenacei (affioramenti osservabili anche lungo la strada per Vignui) favorisce lo sviluppo di boschi mesofili tra cui estesi castagneti sia nella zona di Altin che di Vignui (Nerene, Costa Solana ecc.). Si tratta di ambienti in cui domina la vegetazione potenziale del Carpinion, con forte partecipazione di aceri e frassini nelle stazioni più fresche.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I pascoli di Altin (ambito n. 7)
Zona ampia e centrale nelle colline di Altin, destinata al pascolo bovino. L’area è collocata al centro dell’identità paesistica precedente. Si presenta oggi piuttosto degradata con aree nitrofile, di disturbo.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I boschi submontani del Monte Pafagai (ambito n. 8)
Questa zona è posta trasversalmente rispetto alla valle di Lamen e alla val di San Martino e comprende prevalentemente le superfici boscate alle pendici del Pafagai. La composizione vegetazionale è molto variegata sia per cause naturali che antropiche.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I prati della Val di Lamen (ambito n. 9)
Sistema di prati, pingui e talvolta anche subigrofili, ben delimitato e collocato sul terrazzo fluviale della Val di Lamen. L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I boschi della Val di Lamen (ambito n. 10)
Comprende le superfici boscate presenti in Val di Lamen. Il limite esterno è dato dal crinale sud-ovest del Pafagai. La parte interna è delimitata dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mentre nella parte inferiore il limite coincide con il confine comunale lungo il corso del torrente Colmeda.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le colline di Tast (ambito n. 11)
Quest’area comprende le colline marnose di Tast, caratterizzate da aree prative e da boschetti mesofili. Il torrente Musil separa questa zona dal vicino monte Aurin.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Fondovalle
La piana di Grum (ambito n. 12)
Zona situata tra il caratteristico borgo rurale di Grum e il paese di Villabruna. Elemento caratterizzante sono in questo caso le vaste superfici coltivate a mais.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
La piana di Foen-Villabruna (ambito n. 13)
Quest’area è compresa tra le colline di Cart e di Vignui, probabile paleoalveo dello Stien, prima della sua cattura da parte del Caorame. Prevalgono superfici agrarie e limitate zone boscate. Nella parte più settentrionale è presente la frazione di Villabruna mentre al centro, sul limite con l’identità paesistica denominata “Le colline di Villabruna e di Cart” è situato l’impianto per produzione di laterizi delle “Fornaci”, azienda che ha un ruolo nella rimodellazione del paesaggio.
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone agrarie e gli ambienti umidi di Case Bianche - Lipoi – Vellai (ambito n. 14)
Area piuttosto vasta che comprende il corso del Rio Uniera e dei suoi affluenti fino alla periferia di Feltre. La zona si caratterizza per la presenza di ambienti agrari tradizionali, soprattutto in località Pasquer, di prati umidi, boschetti igrofili, e aree umide di riconosciuto valore naturalistico (Torbiere di Lipoi, Pezzol e Case Bianche).
Oltre a queste aree ne sono state individuate altre tra quelle non segnalate formalmente e precisamente i boschi igrofili lungo il torrente Uniera (dal Pasquer a monte di Vellai).
La piana di Vellai (ambito n. 15)
Questa unità paesistica comprende la zona pianeggiante alla base delle colline di Cart. Nell’area vi sono scarsi insediamenti abitativi ed estesi coltivi.
La strada del Casonetto (ambito n. 16)
Si tratta di una stretta fascia compresa tra le colline del Telva e le zone agrarie umide di Lipoi-Vellai. In questo caso le zone agrarie sono intercalate da diffusi insediamenti abitativi, in particolare in località Casonetto.
La zona agraria di Pont-Col Fiorito (ambito n. 17)
Quest’area è situata sulla sponda sinistra del torrente Caorame e quindi, considerando il solco profondo che il corso d’acqua presenta in questo tratto, è geograficamente separata dal resto del territorio comunale. Prevalgono boschetti igrofili, siepi e zone agrarie.
La piana di Celarda-Nemeggio-Villapaiera (ambito n. 18)
Vasta superficie prevalentemente agraria compresa tra i centri abitati di Celarda, Nemeggio e Villapaiera. Al centro è presente una vasta zona industriale che è stata individuata come identità paesistica a sé stante.
In quest’area rientra l’area SIC/ZPS Lago di Busche, Vincheto di Cellarda, Fontane.
La zona industriale di Villapaiera (ambito n. 19)
Vasta zona industriale collocata al centro della piana alluvionale identificata dalla precedente identità paesistica.
Il canale di Anzù (ambito n. 20)
Questa zona comprende l’area pianeggiante situata tra il monte Tomatico ed il Miesna, da Anzù fino a Sanzan. Oltre al paesaggio agrario, caratterizza l’unità paesistica anche il corso del Torrente Sonna.
Il Fiume Sonna e la piana delle Campose (ambito n. 21)
Si tratta di una vasta superficie pianeggiante contraddistinta oltre che da un caratteristico, almeno per il territorio comunale, sistema di marcite, anche dalla presenza del Torrente Sonna con la relativa vegetazione ripariale.
La quasi totale assenza di insediamenti urbani consente un’ottima panoramica sulla città di Feltre.
I prati delle Campose sono stati anche identificati come area di interesse naturalistico (inclusi anche come SIN Prati falciabili del feltrino); lo stesso vale per la Zona umida del Torrente Sonna, localizzata nei pressi della Rocchetta sulla quale sorge il Santuario dei SS. Vittore e Corona.
Le zone edificate di Anzù e dintorni (ambito n. 22)
Superficie pianeggiante, poco estesa, caratterizzata, oltre che dal paese di Anzù, anche da un complesso sistema di strade e di canali, del tutto singolare rispetto ai paesaggi agrari e boscati circostanti.
La piana di Mugnai (ambito n. 23)
Questa zona è compresa tra il Monte Aurin e il torrente Stizzon. Prevalgono aree urbanizzate, soprattutto nella parte più orientale. Intercalate ad esse e abbastanza estese nella zona più occidentale, sono le superfici agrarie.
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I prati umidi della zona di Mugnai (ambito n. 24)
Questa zona è connessa a quella precedente e da essa non separabile geograficamente. Tuttavia è ben differenziabile per la presenza di una articolata rete di fossati con siepi, boschi igrofili, prati umidi ecc. Per le note problematiche che la investono in circostanze alluvionali, si tratta di un ambiente delicato, meritevole di attenzione. Soluzione da evitare sarebbe quella di un drenaggio generalizzato.
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
La zona agraria di Foen (ambito n. 25)
Questa unità paesistica comprende le zone agrarie presenti alla base delle colline di Altin. Il lato più settentrionale dell’area è densamente edificato (Foen, Sant’Anna).
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone agrarie e verdi periurbane (ambito n. 26)
Questa identità paesistica è costituita da cinque distinte subunità collocate in tutta la cintura urbana della città di Feltre. Si tratta soprattutto di zone agrarie ma anche di residue aree umide con boschetti igrofili.
Parte di questa identità (a nord della città) è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone urbanizzate della città di Feltre (ambito n. 27)
E’ comprensiva di tutto il centro urbano cittadino. La zona di Farra è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Settore collinare e submontano con rilievi prealpini isolati (Miesna, Telva, Aurin)
Il Monte Telva (ambito n. 28)
Questa identità abbraccia tutta la collina del Telva e le sue propaggini arrivando fino ai piccoli rilievi sopra Nemeggio. L’identità è costituita prevalentemente da boschi mesofili e da prati.
Il Monte Miesna ed i Collesei (ambito n. 29)
Situata nella parte meridionale del territorio comunale, quest’area include oltre al Monte Miesna anche le colline aride dei Collesei.
In questa identità sono state individuate tre importanti aree di interesse naturalistico: i boschi mesofili del Miesna (alla sommità e nel versante settentrionale), la Rocchetta del Miesna (il costone arido sopra il Santuario di San Vittore e Corona) e l’area dei Collesei (alle pendici settentrionali). Queste ultime due aree sono state individuate sia come biotopi nel PTP e come area SIN (Sito di Importanza Nazionale). Sorprende che, per motivi probabilmente cartografici, i siti arido-steppici sulla Rocchetta del Miesna non siano stati inclusi nel SIC e ZPS Lago di Busche-Vincheto di Celarda-Fontane.
La fascia della vite di Mugnai (ambito n. 30)
Si tratta di una stretta fascia, localizzata alla base del Monte Aurin e sopra la piana di Mugnai. Questa zona, favorevolmente esposta e con suoli leggeri, era in passato destinata alla coltivazione della vite. Oggi rimangono pochissimi esempi di questa coltivazione e molte aree sono state progressivamente invase dalla robinia.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
L'Aurin e le sue propaggini (ambito n. 31)
Questa identità include i boschi del Monte Aurin compresi nel Comune di Feltre. L’area si estende anche verso oriente fino al confine con l’identità “Le colline di Tast”.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Monte Tomatico
I boschi del versante meridionale del Tomatico (ambito n. 32)
Comprende tutti i boschi, prevalentemente termofili, sul lato sudorientale della montagna. La particolare orografia di questo versante favorisce la presenza di boschi di forra, individuati appunto tra le aree naturalistiche (Boschi di forra della zona di Sanzan).
Questa identità ricade in parte nell’area SIC/ZPS Massiccio del Grappa.
Le praterie della cima e della cresta del Tomatico (ambito n. 33)
Sulla cima e sulla cresta del monte Tomatico, in esposizione meridionale, vi sono alcune praterie, in gran parte oggi non più gestite, quindi con mosaici vegetazionali di complessa attribuzione, ben visibili anche risalendo la valle del Piave in direzione di Feltre.
L’identità ricade interamente nell’area SIC/ZPS Massiccio del Grappa.
I boschi del versante settentrionale del Tomatico (ambito n. 34)
L’identità comprende tutte le formazioni boscate presenti sul versante settentrionale del Tomatico, dalla fascia submontana, sopra la zona agraria di Tomo-Villaga, alla cima.
Parte dell’identità paesistica è compresa nell’area SIC/ZPS Massiccio del Grappa.
La zona agraria alle pendici del Tomatico (Tomo, Villaga) (ambito n. 35)
Si tratta di una zona molto ampia compresa tra le frazioni di Tomo e Villaga. In quest’area vi sono ancora bei esempi di campagna tradizionale, segnalata appunto da tre aree di interesse naturalistico. Su questi prati è infatti anche rilevata la presenza del raro Re di Quaglie. Anche i carpineti più belli, ad esempio nella zona di Villa Guarnieri, sono stati proposti come aree meritevoli di tutela.
La scarpata sul fiume Sonna (ambito n. 36)
A delimitare la zona agraria alle pendici del Tomatico, con la città di Feltre ed il torrente Stizzon, vi è una lunga scarpata con esposizione prevalentemente settentrionale. Questa unità paesistica è caratterizzata da superfici boscate e da lembi di campagna, quest’ultima presente soprattutto nel tratto iniziale della strada che collega la città con le frazioni di Tomo e Villaga.
Ambiti fluviali
Il Fiume Piave (ambito n. 37)
Il Piave delimita il territorio comunale a meridione, al confine con Vas e Lentiai. L’identità comprende sia il greto con le ghiaie fluviali che i boschi ripariali. In questa identità è stata inclusa anche l’ampia zona di confluenza del Caorame nel Piave. Si è ritenuto, infatti, che quest’area, dal punto di vista idrografico ancora attinente al Caorame, fosse paesaggisticamente più affine al fiume Piave.
Rientrano in questa identità sia ambiti naturalistici già individuati dalle normative che nuove aree non soggette a vincoli di tutela già definiti. Tra le prime la Riserva del Vincheto di Celarda e l’area SIC/ZPS Lago di Busche, Vincheto di Cellarda, Fontane. Tra le seconde il Fiume Piave ed il Torrente Caorame.
I torrenti Caorame e Stien (ambito n. 38)
Questa identità comprende il corso dei torrenti Caorame e Stien. Per il Caorame è stata inclusa tutta l’incisione torrentizia (da Salgarda fino a Pont) e quindi anche le piane alluvionali ed i boschi mesofili e subigrofili lungo le sponde. Per lo Stien è stato invece considerato solo il letto del torrente con le sue sponde.
L’area comprende le aree di interesse naturalistico individuate come Torrente Caorame, Torrente Stien e parte dei Carpineti di Case Bianche-Cart-Caorame.
Parte di questa identità (tutto il torrente Stien e parte del Caorame fino a Ponte Salgarda) è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le ghiaie del torrente Stizzon (ambito n. 39)
Questa unità include il greto ghiaioso del torrente Stizzon, da Santa Lucia, al confine con il Comune di Seren del Grappa, fino al ponte di Tomo.
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3.3.2 Le trasformazioni e le tendenze in atto
Come sopra accennato nella parte descrittiva generale del paesaggio, gli ultimi 50 anni sono stati caratterizzati da profonde trasformazioni nell’uso del suolo, innescate da processi di abbandono delle aree marginali montane e dalla concentrazione di attività agricole, artigianali e industriali a fondovalle. Trasformazioni climatiche sono intervenute contribuendo all’evoluzione del paesaggio, ma risulta difficile stabilire quanto ciò sia dipeso da fattori di carattere generale a livello planetario e quanto da variazioni di microclima determinate dal differente utilizzo del suolo e dalla creazione di bacini artificiali. In ogni caso, la vegetazione rappresenta sempre l’espressione di sintesi del quadro paesaggistico ed essa registra, nel tempo, tali variazioni, a volte compensando i diversi effetti. Vi sono, tuttavia, elementi così chiari e ben documentabili che non necessitano di ulteriori specificazioni.
Da un’economia prevalentemente agrosilvopastorale, di sussistenza, si è passati ad un’economia in cui l’agricoltura, ormai industrializzata, rappresenta una fonte di reddito per un numero molto limitato di famiglie (in provincia, addirittura, sotto il 3%!). Anche nelle frazioni pedemontane, il numero di aziende agricole attive (quasi esclusivamente dedicate all’allevamento di bovini da latte) è oggi molto limitato. La latteria turnaria di Arson, ad esempio, l’unica sopravvissuta in comune di Feltre, conta oggi 6 conferenti, rispetto alle decine degli anni ’70 e lavora una quantità di latte simile (4-5 quintali al giorno). A fronte di tale evidente cambiamento, il numero complessivo di bovini allevati si è ridotto, ma non di molto. Ciò significa, quindi, che è cambiata la dimensione media delle aziende. Questa è una premessa indispensabile in quanto si comprende come gli spazi prativi, ciò che è rilevabile sia dal catasto che da raccolte fotografiche, siano stati sensibilmente ridotti. Ciò si è quindi verificato in un periodo di tempo non superiore a 50 anni. Il fenomeno è generalizzato in tutto il territorio comunale con la sola eccezione del settore di fondovalle, in cui i cambiamenti interessano soprattutto l’espansione di aree urbanizzate.
La conoscenza delle specie consente inoltre di verificare la preesistenza di lembi prativi anche in siti attualmente occupati dal bosco. Il fenomeno dell’abbandono dei prati è certamente il più vistoso e il più impattante a livello paesaggistico ma non è l’unico. Il taglio del bosco ceduo avviene oggi con criteri differenti, nonostante le sovvenzioni concesse dal PSR per il miglioramento boschivo. I numerosissimi sentieri boschivi (conseguenza anche della frammentazione della proprietà) sono oggi quasi sempre invasi da arbusti e da rovi. Il taglio, eseguito con motoseghe e la necessità di nuovi spazi per il carico, comporta maggiori impatti. Solo nei boschi invecchiati, da tempo non ceduati (assenza dei proprietari, oppure proprietà rimaste indivise) si osserva una qualità ecologica decorosa. Il degrado di boschi cedui nella fascia submontana è localmente accentuato e si potrebbero evidenziare degli opportuni indicatori ecologici di tale situazione (presenza di specie esotiche, con ingresso di robinia in particolare, estensione delle macchie di rovi, presenza di specie nitrofile o legate al calpestio, eccessivo riscoppio di polloni, matricine troppo esili, ecc.) Un altro segnale dei cambiamenti intercorsi nell’ultimo cinquantennio è quello relativo ai rimboschimenti. Aree prative di pregio (si pensi alla zona di Grum, di Lusa, ma il fenomeno è esteso all’intero territorio) sono state rimboschite con abete rosso, larice o anche con essenze esotiche (douglasia, Pinus strobus, ecc.). Il fenomeno dell’abbandono delle majolère (ma in alcuni casi anche di nuclei stabilmente abitati), ha prodotto un evidente degrado del patrimonio edilizio. Oggi si notano costruzioni ridotte a ruderi e, sovente, circondate da rimboschimenti. Questo fenomeno può rappresentare l’espressione più evidente del cambiamento del tessuto economico e sociale. Un censimento puntuale (che è stato fatto per l’area del Parco, ad esempio), rileverebbe sicuramente numeri molto importanti. Soltanto nell’ultimo decennio si inizia ad apprezzare una lieve inversione di tendenza, con qualche erede che ha recuperato la casèra, rendendola idonea a trascorrere fine settimana o periodi di vacanza. Nei dintorni egli mantiene pulito il prato e svolge piccole opere di manutenzione, comunque preziose. Con adeguate prescrizioni per evitare proliferazione di strade, poi costose da mantenere in efficienza, tale soluzione interna può contribuire ad una maggiore presenza umana e alla valorizzazione delle identità paesaggistiche. In altri casi si nota, invece, la tendenza ad acquisire queste casère per trascorrervi periodi di riposo, da parte di famiglie originarie della pianura, alla ricerca di luoghi più tranquilli e vivibili. Nell’ambito di una pianificazione urbanistica avanzata è dunque necessario evidenziare dei limiti precisi che evitino ripercussioni ecologiche irreversibili. Vi sono aree di scarsa qualità e già compromesse (ad esempio tra Foen e il Boscariz) in cui eventuali espansioni non creerebbero nuovi danni a livello biologico-naturalistico. Al contrario vi sono settori in cui sembra importante non solo porre dei limiti ma anche attivare processi di riconversione e recupero (Villabruna, Vellai, Campose, Fontane).
Un recupero dei prati arborati della fascia pedemontana potrebbe invece consentire la produzione di frutti di qualità, o di ortaggi. Tra le coltivazioni da incentivare, in un assetto del territorio equilibrato, potrebbero occupare un ruolo importante il fagiolo di Lamon, la noce feltrina, il castagno, le vecchie e tradizionali cultivar di mele (pom dal fèr, dalla rosetta, prussian, ecc.), pere. La zona dell’Aurin e di Dànega, a monte di Mugnai, è inoltre l’unica vocata per la vite. Purtroppo sono ancora numerosi i terreni incolti, abbandonati, ed anche la coltivazione del mais, indubbiamente utile per le aziende zootecniche, ha un forte impatto negativo a livello paesaggistico e determina un consumo di suolo eccessivo, peggiorando la qualità ecologica dell’agroecosistema locale. Le residue aree umide soffrono sia a causa dell’abbandono che per interventi che consistono in ulteriori drenaggi ed opere di bonifica. Per valore ambientale esse meritano, invece, attenzione e, possibilmente, un dettagliato censimento. Tutto ciò che interessa l’acqua, anche per esigenze idropotabili, dovrebbe avere un maggiore rispetto.
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3.4. IL PAESAGGIO AGRARIO
Il paesaggio si presenta come uno spazio grafico ed ecologico dotato di una sua peculiare strutturazione, ma sempre in costante trasformazione.
La superficie delle coperture forestali nel territorio del Comune di Feltre è aumentata, prevalentemente in conseguenza dell’abbandono delle tradizionali attività agricole. La trasformazione del paesaggio è diffusa e avviene nel senso di una maggiore naturalità di aree che avevano subito un’antropizzazione agricola. D’altro canto si osserva una intensificazione dell’antropizzazione di tipo urbano e industriale lungo alcune direttrici preferenziali, quali le strade.
Il paesaggio non può essere valutato solo esteticamente, ma fa parte dell'ecosistema di un'area territoriale.
Notevole rilievo per definire detta identificazione assumono le caratteristiche del settore agricolo e le sue possibili tendenze evolutive, principalmente legate alla presenza dell'uomo a salvaguardia dell'ambiente.
I fattori che influiscono sulle trasformazioni del paesaggio agrario sono numerosi ed hanno "pesi" diversi:
· la situazione socio-economica;
· i caratteri strutturali delle aziende agricole;
· gli insediamenti e le infrastrutture;
· la tecnologia.
I fattori caratterizzanti il paesaggio e soggetti a mutamenti più lenti sono:
· l'assetto infrastrutturale ed insediativo;
· le alberature e la vegetazione arborea.
L'alternanza di prati e campi, suddivisi da siepi e filari di vigna, la presenza di boschi lungo i corsi d'acqua e i versanti più ripidi sono elementi tipici del paesaggio collinare della Val Belluna e caratteristici di un'economia agricola ormai in via di estinzione, sopravvissuta soprattutto grazie all'attaccamento alla terra dei Feltrini e all'opera di quanti, pur lavorando in altri settori, occupano il proprio tempo libero nella cura dei terreni.
Il paesaggio agrario tradizionale viene qualificato dalla disomogeneità colturale, dalla presenza di alberature, di elementi puntuali quali i vecchi roccoli, di fossi delimitati da siepi o siepi alberate, di strade campestri fiancheggiate da alberi, di piccoli nuclei alberati, nonché dagli elementi caratteristici propri dei vecchi centri aziendali.
Il paesaggio agrario attuale è una costruzione dell'uomo, nel quale ben poco rimane allo stato cosiddetto "naturale"; non per questo il risultato deve essere sempre considerato negativamente.
Sulla base di caratteristiche morfologiche ed ambientali in senso generale, il paesaggio del territorio comunale è caratterizzato dalla presenza dei seguenti ambiti:
· paesaggio montano vero e proprio, ove le emergenze floro-faunistiche hanno un notevole pregio; gli ambiti naturali sono caratterizzati da pendici rocciose e ghiaiose colonizzate da vegetazioni pioniere, alle quote elevate, a cui, a quote inferiori, seguono pascoli abbandonati ad eccezione di quelli del M. Tomatico, e a quote inferiori boschi di faggio e/o carpino alternati a limitati rimboschimenti con abete rosso e con faggio (settore Nord e Sud del Comune – Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il Monte Tomatico );
· paesaggio agrario della zona collinare, ove si nota un più incisivo intervento umano sul territorio e tuttavia l'edificazione rimane per lo più concentrata nei pressi dei vecchi centri rurali; la tormentata morfologia e l'utilizzo agricolo, ancora legato a canoni piuttosto tradizionali di coltivazione, garantiscono una grande varietà del paesaggio e una notevole qualità ambientale (Arson, Lamen, Vignui, Pren e Lamen, Cart con le sue carpenade, Tomo e Villaga, oltre alle zone agrarie di Vellai e Lipoi);
· paesaggio dei boschi della zona collinare di Villabruna, dei boschi mesofili di carpino nero del M.Telva e del M.Miesna, dei carpineti di Villabruna e dei castagneti di Altin e Vignui;
· paesaggio agrario pianeggiante di Foen e Villabruna e della fascia periurbana di Feltre;
· paesaggio dei campi aperti coltivati a seminativo in cui sono assunti elementi qualificanti di interruzione della monotonia paesaggistica, quali la piana di Villapaiera e parte della piana di Mugnai; le aree pianeggianti sono in parte occupate dalla zona industriale e da insediamenti del settore secondario e terziario e dal punto di vista paesaggistico risentono maggiormente di queste attività; in contrasto con l’area di Villapaiera vi è quella delle Campose, con il caratteristico sistema di marcite, delimitata ad Ovest dai boschetti ripariali del F. Sonna;
· paesaggio agrario della vite, zona alla base del M.Aurin, in cui si contrappongono le superfici in parte terrazzate e ancor oggi coltivate alle aree abbandonate e in parte invase dalla robinia;
· paesaggio fluviale caratterizzato dalle piane alluvionali recenti, tra cui si evidenziano: alcuni tratti dei T. Caorame, Sonna e Stien per i boschi ripariali di interesse naturalistico, l’ampia superficie del Piave con i paesaggi tipici delle ghiaie fluviali e della golena ove è istituita la Riserva del Vincheto di Celarda e le superfici ghiaiose del T. Stizzon a ridotta valenza paesaggistica.
Le aree montane ricadenti nella zona Sud e Nord del territorio comunale sono incise da numerosi torrenti, alcuni fortemente incassati.
Nel paesaggio rurale trovano un ruolo non secondario i giardini delle residenze ubicate in territorio agricolo.
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3.5. IL PAESAGGIO STORICO
Unitarietà fisica e storica del territorio soggetto a tutela (vincolo paesaggistico)
Il perimetro del territorio soggetto a tutela delimita, all’interno del fondovalle, un insieme paesaggistico fisicamente ben delimitato. A partire dall’estremità occidentale e procedendo in senso orario si incontrano il rilievo del Monte Aurin con il crinale a nord di Mugnai, gli impluvi dei torrenti Colmeda e Rernuglia, le prime pendici delle Vette Feltrine, confine del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il corso del torrente Caorame, un tratto del fiume Piave ed i Torrenti Sonna e Stizzon. La conca così definita può essere visivamente percepita da molti punti di vista tra cui quelli privilegiati del colle delle Capre - su cui sorge la città ed il castello - e degli insediamenti storici minori che sorgono nella fascia collinare. Questa particolare situazione morfologica consente l’intersecarsi ed il sovrapporsi di varie e suggestive visioni panoramiche la cui rilevanza paesaggistica è ben testimoniata anche in epoca storica.
Per documentare l’unitarietà paesaggistica della conca feltrina risulta molto efficace lo straordinario documento iconografico rappresentato dalla veduta della città e del suo territorio dipinto nella. seconda metà del seicento da Domenico Falce e conservato presso il Museo Civico. Il grande quadro fornisce una rappresentazione della città e del contesto paesaggistico in cui essa si colloca e codifica nel contempo il punto di vista e di rappresentazione unitaria della conca feltrino: da sud verso nord sullo sfondo delle montagne.
Tratti fisionomici del paesaggio
In questo quadro si possono individuare come primo sintetico approccio al territorio del Comune di Feltre tre principali “categorie paesaggistiche”:
La città di Feltre, intesa non solo come il centro storico edificato sul colle ma come l’insieme dell’edilizia storica e dei lacerti — ancora non edificati — di quello che era il contesto ambientale della città antica. Particolare importanza assume in questa lettura il sistema dei borghi in espansione oltre le mura (Ognissanti, Sant’Avvocato, Tezze) con i corsi d’acqua (Uniera, Colmeda, Aurich) e gli elementi naturali che debbono ritrovare il loro equilibrio ed il loro colloquio con la città storica.
Le colline, la maggior parte dei nuclei frazionali che costellano il territorio sono localizzati a ridosso di basse colline o di modesti rilievi prealpini (Telva e Miesna) e conservano, più o meno intatte, le caratteristiche edilizie tradizionali dei borghi rurali. Molti di questi insediamenti — in particolare Tomo, Cart, Grun, Umin, Vellai, Zermen, Villaga — conservano ancora pressoché inalterato il rapporto tra insediamento tradizionale e paesaggio agrario, mentre in tutti gli altri sono presenti edifici di tipologia tradizionale storica di rilevante interesse. Alcuni di questi insediamenti (Mugnai, Villabruna, Foen) sono stati oggetto di un forte sviluppo edilizio che ha avuto come diretta conseguenza la perdita del limite o la rottura del rapporto tra costruito e contesto ambientale. In altri casi (Nemeggio e Villapaiera) lo stesso problema della perdita del limite si pone non nei confronti dell’edilizia residenziale ma degli insediamenti industriali.
Le pendici delle Vette Feltrine, quest’area comprende i cinque nuclei rurali (Arson, Lasen, Vignui, Pren, Lamen) collocati a nord del territorio comunale -posti tutti attorno ad una quota di circa 500/600 metri — e che hanno sempre avuto storicamente un forte rapporto con la montagna. Il paesaggio in quest’area, rispetto alle colline, è complessivamente più aspro e boscoso ed è importante notare come il limite di passaggio tra le due aree coincida con i pianori in cui sorgono gli insediamenti di Pren e Vignui. La presenza del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi — di cui queste frazioni costituiscono a tutti gli effetti le “porte di accesso” offre una notevole possibilità di sviluppo turistico che deve però confrontarsi con l’esigenza di conservare il particolare contesto ambientale fatto di insediamenti storici, aree coltivate, prati e boschi.
Emergenze paesaggistiche e storiche
Sarebbe lungo elencare tutti quei contesti emergenti che, per un motivo o per l’altro, si rilevano anche ad un sommario esame del territorio di Feltre. Praticamente tutti i nuclei frazionali sparsi per il territorio conservano testimonianze storiche che rivestono anche valore paesaggistico. Schematicamente queste categorie di beni sono così riassumibili:
· luoghi di culto - tutti di antico impianto - e caratterizzati, il più delle volte, da emergenze storico - artistiche, oltre che da un ruolo di aggregazione del tessuto edilizio dei centri minori,
· ville padronali (XVI — XIX secolo) diffusa testimonianza sul territorio della “civiltà di villa” propria della cultura veneta, sia pure con le dovute differenze dimensionali determinate dalle condizioni ambientali e climatiche della zona,
· edilizia minore e rurale di cui sopravvivono numerosi esempi caratteristici delle più diffuse tipologie.
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3.6. TENDENZE INDICAZIONI E SCENARI
3.6.1 Il sistema socioeconomico
Prova in laboratorio
Queste riflessioni e interpretazioni statistiche finalizzate alla costruzione di scenari futuri utili alla progettazione e al dimensionamento del P.A.T. di Feltre costituiscono il tentativo di delineare i possibili assetti futuri in assenza di sostanziali fattori di discontinuità e/o di rottura delle tendenze in atto. Rappresentano cioè il quadro probabile che tra 10 anni caratterizzerà Feltre se non interverrà nulla per modificarlo.
Sappiamo che questa è una “ prova di laboratorio” e che lo stesso piano regolatore, con gli obiettivi che vorrà darsi, rappresenta un fattore che, con la sua capacità di offerta potrà modificare.
Previsioni demografiche
Se proiettiamo in modo lineare le serie storiche della popolazione totale e delle famiglie degli ultimi 10 anni (dal 1993 al 2003) si perviene per il 2015 a 19.467 persone e a 9.235 famiglie (con una dimensione media di 2,1 componenti).
Tenendo conto che i saldi totali negativi della dinamica demografica degli ultimi anni sono il risultato di andamenti diversi delle sue due componenti, quella naturale e quella migratoria, si è elaborata una proiezione per componenti della popolazione.
I saldi naturali risultano così fortemente negativi mentre quelli migratori costantemente positivi, portando la popolazione nel 2015 a 24.879 persone e 11.854 famiglie, con una dimensione media prevista di 2,1 componenti per nucleo.
Si è quindi proceduto a correggere il trend di sviluppo delle due componenti ipotizzando che tendessero a zero per fine periodo. Secondo questa ipotesi la proiezione per componenti perviene a 21.255 abitanti e, considerando sempre una dimensione dei nuclei familiari pari a 2,1, a 10.127 famiglie.
Scenari di sviluppo economico
Il primo dato su cui conviene porre attenzione è costituito dalla costante crescita del numero di unità locali e di addetti nel settore dei servizi. Le prime, secondo i dati del censimento del 2001 hanno oltrepassato le 630 unità, mentre i secondi sono pari a 1879 unità, con una crescita nell’ultimo decennio rispettivamente del 18,1% e del 22,4%.
Le variazioni in termini percentuali degli ultimi dieci anni evidenziano una redistribuzione di unità locali e addetti .
Mentre gli addetti aumentano anche se in maniera diversa nei vari settori, si registra un decremento delle unità locali industriali particolarmente marcato nell’ultimo quinquennio. Nel settore del commercio la situazione si presenta particolarmente critica: la quota di unità locali subisce un primo decremento nel primo quinquennio per poi aumentare negli ultimi cinque anni. Nell’ultimo periodo contrariamente agli altri settori anche gli addetti calano.
Da un lato si ritiene verosimile che anche nei prossimi anni il settore delle costruzioni e alcuni settori manifatturieri continuino a impiegare una quota rilevante della manodopera presente andando a stabilizzarsi sia in termini di addetti che di unità locali. Dall’altro sembra poter proseguire la crescita di alcuni settori del terziario, tra cui ad esempio il settore turistico/ricettivo e le attività ad esso connesse, mentre per il commercio i processi in atto registrano profonde ristrutturazioni nel settore con conseguenze sia sull’assetto delle aziende che soprattutto degli addetti impiegati.
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3.6.2 Carta delle penalità
La carta delle Penalità ha lo scopo di fornire delle indicazioni circa l’idoneità dei terreni alla realizzazione di opere antropiche, in relazione ad uno sviluppo di tipo sostenibile, ai fini di una corretta gestione territoriale. La suddivisione del territorio comunale in 3 classi di penalità, è stata operata sulla base di criteri topografici, litologici, idrogeologici e di stabilità.
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3.6.2.1 Criteri per la valutazione
CRITERIO TOPOGRAFICO
La ripartizione dei terreni nelle tre classi di penalità è stata operata innanzitutto sulla base della pendenza dei terreni:
(0 - 15% - classe I; 15 - 35% - classe II; > 35% - classe III)
E’ stata inoltre istituita una fascia di sicurezza per i terreni nei pressi delle scarpate: vengono fatti rientrare nella classe III a maggiore penalità, oltre alla scarpata stessa, i terreni fino a distanza di 8-10 metri dalla scarpata stessa.
CRITERIO LITOLOGICO
La composizione dei terreni e di conseguenza, le caratteristiche geotecniche degli stessi, hanno permesso di determinare la seguente ripartizione:
· Classe 1^: dolomia principale, calcari grigi, formazione di igne, calcare del vajont, rosso ammonitico inferiore, formazione di fonzaso, rosso ammonitico superiore, biancone, calcare bioclastico di pedavena (ovest), glauconia di Belluno, complesso arenaceo marnoso di Vignui, morenico, alluvioni antiche.
· Classe 2^: scaglia variegata, scaglia rossa, flysch di Belluno (est), arenaria di Altin, alluvioni recenti grosolane.
· Classe 3^: marne cinerine a orizzonti bioclastici del t.Colmeda (ovest), marne a pericosmus, complesso arenaceo glauconitico del colle della Croce, marne e siltiti arenacee, marne siltose finemente arenacee, alluvioni recenti fini.
CRITERIO IDROGEOLOGICO
La rete idrica del territorio feltrino è assai complessa e regolata da una serie di fattori sia naturali che artificiali. Ai fini della cata della penalità è stata vincolata completamente e quindi inserita nella classe a maggiore penalità la fascia di rispetto dei fiumi fino ad una distanza di 10 metri circa dall’alveo; nella medesima categoria sono state inserite anche le aree soggette a frequenti innondazioni. Nella ripartizione dei terreni tra le varie classi di penalità, si fa riferimento anche alle caratteristiche idrauliche intrinseche dei terreni stessi, in particolare alla permeabilità.
CRITERIO DI STABILITA’
La stabilità di un pendio, sia esso naturale che artificiale, è legata ad un sistema di forze che generano una serie di tensioni interne al terreno, superiori a quelle ammissibili, che possono indurre movimenti di massa di notevole entità.
Allo scopo di evitare che si verifichino situazioni estremamente disastrose, un ruolo fondamentale ha avuto la valutazione della stabilità del territorio comunale, in relazione alla presenza/assenza di frane e valanghe, di smottamenti antichi o recenti e di qualsiasi altra forma di instabilità dei terreni che possa essere considerata come rischio presente o futuro. Sono inseriti, nella fascia maggiormente penalizzata, quei terreni con elevato fattore di rischio, in particolare sedi di frane e di smottamenti attivi o facilmente attivabili.
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3.6.2.2 Classi di penalità
CLASSE DI PENALITA’ I -TERRENI IDONEI
Rientrano in questa categoria i terreni ritenuti idonei a sostenere opere antropiche di varia natura. Le ottime caratteristiche geotecniche, la bassa o nulla pendenza, compresa tra 0 – 20%, le ottime caratteristiche idrogeologiche e l’assenza di instabilità recenti o passate fa si che questa tipolgia di terreni possa essere ricondotta nella prima classe di penalità, ossia quella con assenza di vincoli.
CLASSE DI PENALITA’ II - TERRENI IDONEI A CONDIZIONE
Compresi in questa categoria vi sono quei terreni la cui pendenza è compresa in un range che va da 20 a 35%, con caratteristiche litologiche e geotecniche da medie a buone, con caratteristiche idrogeologiche abbastanza buone o eventualmente con problemi connessi ad eventi meteorologici eccezionali (periodo di piovosità prolungato oltre le medie stagionali,…); la stabilità dell’area non risulta compromessa se non superficialmente, dalla presenza di movimenti franosi di limitata entità. L’idoneità all’utilizzo dell’area è soggetta a verifiche specifiche circa la qualità dei terreni, mediante indagini geognostiche, prove di stabilità ed eventualmente realizzazione di opere preventive di stabilizzazione dei terreni.
CLASSE DI PENALITA’ III -TERRENI NON IDONEI
Sono compresi in questo raggruppamento i terreni, il cui utilizzo ai fini edificatori è precluso a condizione di interventi di consolidamento sostanziali sia per le opere da eseguire che, qualora la situazione lo richieda, nell’area circostante all’area di intervento. I terreni ivi inclusi sono caratterizzati da una pendenza elevata (>35%) e/o con valori dei parametri geotecnici considerati sfavorevoli alla realizzazione di opere antropiche e/o in situazioni di stabilità del pendio giudicate sfavorevoli. In queste circostanze è necessario, prima di procedere allo studio dell’opera, eseguire i progetti degli interventi volti al consolidamento ed alla stabilizzazione dell’area. Solo una volta attuati questi interventi significativi e/o radicali l’area potrà essere sede di un insediamento abitativo. Ricadono in questa classe anche le zone soggette, sotto l’aspetto idrogeologico, ad esondazioni frequenti, con falda superficiale o innalzamenti repentini della stessa, ovvero possibilità di allagamenti; rientrano in tale classe, infine, le zone con presenza di frane e/o smottamenti potenziali o attivi. Sono consentiti interventi edificatori solo successivamente ad opere per la messa in sicurezza dell’area, intesa non solo come area di intervento ma allargata a tutto l’intorno che possa risentire degli effetti dell’intervento edificatorio. A tal proposito, prima di procedere all’intervento edificatorio, dovranno essere progettati ed effettuati tutti gli interventi relativi al consolidamento dell’esistente o alla stabilizzazione dei dissesto in atto.
CLASSE DI PENALITA’ IV -TERRENI IN AREA P.N.D.B.:
Si tratta di terreni che sono inclusi all’interno dei confini del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e, in quanto tali soggetti a vincoli prestabiliti. Si tratta quindi di zone montuose in cui è permessa la sola ristrutturazione di edifici preesistenti e ad utilizzo saltuario (malghe utilizzate durante il periodo estivo per il pascolo del bestiame, rifugi e/o bivacchi, ecc.).
In particolare l’area del comune di Feltre non è interessata da aree di grande dissesto anche se presenta casistiche molto varie e specifiche. Dal punto di vista litologico tutti i terreni mesozoici fino Terziario in particolare all’ Eocene (Flysch di Belluno) hanno caratteristiche tali da non costituire problemi per qualsiasi tipo di edificazione. A partire dal Eocene i terreni sono rappresentati da arenarie e marne e pertanto è necessaria un’accurata valutazione anche degli altri parametri sopra riportati per una valutazione globale in termini di edificabilità. Anche il morenico e l’alluvionale possono spesso evidenziare corpi canalizzati che in condizioni specifiche richiedono un’analisi accurata. Dal punto di vista idrogeologico oltre ad un pericolo diffuso, legato solo a periodi di intense precipitazioni a causa di ruscellamenti spesso incontrollati imputabili alla mancanza di manutenzione degli stessi ed ad interventi antropici non appropriati o alla mancanza completa di interventi di regimazione (Vedi Lasen – Villabruna Loc fosse – Cellarda ……) l’area che desta più preoccupazioni è la piana di Mugnai in quanto in questa vasta area ad elevata densità abitativa durante periodi di forti precipitazioni si manifestarono frequenti allagamenti. Nella carta delle penalità è stata indicata un’area ricavata dai dati di piena del 27 novembre 2002 ove è assolutamente interdetta l’edificabilità. Per il resto della frazione è necessario seguire le disposizioni comunali che dispongono di non effettuare interrati, che possano sbarrare il deflusso della falda, di impostare la quota di fondazione circa 30¬50 centimetri sopra il piano campagna attuale, di effettuare fondazioni su platea e soprattutto di mantenere attivi e manutenzionati i numerosi fossi presenti nell’area della Frazione. Le problematiche di Mugnai sono imputabili al torrente Stizzon che all’uscita della valle di Seren, durante i periodi di piena, si infiltra nello spesso materasso alluvionale nei pressi di S.ta Lucia, innalza rapidamente il livello di falda a Mugnai per poi defluire lungo il Rio Musil. Probabilmente questo era, in antichità, il corso naturale dello Stizzon durante i periodi di piena. Ora permane una corrente di subalveo che genera diffusi e allagamenti se non vengono mantenute attive le vie di deflusso superficiali nell’area di emersione delle acque. In alternativa dovrà essere preso in seria considerazione un progetto di impermeabilizzazione dell’ argine sinistro dello Stizzon e il suo sghiaiamento fino al ponte di Tomo ridando al fiume la sua pendenza naturale.
Un’altra problematica associata alla carta della penalità è l’area industriale Peschiera. Qui i sondaggi hanno rilevato la presenza fino a profondità superiori ai 30 metri di terreni a granulometria fine. Solo superficialmente si ha un sottile strato di alluvioni grossolane. L’area per il criterio litologico (alluvioni recenti fini III) ricade nella classe di penalità III e qui se verranno fatti interventi edificatori dovranno essere corredati da indagini specifiche e da consolidamente appropriati.
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3.6.2.3 Classi di compatibilità geologica ai fini edificatori
Sulla base della classificazione dei terreni effettuata dal geologo (come descritto nel paragrafo precedente), ai fini della redazione della Carta della fragilità territoriale (tav. 3), in adeguamento alle indicazioni della Regione Veneto – servizio Geologia, al fine di uniformare le informazioni alle normative vigenti, sono state identificate le seguenti categorie:
Classe di compatibilità I – Terreni idonei
Terreni ritenuti idonei a sostenere opere antropiche di varia natura senza alcun vincolo grazie alle ottime caratteristiche geotecniche, alla bassa o nulla pendenza, alle ottime caratteristiche idrogeologiche ed alla assenza di instabilità recenti o passate.
Classe di compatibilità II – Terreni idonei a condizione
Terreni la cui pendenza è compresa in un range che va da 20 a 35% con caratteristiche litologiche e geotecniche da medie a buone, con caratteristiche idrogeologiche abbastanza buone o eventualmente con problemi connessi ad eventi metereologici eccezionali; la stabilità dell’area non risulta compromessa, se non superficialmente, dalla presenza di movimenti franosi di limitata entità. Questa classe comprende anche terreni il cui utilizzo ai fini edificatori è subordinato alla realizzazione di interventi di consolidamento sostanziali. Si tratta di terreni caratterizzati da una pendenza elevata e/o con valori dei parametri geotecnici considerati sfavorevoli alla realizzazione di opere antropiche e/o in condizioni di stabilità del pendio giudicate sfavorevoli.
Classe di compatibilità III – Terreni non idonei
Si tratta di terreni che sono inclusi all’interno dei confini del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, soggetti in quanto tali a vincoli prestabiliti. Si tratta quindi di zone montuose in cui è permessa la sola ristrutturazione di edifici preesistenti e ad utilizzo saltuario (malghe utilizzate durante il periodo estivo per il pascolo del bestiame, rifugi e/o bivacchi, etc.).
Come si evince dalla descrizione delle classi di compatibilità, le classi di penalità II e III sono state accorpate nella Classe di compatibilità II in adempimento alle prescrizioni regionali.
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3.6.3 Linee guida finalizzate alla conservazione e valorizzazione, degli ambiti di pregio paesaggistico-ambientali
Settore dolomitico nel Parco Nazionale
Il Parco ha già un Piano regolarmente approvato dalle autorità regionali. In linea teorica, quindi, fornire ulteriori indicazioni potrebbe apparire superfluo. Oggettivamente l’attuale livello di vulnerabilità è basso; tuttavia si dovrebbe dar seguito ai progetti speciali inerenti la selvicoltura e i prati-pascoli (malga modello). Finora essi sono rimasti sostanzialmente inapplicati. L’identificazione di riserve forestali naturali è rimasta un auspicio, al pari degli obiettivi di miglioramento e rinaturalizzazione. Soprattutto nei boschi gestiti dall’ex ASFD, rientranti in Riserve Naturali, ad esempio quello di Ramezza, alcuni interventi migliorativi sarebbero auspicabili. A maggior ragione, per quanto concerne gli ambiti prativi sarebbe necessario attivare finalmente, per alcune aree ben indicate (tra queste anche il Monte Grave) interventi di falciatura con asporto per favorire conservazione di habitat che sono stati originati proprio dalle tradizionali attività agronomiche, oggi superate. Il Parco risulta aggiudicatario di un finanziamento Life Natura (bando 2002, con inizio attività a fine 2003) nel quale sono previste azioni di ripristino e di miglioramento delle superfici prative e tra queste anche il Monte Grave. Essendovi proprietà private si dovrà prima acquisire il consenso dei legittimi possessori.
Settore submontano, in prossimità dei confini del Parco, e delle colline terziarie
Le indicazioni scaturite dalla pianificazione del Parco, almeno per la zona C a destinazione agrosilvopastorale, dovrebbero valere anche per questa fascia che ne è l’ideale anticamera e include le principali vie di accesso. Per quanto concerne i nuclei abitati, frazioni, località e singoli edifici, dovrebbero pur valere le indicazioni generali stabilite per la zona D di promozione economica e sociale. Quest’area è attualmente quella di maggior valore paesistico e conserva elevati livelli di biodiversità che derivano, spesso, da tradizionali usi del suolo che, negli ultimi 50 anni hanno subito le profonde modifiche suaccennate. Le linee guida di carattere generale prevedono una marcata attenzione per la risorsa acqua e per le zone umide. I boschi possono essere migliorati, soprattutto in qualità, attraverso gestioni più consone al rispetto della funzionalità ecologica piuttosto che ispirate al prelievo di legna da ardere condotto senza rispetto di regole che tendano ad assicurare la durevolezza della risorsa. In questo settore sembra opportuno concentrare attenzioni e risorse verso il ripristino dei sistemi prativi che, a livello paesaggistico non meno che naturalistico, sembrano più fragili e sono stati sensibilmente ridotti negli ultimi decenni, oltre che peggiorati qualitativamente per le diverse modalità di sfalcio e concimazione. Per la tutela della biodiversità sarebbe fondamentale la prosecuzione di un’agricoltura di tipo non intensivo, tradizionale, che venga condotta dai proprietari, anche part-time o dopolavoro, piuttosto che un fenomeno di concentrazione in aziende di maggiori dimensioni che difficilmente possono avere interesse a una cura dell’ambiente per motivi paesaggistici a meno che questo non comporti una consistente remunerazione. Tra le cause dello spopolamento di alcune frazioni vi è stata l’impossibilità di adeguare alle nuove esigenze la casa natia, ciò che ha indotto all’emigrazione dalla periferia verso i centri di fondovalle. In questa fascia vi sono valori che meritano di essere conservati anche per finalità naturalistiche e non solo estetiche: ad esempio i muri a secco, i terrazzamenti, i viottoli alberati, le siepi divisorie, le modeste pozze utilizzate per l’abbeverata, sempre ricche di anfibi e fauna invertebrata. Da quanto si è potuto stabilire attraverso specifici rilievi fitosociologici, la concimazione a letame è nettamente da preferire rispetto a quella a liquame, che riduce sensibilmente il numero delle specie di flora vascolare.
Fondovalle
Si tratta del settore più vulnerabile e soggetto alle maggiori pressioni. L’espansione urbanistica (e infrastrutturale) va contenuta e razionalizzata al fine di non perdere altri preziosi lembi di territorio prossimo-naturale. Attualmente esistono estesi sistemi di incolti a bassa qualità ecologica potenzialmente in grado di assorbire nuove edificazioni senza compromettere la qualità e la funzionalità del sistema ecologico. Esistono, tuttavia, aree intaccate e parzialmente degradate per le quali sarebbero auspicabili interventi di riqualificazione. La piana tra Villapaiera, Anzù e Celarda e la zona di Vellai-Casonetto-Zermen sono solo esemplificative. Al contrario che nella fascia collinare e submontana, dove la conservazione del prato tradizionalmente falciato può rappresentare l’obiettivo di riferimento, in questo settore la riqualificazione del boschetto planiziale può diventare l’obiettivo centrale di un programma teso ad assicurare un minimo di continuità nei sistemi ecologici. La densità di infrastrutture crea infatti barriere difficilmente superabili se non a caro prezzo. Nella piana Anzù-Villapaiera, dove sorge l’area industriale, per la quale esistono anche progetti di espansione, passa un canale ENEL che a suo tempo ha determinato la moria di numerosi ungulati, è attraversata dal metanodotto e si pensa alla zona dei Collesei, di sempre apprezzabile valenza naturalistica e geomorfologica, quale sito possibile per discariche di inerti. Si tratta di situazioni di fatto che è difficile sostenere possano essere considerate compatibili con la conservazione della qualità ecologica. Parte di quest’area è un SIC e di ciò si dovrà tener conto. In questo settore, anche le zone umide, e non solo quelle di eccellenza già tutelate (almeno formalmente) meritano rispetto; esse sono sempre una spia della qualità complessiva del sistema ecologico.
Dal punto di vista faunistico, ma non solo, è molto importante che a fondovalle, settore assai vulnerabile in relazione alle pressioni in atto, venga mantenuta la connessione fra i diversi sistemi arborei lineari (lungo i corsi d’acqua, le strade, ecc.), anche se di apparente scarso interesse naturalistico, in quanto costituiscono preziosi corridoi faunistici oltre che siti di rifugio e di nidificazione per svariate specie animali.
Settore collinare e submontano con rilievi prealpini isolati (Miesna, Telva, Aurin)
In questo settore le indicazioni sono analoghe a quelle individuate per la fascia submontana confinante con l’area del Parco. Vi sono tuttavia alcune peculiarità. In primis l’obiettivo di tutela dei valori naturalistici, e quindi paesistici, dovrebbe essere quello di evitare l’evoluzione dei prati arido-steppici verso i cespuglieti. Lo sfalcio, sia pure episodico, è ancora il sistema migliore e, in ogni caso, il più sicuro. L’esperienza del pascolamento ovicaprino sarebbe infatti troppo rischiosa ed è noto che oggi essa viene praticata senza controllo da parte del pastore. È inoltre possibile che al mantenimento di questa situazione, in passato, abbiano contribuito gli incendi, eventi assolutamente da evitare. Anche il bosco ceduo svolge un ruolo importante. Esso va contenuto e meglio gestito e, in questo caso, si dovrebbero favorire le querce che mostrano qui una migliore potenzialità. Sui versanti a nord del Miesna vi sono anche boschetti di discreta fertilità che richiederebbero cure migliorative.
Monte Tomatico
In questo settore le indicazioni di carattere generale sono quelle già espresse per la fascia submontana delle frazioni alte prossime al Parco. In questo caso è molto più accentuata la vocazione forestale e i sistemi prativi occupano superfici ridotte (ma questa è un’ottima ragione per cercare di mantenerle e, al limite, potenziarle, per motivi faunistici, oltre che estetico-paesaggistici).
Per la zona a monte di Tomo e Villaga è altresì raccomandabile uno specifico intervento per il recupero e la valorizzazione del castagno. Il bosco occupa quasi tutta la superficie disponibile e si ha netta prevalenza di faggete. Qui come altrove si notano rimboschimenti con conifere che sarebbe preferibile eliminare gradualmente appena raggiunta la maturità per favorire la rinaturalizzazione, che non dovrebbe essere difficile. Gli ambienti rupestri e di forra, invece, dovrebbero essere lasciati il più possibile alla naturale evoluzione. La fascia pedemontana a monte della SS 348 Feltrina, fino ai confini di Quero, appare oggi disturbata, ma non essendovi emergenze vegetazionali, non richiederebbe interventi prescrittivi urgenti. Miglioramenti boschivi e recupero di superfici prative sarebbero comunque auspicabili anche in funzione della vocazione faunistica.
Ambiti fluviali
Un discorso a parte meritano le aree spondicole, ripariali, dei principali corsi d’acqua: Piave, nel non breve tratto tra il Vincheto e il confine con Quero, Caorame, al confine est del territorio comunale, Stien, Stizzon. Anche Colmeda e Sonna, oltre al Musil, meritano qualche considerazione.
Il Piave, non solo per la sua storia, è parte integrante del paesaggio veneto. Sono note le sue vicissitudini e il fatto che si tratti di un sistema molto artificializzato, caratterizzato da una serie di dighe e condotte che lo rendono molto più povero di acque. Ciò nonostante, negli ambiti fluviali, il recupero di naturalità, specialmente dopo eventi alluvionali, è tangibile più che altrove, e si verifica una sorta di continuo ringiovanimento. L’interesse biologico-naturalistico degli ecosistemi fluvio-ripariali è ben noto e documentato. Parte del settore è già inserito in area SIC ma le considerazioni di carattere ecologico e gestionale sono estrapolabili anche all’esterno. Il geosigmeto (insieme di comunità vegetali la cui distribuzione è determinata da fattori geomorfologici) delle aste fluviali e torrentizie maggiori comprende:
· formazioni erbacee pioniere delle ghiaie e delle sabbie (i consorzi a Calamagrostis pseudophragmites nelle situazioni migliori, e le erbe nitrofile del Bidention sui fanghi e limi in aree più disturbate);
· formazioni arbustive, quasi sempre rappresentate da consorzi a Salix eleagnos e Salix purpurea, spesso anche con olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides) che ben tollera periodi di aridità estiva. Più raramente, ma per questo meritano maggiore attenzione, compaiono nuclei con Myricaria germanica che danno un’impronta continentale. A volte tali formazioni sono miste con ontano bianco;
· formazioni arboree con salice bianco e pioppo nero, quali piante guida. Esse rappresentano uno stadio più evoluto in cui il livello della falda si mantiene superficiale. In condizioni di bosco ripariale meno dipendente dai fenomeni alluvionali (in questo caso solo le grandi piene raggiungono questo tipo), la vegetazione si avvicina a quella del climax con farnia e carpino bianco, sempre associati a frassino, olmo, ecc. Sul Piave tale sequenza, per effetto delle alterazioni antropiche e delle regimazioni idrauliche, è molto difficile da osservare ma comunque intuibile sulla base dei diversi frammenti e di quanto si nota nella riserva naturale del Vincheto. Una corretta gestione di tale importantissimo ecosistema dovrebbe contemplare la disciplina rigorosa dell’attività di cava, una netta distinzione tra i prelievi effettuati per motivi di sicurezza idraulica a carico di ambiti di greto, da quelli che interessano le zone golenali per le quali non sono giustificabili prelievi distruttivi che favorirebbero, inevitabilmente, la robinia e l’invasione di piante esotiche.
Il Caorame presenta una fascia ristretta di bosco di versante (quello di greto è trascurabile) con farnia e frassino (aspetti igrofili del Carpinion), senza scarpate aride di particolare pregio. La zona di confluenza verso il Piave meriterebbe, invece, di essere gestita in modo analogo al Vincheto.
Lo Stien presenta aspetti prossimo-naturali assai pregevoli nel Parco, a monte delle captazioni. Si tratta di una risorsa importante per l’acqua, ed anche per la pesca. Da evitare, qui come altrove, il disturbo eccessivo e l’attività di cava. I fiumi sono le più naturali vie di collegamento, assicurano continuità ecologica (corridoi faunistici notevoli) ma essi sono anche fragili e il livello di naturalità è inversamente proporzionale alla copertura di specie alloctone che trovano qui le vie preferenziali di espansione.
La situazione attuale relativa allo Stizzon è decisamente compromessa. Il torrente è spesso completamente secco e non sono stati identificati, lungo il suo percorso in comune di Feltre, ambiti naturalistici di pregio. I consorzi sono spesso degradati e interventi di recupero, sempre auspicabili, appaiono onerosi.
Sonna e Colmeda hanno conservato poco delle caratteristiche originarie di habitat fluviali. Meriterebbero, comunque, interventi di riqualificazione, almeno paesaggistica se non biologica, Il Musil, pur così ridotto, include ancora microhabitat di relativo pregio e, certamente, sono auspicabili attenzioni ed interventi di recupero per favorire gli aspetti a ontano nero e la permanenza di acque di risorgiva.
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3.6.4 Tutela del sistema agricolo
I problemi fondamentali dell'agricoltura sono i seguenti:
· invecchiamento della mano d'opera agricola;
· politiche nazionali e regionali carenti per indirizzi, previsioni e recepimento dell'evoluzione dei mercati;
· politiche di cooperazione regionale in ambito commerciale non rispondenti all'obiettivo prefissato;
· sviluppo urbanistico e infrastrutturale compromissori del settore;
· frazionamento e polverizzazione della proprietà fondiaria;
· aggravi burocratico - amministrativi;
· limitata diffusione di strutture cooperativistiche o associate per la commercializzazione e valorizzazione dei prodotti (marchi di qualità).
Le norme comunitarie riguardanti la salvaguardia ambientale, la sanità pubblica e il benessere degli animali costituiscono l’insieme dei criteri di gestione obbligatori contenuti in 18 atti legislativi comunitari.
Questi regolamenti risulteranno determinanti sull'evoluzione dello scenario agricolo locale.
L'importanza dell'agricoltura è ancora grande, non più in termini occupazionali ma in quelli produttivi e ambientali.
Il problema dell'agricoltura dell'area rientra in quello del "declino rurale", sostanzialmente basato su un esodo continuo.
Il processo correttivo deve fondarsi sulle iniziative e sui fabbisogni locali, valorizzando le potenzialità in loco, e deve essere graduale e flessibile. Esso richiede uno sforzo continuo basato sul raggiungimento dei seguenti obiettivi:
· mantenere le aziende dedite all'agricoltura, valorizzando produzioni di qualità;
· incoraggiare l'integrazione tra agricoltura ed altre attività economiche;
· fornire l'assistenza ed i servizi indispensabili ai coltivatori e alle popolazioni locali;
· promuovere e sostenere economicamente strutture collettive a servizio degli agricoltori, che pur avendo una limitata redditività assumono notevole importanza per l’economia agricola, quali ad esempio il macello, l’assistenza zootecnica specialistica, ecc.;
· promuovere produzioni di nicchia ad integrazione dei redditi ritraibili da addetti a part-time che con la propria attività marginale garantiscono la salvaguardia dell’ambiente;
· valorizzare l'ambiente naturale, anche ai fini di un graduale sviluppo del turismo su ciò basato;
· normare gli interventi edificatori nelle zone rurali, in ottemperanza alla L.R. n°11/2004, mediante una "disciplina" urbanistica che regoli l'intero territorio sovracomunale, al fine di evitare differenziazioni tra Comuni omogenei per risorse ambientali e territoriali, sia per le nuove edificazioni che per il recupero dell'esistente patrimonio edilizio rurale;
· promuovere iniziative di pubblicizzazione dei prodotti agricoli tipici e tradizionali, con fiere e mostre; un esempio positivo, e da ampliare, è la mostra mercato dei prodotti tipici del feltrino “L’antica fiera di San Martino” che si effettua nella 1ª decade di novembre;
· diffondere l’importanza della tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti alimentari, che a decorrere dal 1 gennaio 2005, come previsto dal Regolamento CE n. 178/2002, sono diventate obbligatorie.
Infine, pur in un momento di forte difficoltà generale nei consumi, l’importante ambito dei prodotti caseari tipici trova ancora ampi spazi nel mercato locale, proprio per la qualità e le caratteristiche tradizionali.
L'equilibrio ecologico della campagna tradizionale era nel recente passato conseguenza di un sistema economico e sociale complesso; attualmente l'agricoltura moderna tende a semplificare tali equilibri ed il paesaggio risulta appiattito.
Una rivitalizzazione del paesaggio rurale ha come obiettivo di interesse generale, quindi, anche la difesa dell'ambiente.
Le siepi e i filari costituiscono un sistema lineare che dovrebbe essere integrato da un sistema puntiforme, costituito da nuclei alberati con struttura simile in parte a quella delle siepi ed in parte a quella dei boschi. In complesso la struttura ecologica delle siepi nella sua forma più completa, cioè con parecchi piani di vegetazione, è molto simile a quella delle associazioni vegetali che costituiscono i margini dei boschi.
Importanza assume anche l'integrazione tra il paesaggio urbano e quello della campagna circostante, con maggiori valenze paesaggistiche, nonché l'interconnessione degli spazi verdi urbani.
Per realizzare l'interconnessione sono molto importanti da una parte le strutture naturali preesistenti (ad esempio gli ambiti verdi attorno ai corpi d'acqua) e dall'altra le strutture verdi derivanti dallo sviluppo storico della città.
I collegamenti verdi possono ad esempio congiungere tra loro gli spazi verdi più importanti, come parchi e giardini, appoggiandosi a linee già predisposte, naturali o artificiali (ad esempio canali); detti collegamenti possono contenere una o più corsie riservate a pedoni e ciclisti, affiancate da superfici a prato piantumate con alberi e cespugli al fine di rendere maggiormente fruibile il territorio comunale.
L’area protetta del settore dolomitico nel Parco Nazionale presenta un livello di vulnerabilità basso, mentre l’area submontana e delle colline terziarie è attualmente quella di maggior valore paesistico e conserva elevati livelli di biodiversità.
Le linee guida di carattere generale per la salvaguardia dovranno rivolgere attenzione anche alla risorsa acqua e alle zone umide.
Sarebbe auspicabile la prosecuzione di un’agricoltura di tipo non intensivo, tradizionale sostenuta da misure compensative edilizie o economiche.
L’area di fondovalle è la più vulnerabile ed è quella soggetta alle maggiori pressioni; in essa l’espansione urbanistica (e infrastrutturale) va razionalizzata al fine di non perdere altri preziosi lembi di territorio con valenza naturalistica. Attualmente esistono estesi sistemi di incolti a bassa qualità ecologica, potenzialmente in grado di assorbire nuove edificazioni senza compromettere la qualità e la funzionalità del sistema ecologico.
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1. IL QUADRO CONOSCITIVO
MATRICE ARIA
MATRICE CLIMA
MATRICE ACQUA
MATRICE SUOLO E SOTTOSUOLO
MATRICE FLORA E FAUNA
MATRICE BIODIVERSITÀ
MATRICE PAESAGGIO
MATRICE PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO
MATRICE SALUTE UMANA
MATRICE POPOLAZIONE
MATRICE BENI MATERIALI
MATRICE PIANIFICAZIONE E VINCOLI
ANALISI GEOLOGIA
ANALISI AGRONOMICA
ANALISI STORICA
ANALISI SOCIODEMOGRAFICA
ANALISI SULLA MOBILITA’
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ IDRAULICA
FORUM
3.1. L’ASSETTO SOCIOECONOMICO E TERRITORIALE
3.1.1 L’assetto territoriale
3.1.2 l’Assetto socioeconomico
3.1.3 L’assetto insediativo
3.2. L’ASSETTO GEOLOGICO
3.2.1 L’inquadramento geologico
3.2.2 L’ inquadramento fisiografico dell’area e cenni di climatologia
3.3. LE VALENZE NATURALISTICHE E PAESISTICHE
3.3.1 Le unità e le identità paesistiche
3.3.2 Le trasformazioni e le tendenze in atto
3.4. IL PAESAGGIO AGRARIO
3.5. IL PAESAGGIO STORICO
3.6. TENDENZE INDICAZIONI E SCENARI
3.6.1 Il sistema socioeconomico
3.6.2 Carta delle penalità
3.6.3 Linee guida finalizzate alla conservazione e valorizzazione, degli ambiti di pregio paesaggistico-ambientali
3.6.4 Tutela del sistema agricolo
1. IL QUADRO CONOSCITIVO
Il Quadro Conoscitivo, definito dalla L.R. 11/2004 all’art. 10 come “sistema integrato delle informazioni e dei dati necessari alla comprensione delle tematiche svolte dagli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica”, deve essere rapportato alle specifiche caratteristiche del territorio attraverso una lettura multidisciplinare che consenta di pervenire ad una valutazione critica nell’impiego dei dati, finalizzata a definire sia le “condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili” che le “condizioni di fragilità ambientale”.
La formazione del Quadro Conoscitivo deve intendersi come la costruzione di un catalogo delle informazioni associate alle competenze dei singoli attori della pianificazione, organizzato e sistematizzato al fine di documentare il complesso delle conoscenze territoriali disponibili ai diversi livelli. Si esplicita nelle sue forme e contenuti proponendo una lettura del territorio e delle sue componenti attraverso l’analisi delle seguenti tematiche, dette matrici:
· ARIA
· CLIMA
· ACQUA
· SUOLO E SOTTOSUOLO
· FLORA E FAUNA
· BIODIVERSITÀ
· PAESAGGIO
· PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO
· SALUTE UMANA
· POPOLAZIONE
· BENI MATERIALI
· PIANIFICAZIONE E VINCOLI
Le matrici dovranno essere analizzate attraverso l’esame dei tematismi che le compongono strutturati attraverso l’aggregazione delle relative informazioni contenute nelle specifiche banche dati.
Le basi informative così ottenute costituiscono inoltre la struttura del Sistema Informativo Territoriale del comune, fondamentale strumento necessario per l’elaborazione e l’aggiornamento dei dati conoscitivi relativi al territorio e all’ambiente.
L’elenco dei tematismi sviluppati per la formazione del Quadro Conoscitivo per il P.A.T. del Comune di Feltre è il seguente:
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MATRICE ARIA
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MATRICE CLIMA

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MATRICE ACQUA
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MATRICE SUOLO E SOTTOSUOLO

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MATRICE FLORA E FAUNA

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MATRICE BIODIVERSITÀ
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MATRICE PAESAGGIO
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MATRICE PATRIMONIO CULTURALE, ARCHITETTONICO, ARCHEOLOGICO
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MATRICE SALUTE UMANA
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MATRICE POPOLAZIONE
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MATRICE BENI MATERIALI

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MATRICE PIANIFICAZIONE E VINCOLI

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2. I CONTRIBUTI SPECIALISTICI PER IL P.A.T. ANALISI ED ELABORATI
Per l’elaborazione del P.A.T. sono stati redatti contributi specialistici nei vari settori di cui si riportano gli ambiti di analisi e gli elaborati:
ANALISI GEOLOGICA
· Carta Geologica (redatta in scala 1:15.000)
· Carta Geomorfologica (redatta in scala 1:15.000)
· Carta Idrogeologica (redatta in scala 1:15.000)
· Carta delle penalità (redatta in scala 1:15.000)
· Carta delle Invarianti di natura geologica, geomorfologia e idrogeologica)
· Relazione geologico – tecnica esplicativa e conclusiva per il P.R.G. di Feltre
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ANALISI AGRONOMICA
· Carta delle strutture primarie (redatta su base catastale in scala 1:10.000)
· Carta delle aziende agricole e delle strutture primarie (redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Carta dello spargimento liquami zootecnici (redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Carta dello spargimento liquami zootecnici – carichi di azoto(redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Ripartizione carico animale per ettaro (redatta su base CTR in scala 1:15.000)
· Carta della classificazione agronomica dei terreni (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Carta delle colture intensive e di pregio (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Carta dell’uso del suolo (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Carta della tutela degli investimenti e dell'integrità del territorio (redatta su base catastale in scala 1:5.000)
· Carta della classificazione socio-economica delle aziende agricole (redatta su base catastale in scala 1:10.000)
· Carta della redditività delle aziende agricole (redatta su base catastale in scala 1:10.000)
· Carta del paesaggio agrario (redatta su base planoaltimetrica in scala 1:10.000)
· Mappatura dei confini del bosco (su base planoaltimetrica al 2000 e al 1963)
· Relazione tecnico agronomica
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ANALISI STORICA
· Individuazione degli ambiti paesaggistici (in scala 1:20000)
· Ambito delle acque e delle pianure (in scala 1:10000)
· Ambito delle colline in ombra (in scala 1:10000)
· Ambito dell’altipiano (in scala 1:10000)
· Ambito delle colline al sole (in scala 1:10000)
· Analisi dei centri storici minori e delle località significative (in scala 1:2000 con riferimenti fotografici e testi)
· Le ville e gli ambiti di tutela - planimetria generale
· Le ville: analisi degli insediamenti
· La città storica: analisi del tessuto edilizio – planimetria generale
· La città storica: Analisi delle criticità nel tessuto edilizio (in scala 1:2000)
· Punti panoramici e coni visuali – tavola di inquadramento generale (in scala 1:20.000)
· I coni visuali storici verso la città antica
· I coni visuali storici dalla città verso il territorio
· I coni visuali storici verso il Santuario di San Vittore
· Ambiti di pregio e criticità paesaggistica a livello territoriale – tavola di inquadramento generale (in scala 1:20.000)
· Ambiti di pregio e criticità paesaggistica a livello territoriale – tavole di analisi
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ANALISI SOCIODEMOGRAFICA
· Analisi socioeconomiche e territoriali finalizzate alla redazione della variante al P.R.G. vigente di feltre
· Questionario delphy: i processi di crescita e sviluppo di Feltre
· Previsioni e scenari tendenziali
· Il turismo a Feltre
· Carta dell’offerta turistica (redatta in scala 1: 15.000)
· Indagine sulle tendenze localizzative delle aziende feltrine
· Feltre: dinamiche e scenari
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ANALISI SULLA MOBILITA’
· La ferrovia Feltre – Primolano
· Le piste ciclabili
· La risalita meccanica alla Cittadella
· La tangenziale sud
· La gronda nord
· Feltre nel contesto provinciale
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VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
· Relazione sullo stato di fatto dell’ambiente
· Censimento delle aziende
· Elaborati grafici:
- acqua
- acquedotti
- fognatura
- pressioni sul comparto aria
- rifiuti
- raccolta differenziata
- rumore
- campi elettromagnetici
Rapporto ambientale
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VALUTAZIONE DI COMPATIBILITÀ IDRAULICA
· Relazione illustrativa
· Carta della compatibilità idraulica (in scala 1:15.000)
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FORUM
· Direttive ed indirizzi del forum per il Piano di Assetto del Territorio (raccolta di tutti gli elaborati prodotti all’interno delle assemblee e delle commissioni)
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3. SINTESI DEI RISULTATI PRINCIPALI FINALIZZATI AL P.A.T.
3.1. L’ASSETTO SOCIOECONOMICO E TERRITORIALE
3.1.1 L’assetto territoriale
Il territorio comunale è situato nella zona Sud-occidentale della Provincia di Belluno e costituisce un importante nucleo infrastrutturale stradale e ferroviario, essendo anche, dopo il capoluogo provinciale, il secondo nucleo abitato della Provincia stessa; il capoluogo comunale si caratterizza per l'insediamento storico più antico arroccato sulle pendici di un colle, mentre i quartieri più moderni si sviluppano verso Nord. Gli insediamenti minori sorgono invece per lo più lungo la fascia pedemontana soleggiata situata nella parte settentrionale del comune.
L’ambito comunale si sviluppa (con direzione Sud‑Nord) nel fondovalle principale posto a quota variabile dai 370 m s.l.m. di Villabruna ai 230 m s.l.m. di Anzù contornato dalle montagne dolomitiche a Nord (vetta del Monte Ramezza m 2.229 s.l.m.) e dai rilievi prealpini a Sud con il M. Aurin (quota 745 m s.l.m.), il M. Telva (quota 561 m s.l.m.), il Monte Tomatico in evidenza con la quota di m 1.595 s.l.m. ed infine il M. Miesna (quota 774 m s.l.m.).
Il territorio comunale si colloca nella zona di transizione tra l'area dolomitica e quella prealpina, ha una superficie di 10.059 ettari e forma allungata irregolare, è caratterizzato dall’ampia superficie montuosa e collinare che rientra nell’area del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (della superficie totale di circa 77.500 ha).
I confini sono delimitati dai territori della Provincia di Trento a Nord, dei Comuni di Cesiomaggiore e Lentiai a Est, dei Comuni di Vas, Quero e Seren del Grappa a Sud e dei Comuni di Fonzaso, Pedavena e Sovramonte a Ovest.
Dal punto di vista orografico, la superficie comunale è suddivisibile in tre zone:
La fascia pedemontana a nord che culmina con la catena montuosa delle cime dolomitiche, tra le quali la più elevata è il Sass de Mura (quota m 2.550 s.l.m.); in tale area, che può essere in qualche modo ricondotta alla parte di territorio comunale che rientra nel perimetro del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il paesaggio è reso tipico dall’alternanza di pareti rocciose, conoidi detritici e ghiaie con prati-pascoli e formazioni forestali o arbustive. L’abbandono o la diminuzione delle attività alpicolturali tradizionali ha favorito in quest’ambito una veloce riconquista degli spazi da parte del bosco e quindi una diminuzione più o meno spiccata, a seconda delle zone, delle superfici erbacee. Avvicinandosi alla zona di pianura, i pendii e le colline che si trovano tra questa e le quote maggiori sono caratterizzati dall’alternarsi di aree con alta presenza di attività agricole, e quindi più o meno trasformate, e di altre più naturali. Nel complesso si tratta di aree con una alto grado di biodiversità in cui quindi non mancano elementi di pregio naturale ma anche storico-architettonico, per la presenza, tra gli altri, di edifici storici di particolare rilevanza, come le “ville venete”. In tale ambito sono inoltre particolarmente visibili i segni dell’intensa frequentazione antropica di un tempo, con la presenza di numerosi manufatti legati alla tradizione contadina e artigianale (calchere, carbonili, abbeveratoi, sentieri e mulattiere, ecc.) nonché quelli conseguenti all’abbandono colturale, cioè la presenza di neoformazioni vegetazionali, anche di specie esotiche.
La fascia intermedia di fondovalle, senza dubbio tra le maggiormente trasformate dalle attività antropiche, soprattutto in questi ultimi anni, con l’espansione delle zone residenziali e lo sviluppo di attività artigianali, commerciali e industriali. Tale fenomeno si è inevitabilmente tradotto in una semplificazione degli ecosistemi, con la diffusione di colture di basso pregio e di specie esotiche anche infestanti. Nell’ambito di tale trasformazione, negativa sia dal punto di vista ecologico che paesaggistico, permangono comunque alcuni habitat naturali o pseudonaturali, con boschetti e siepi o con zone umide favorevoli alla presenza di numerose specie animali e vegetali anche di notevole valore naturalistico.
La parte meridionale in cui la pianura lascia il posto, prima ai versanti prativi che circondano le località di Tomo e Villaga, quindi ai rilievi più propriamente detti del gruppo montuoso del Monte Tomatico (quota 1.595 m s.l.m.). In questa zona il valore paesaggistico è dato non solo dall’ambiente naturale in sé, caratterizzato dall’alternanza fra boschi, prati e siepi, ma anche dalla presenza di numerosi edifici di notevole pregio architettonico.
Numerosi sono i corsi d’acqua, tutti soggetti a captazioni, prelievi e regimazioni idrauliche. Il più importante, per lunghezza all’interno del comune e portata, è il F. Piave; gli altri sono il T. Sonna, il T. Colmeda, il T. Caorame.
L'esistenza dei collegamenti viari ha favorito l’espansione di numerosi insediamenti a carattere residenziale, industriale ed artigianale, soprattutto lungo i tratti della Strada Statale.
Il profilo morfologico caratteristico dei territori crea ben distinte unità territoriali, sia dal punto di vista agronomico che geomorfologico, con caratteri peculiari propri solo in conseguenza di interventi antropici specifici.
L'idrografia superficiale è caratterizzata da una discreta rete di corsi d’acqua principali e minori; tra questi si ricordano il Fiume Piave che delimita il territorio comunale a Sud-Est, il T. Stizzon a Sud-Ovest, il T. Colmeda che attraversa il centro abitato del capoluogo comunale e che confluendo nel T. Stizzon origina il F. Sonna, il T. Caorame che traccia il confine comunale ad Est.
Dal punto di vista infrastrutturale il territorio è servito da una rete viaria primaria che lo attraversa e da una viabilità secondaria che collega i vari centri abitati, i cui assi fiancheggiano i vari corsi d’acqua e canali; è inoltre percorso da importanti strutture viarie a servizio dell’intera Provincia di Belluno, e precisamente:
· la S.S. n°50 del Grappa e Passo Rolle (verso Fonzaso e Santa Giustina);
· la S.S. n°473 di Croce d’Aune (verso Pedavena);
· la S.S. n°348 Trevigiana (verso Quero);
· la S.P. 37 Villapiera - Anzù - Nemeggio;
· la S.P. 12 Foen - Umin - Villabruna;
· la S.P. 27 Montegge;
· il tronco ferroviario Padova ‑ Calalzo.
Il paesaggio rurale è caratterizzato da una forma insediativa nella quale alcuni nuclei urbanizzati delimitano importanti spazi aperti ad uso agricolo.
Caratteri e finalità delle Norme
Le norme del P.A.T., in osservanza alla L.R. 11/04, sono concepite in modo da indirizzare i contenuti del P.I., esercitando fin da subito, ove necessario, le indispensabili tutele e le salvaguardie.
Ogni articolo segue di massima questo schema:
· il riferimento alle cartografie di piano;
· l’oggetto considerato nel testo specifico.
La relazione di progetto costituisce uno strumento per l’interpretazione delle norme di attuazione in quanto contiene le motivazioni e gli obiettivi delle scelte, che dovranno essere sempre tenuti presenti nella applicazione del P.A.T. e nella redazione del P.I. Costituisce inoltre integrazione alle Norme Tecniche per quanto dalle stesse esplicitamente richiamato.
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3.1.2 l’Assetto socioeconomico
Struttura e dinamica demografica
Nel 2003 la popolazione residente nel Comune di Feltre ammonta a 19.841 abitanti.
Dalla fine degli anni ’70 fino a pochi anni fa la popolazione di Feltre è stata in costante e progressivo calo: la popolazione residente nel 1999 era inferiore rispetto al 1982 del 7%. Un nuovo segno di ripresa si è registrato a partire dal 2002, imputabile al saldo sociale particolarmente elevato.
La dinamica demografica evidenzia come il numero dei nati sia costantemente inferiore al numero dei morti, con la conseguenza che il saldo naturale registra sempre valori negativi. I flussi migratori neutralizzano il saldo negativo determinato dalla componente naturale e contribuiscono in maniera esclusiva alla crescita della popolazione residente nell’ultimo periodo.
Dall’analisi della popolazione residente per classi d’età è possibile evidenziare che, rispetto ai dati relativi al censimento del 1981, l’incidenza delle persone più giovani (nella fascia d’età 0-13) si è ridotta notevolmente, accennando ad una lieve ripresa solo negli ultimi tre anni. Per contro, la popolazione con un’età superiore ai 65 anni ha subito un incremento rilevante, passando da 3.480 nel 1981 (16,6%) a 4.677 nel 2003 (23,6%). Come conseguenza, l’indice di vecchiaia, in progressivo aumento, si attesta nel 2003 a circa 233 persone con più di 65 anni ogni 100 giovani con meno di 14 anni.
Alla fine del 2004 nel Comune di Feltre risiedono 8.447 nuclei familiari, in valore assoluto 773 in più rispetto al 1986, con un aumento di circa il 10%.
Dopo una prima fase stazionaria (1986-1992), si è registrata una crescita progressiva che caratterizza anche il periodo più recente.
Gli stranieri
Gli stranieri residenti nel Comune di Feltre al 2003 sono 884, per un’incidenza sulla popolazione totale pari al 4,5%. Rispetto al 1996, l’aumento è costante, con un incremento medio annuo del 30%.
Tra di essi il numero di minorenni è mediamente del 20%. Le provenienze più numerose sono dal Marocco e dall’area balcanica e negli ultimi anni anche dai Paesi dell’Est e dalla Cina Popolare.
Unità locali e addetti delle attività economiche
Il 33,7% delle unità locali censite nel 2001 sono adibite al commercio all’ingrosso e al dettaglio e circa il 20% ad attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca; seguono, in ordine decrescente per incidenza sul totale delle attività economiche, il settore delle costruzioni, l’industria manifatturiera, gli alberghi e i ristoranti. Insieme questi settori rappresentano l’85% del totale; il rimanente 15% è costituito dagli altri servizi pubblici, sociali e personali.
Le attività di intermediazione e le attività immobiliari hanno registrato un marcato aumento della loro incidenza sull’economia di Feltre. Invece, le attività classificate tra gli altri servizi pubblici, sociali e personali hanno avuto una notevole diminuzione.
Anche l’industria manifatturiera ha registrato un calo delle unità locali, passate da 178 nel 1996 a 161 nel 2001.
Complessivamente il numero degli addetti risulta in costante crescita, sempre escludendo agricoltura, pubblica amministrazione e sanità.
La distribuzione degli addetti nel 2001 risulta ripartita quasi analogamente tra industria (47,5%) e terziario (52,5%). Nel settore terziario il 38,7% risulta occupato nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, mentre nell’industria il 72,3% degli occupati lavora in aziende manifatturiere.
Rispetto ai dati rilevati nei censimenti del 1996 e del 1991, gli addetti impiegati nelle attività immobiliari, dell’intermediazione monetaria e finanziaria e dell’energia hanno avuto un aumento rilevante, mentre quelli dei settori delle costruzioni, del commercio e dei servizi hanno subito una riduzione marcata.
Turismo
Il peso del turismo nella provincia di Belluno, è assolutamente rilevante e occupa il primo posto nel Veneto e uno dei primi in Italia, a conferma dell’indiscutibile vocazione turistica del territorio bellunese. Feltre invece svolge un ruolo solo marginale nel settore turistico, infatti le unità locali del settore pesano per il 6,6% contro il 9,1% di quelle totali.
Dal 1992 al 2002 la struttura ricettiva a Feltre, è rimasta stabile, mantenendo pressoché immutato il numero degli esercizi alberghieri e registrando un lieve incremento degli esercizi extralberghieri.
Le oltre 117 mila presenze turistiche registrate nel comune di Feltre nel 2002, pari al 2,3% delle presenze totali dell'APT Belluno, sono costituite in assoluta prevalenza da turisti italiani (88%). Le presenze sono concentrate per lo più negli esercizi extralberghieri (82.307) rispetto a quelli alberghieri (35.059).
In termini di permanenza media gli italiani che soggiornano nelle strutture ricettive si fermano 8,1 giorni mentre gli stranieri 4,5 giorni per una media totale di 7,4 giorni.
Feltre come molti centri con grande tradizione storico culturale ha trasformato alcune iniziative nate come occasioni di celebrazioni e feste locali in specifici appuntamenti anche con l’intento di attrarre ospiti.
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3.1.3 L’assetto insediativo
Uso del suolo
Dalle riprese satellitari emerge come la maggior parte del territorio comunale sia coperta da boschi (40%) e da zone agricole eterogenee (35%); l’area rimanente è occupata da zone a vegetazione arbustiva ed erbacea (13%), zone urbanizzate (5%), zone aperte a vegetazione rada o assente (3%) e seminativi (2%).
Popolazione e famiglie per località
A Feltre la popolazione cala tra i due censimenti di 484 unità, pari al 2.4%.
In termini assoluti il calo più rilevante interessa le case sparse (- 903 abitanti) e i nuclei di Vellai e Nemeggio, oltre al centro di Feltre, anche se sostanzialmente tutte le realtà “tengono” ancora. Contrariamente alla popolazione le famiglie crescono in tutto il comune (496 unità pari al 6.6%) con rare eccezioni e con il calo significativo (così come per la popolazione) di quelle residenti nelle case sparse.
Abitazioni
I dati censuari del 2001 registrano 9.080 abitazioni, di queste 7.943 (87.5%) sono occupate da residenti e 86 (0.9%) da non residenti. Le abitazioni vuote sono pari all’11.6% e corrispondono a 1051 unità.
Il titolo d’uso evidenzia un ulteriore incremento della quota di abitazioni utilizzate da proprietari, pari al 66.5% del totale delle abitazioni.
Il dato medio evidenzia come le abitazioni non occupate siano più piccole di quelle occupate, rispettivamente nel primo caso il numero di stanze è pari a 4 e nel secondo a 4.6
La consistenza delle abitazioni è rimasta sostanzialmente stabile tra i due censimenti, complessivamente sono cresciute di 200 unità (2.3%). Territorialmente le variazioni si sono registrate in positivo a Feltre (+386) e in negativo nelle case sparse (-433).
Il numero di alloggi per edificio è un indicatore virtuale in quanto si riferisce a tutti gli edifici (comprese quelli senza abitazioni), ha quindi una funzione prevalentemente di analisi delle differenze tra le zone, anche se ovviamente sono maggiormente presenti a Feltre situazioni di edifici non residenziali.
Nell’intero comune si contano circa 1.6 alloggi per edifico; tale media è condizionata dal centro di Feltre dove raggiunge quasi la quota di due alloggi per edificio. La stima delle abitazioni non occupate per località evidenzia un calo generalizzato del fenomeno, significativo per la realtà di Feltre così come per le case sparse. Complessivamente il fenomeno risulta marginale anche se in alcune situazioni si possono ipotizzare interventi di promozione all’uso di questo patrimonio.
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3.2. L’ASSETTO GEOLOGICO
3.2.1 L’inquadramento geologico
Il territorio del Comune di Feltre si inserisce in un quadro geologico regionale alquanto complesso. A nord della catena delle Vette Feltrine passa il principale motivo strutturale dell’area, la linea della Valsugana con direzione SW – NE. Essa separa il basamento cristallino, costituito da formazioni di diversa natura litologica, come rocce intrusive ed effusive, metamorfiche e una successione di terreni dolomitici e calcareo – dolomitici, di età compresa tra il Permiano ed il Trias medio – superiore dai terreni sedimentari di età compresa tra il Permiano ed il Miocene superiore. Quest’ultimi, con comportamento plastico, si sono raccordati con la pianura veneta attraverso una tettonica compressiva e gravitativa, dando luogo a una serie di pieghe e pieghe – faglie secondo direttrici ad andamento valsuganese. Le principali dislocazioni per piega sono l’Anticlinale M. Coppolo – M. Pelf con direzione WSW – ENE e la Sinclinale di Belluno con fianco settentrionale fortemente raddrizzato e quello meridionale a pendio molto dolce. Il fianco di raccordo tra queste due strutture tettoniche è disturbato da due faglie dirette secondo la Linea di Belluno, circa ad andamento parallelo; la più settentrionale interessa terreni giurassici, mentre la seconda attraversa formazioni cretaceo – terziarie.
Come si può evincere dalla carta geologica, si possono distinguere tre settori all’interno del territorio del Comune di Feltre nei quali il substrato roccioso si differenzia per natura ed età. I termini più antichi, rappresentati dalla Dolomia Principale e dai Calcari Grigi affiorano nella parte più settentrionale del Comune, in un territorio limitato a sud, dalla parte sommitale del M. Grave e dal massiccio del M. San Mauro; verso ovest, dalla parte terminale della Valle di S. Martino, dal M. Pafagai e dal fianco sinistro della V. di Lamen, confine più occidentale del Comune. Da qui, procedendo verso nord queste formazioni costituiscono l’ossatura delle ripide pareti verticali e massicce del Dosso Perazze, Pala Pedavena e Croce D’Aune, del M. Pietena, fino al confine nord del Comune di Feltre con la provincia di Trento in corrispondenza de La Pietena, Cima del Diavolo, M. Ramezza. Compreso tra questo settore a nord e la linea di Belluno a sud, affiorano gli ultimi termini della successione mesozoica, con terreni appartenenti alle formazioni del Rosso Ammonitico Inferiore, della Formazione di Fonzaso, del Rosso Ammonitico Superiore, del Biancone e della Scaglia Variegata e della Scaglia Rossa.
Nella parte centrale del Comune di Feltre, corrispondente al nucleo della Sinclinale di Belluno, si rinvengono i termini più recenti della successione, dal Flysch di Belluno a tutti i termini della Molassa feltrina. In particolare in corrispondenza degli abitati di Altin e Vignui, il Complesso arenaceo marnoso di Vignui costituisce l’unità più recente all’interno di questo territorio e dell’intera Sinclinale di Belluno. Procedendo verso sud, sul fianco meridionale della Sinclinale di Belluno, caratterizzato da pendenze meno accentuate rispetto al fianco settentrionale si ritrovano i termini cretacei ed eocenici del Biancone e della Scaglia Rossa, in corrispondenza del Colle delle Capre e del M. Telva. Nel settore più meridionale del Comune di Feltre, in corrispondenza dei versanti del M. Tomatico e del M. Miesna riaffiorano i termini più antichi del Biancone, del Rosso Ammonitico Sup., della Formazione di Fonzaso, del Rosso Ammonitico Inf., del Calcare del Vajont e della Formazione di Igne.
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3.2.2 L’ inquadramento fisiografico dell’area e cenni di climatologia
Il territorio del comune di Feltre corrisponde in maniera tributaria al bacino del Fiume Piave, i suoi principali affluenti sono infatti il Torrente Caorame, il Torrente Colmeda, il Torrente Stien, il Torrente Stizzon ed il Torrente Sonna. Gli elementi morfologici caratterizzanti questo territorio sono ovviamente l’ampia Val Belluna, orientata grossomodo in concordanza con la principale linea tettonica regionale (la linea della Val Sugana, N 70), e le ortogonali Valli di S. Martino e di Lamen che costituiscono un asse N-S, fisiograficamente racchiuso da gruppi montuosi che superano anche i 2000 m s.l.m. (M. Pietena, 2194 m; M. Ramezza, 2229 m). La confluenza tra gli affluenti ed il Fiume Piave avviene a quota compresa tra i 200 e i 230 m s.l.m. Il territorio presenta quindi notevoli dislivelli, un reticolo idrografico piuttosto inciso e una accentuata articolazione del rilievo. Tutto ciò, associato alle scadenti caratteristiche meccaniche di alcune delle formazioni affioranti, determina una elevata predisposizione al dissesto che si è manifestata fin dalle fasi immediatamente successive alla deglaciazione. I principali centri abitati della valle sono distribuiti nelle zone meno acclivi e generalmente esposte a Sud, questo storicamente per ovviare alle rigide temperature che superano per diversi mesi all’anno il limite dello zero termico e per sfruttare le dolci pendenze e l’abbondanza di suolo per fini pastorali e agricoli. Questa distribuzione urbanistica ereditata dal passato è ancor oggi presente e ben conservata, nonostante la tendenza di questi ultimi decenni all’abbandono dei mestieri agricoli e ad un importante sviluppo industriale del territorio. Dal punto di vista climatico l’area è caratterizzata da una piovosità piuttosto abbondante concentrata nella stagione tardo-primaverile, estiva ed autunnale.
Nel periodo primaverile bisogna inoltre tener conto dello scioglimento della neve che va ad incrementare l’input meteorico con particolari risvolti negativi per quanto riguarda la dissestabilità del territorio. Particolarmente importante per una compiuta definizione delle caratteristiche climatiche dell’area di studio è anche l’analisi delle piogge di notevole intensità e breve durata che costituisce, oltretutto, un elemento indispensabile di conoscenza per comprendere appieno la dinamica geomorfologica attuale del territorio.
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3.3. LE VALENZE NATURALISTICHE E PAESISTICHE
3.3.1 Le unità e le identità paesistiche
Il territorio del comune di Feltre è notoriamente caratterizzato da elevate valenze naturalistiche. Tracce dell’importanza assunta dalle montagne situate a nord della città sono reperibili fin dal XVIII secolo grazie alle relazioni prodotte dai primi botanici esploratori (Tita e Zannichelli). Nel considerare il territorio feltrino si possono individuare, per semplicità descrittiva, sei unità geografico-paesaggistiche
· Settore dolomitico nel Parco Nazionale.
· Settore submontano, in prossimità dei confini del Parco, e delle colline terziarie.
· Fondovalle.
· Settore collinare e submontano con rilievi prealpini isolati (Miesna, Telva, Aurin).
· Monte Tomatico.
· Ambiti fluviali.
L’intera superficie comunale, ad esclusione dell’area rientrante nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è stata suddivisa in “Identità Paesistiche”.
L’individuazione di tali identità è stata fondata sugli elementi che o sembravano caratterizzare meglio un determinato paesaggio. Ogni area, quindi, racchiude in sé elementi geografici, morfologici, geologici, naturalistici e anche antropici, senza seguire un ordine preciso.
Complessivamente sono state individuate 39 aree, di seguito raggruppate per Unità geografico-paesaggistica.
Settore dolomitico nel Parco Nazionale
In relazione ad una pianificazione già avanzata realizzata dal Parco, e alla scarsa influenza antropica insistente in questo settore, non sono state effettuate suddivisioni in unità paesistiche.
Settore submontano, in prossimità dei confini del Parco, e delle colline terziarie
Le praterie del Monte Grave (ambito n. 1)
Localizzate sulla parte sommitale del Monte Grave e in parte entro i confini del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (Area SIC/ZPS Dolomiti Feltrine e Bellunesi). Queste praterie sono visibili da quasi tutta la Valle del Piave.
L’identità è compresa anche nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I boschi submontani alle pendici del Grave e del Monte San Mauro (ambito n.2)
Si tratta di una vasta area che include in prevalenza formazioni boscate. La fascia è quella situata alle pendici del monte San Mauro e del Grave e, orientativamente, è compresa tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ed i torrenti Caorame e Stien. Verso oriente il limite coincide con il confine comunale.
Nell’area sono presenti anche dei residui prati montani (C.ra Cros) e delle aree agricole residuali in fase di progressiva chiusura.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone agrarie tradizionali della fascia submontana (Arson, Lasen, Vignui, Pren e Lamen) (ambito n. 3)
Questa identità paesistica è costituita da tre grandi aree che comprendono zone in cui viene ancora praticata un’agricoltura di tipo tradizionale. Due zone abbastanza limitrofe e separate solo da una fascia boscata lungo la Val d’Arnaol, sono quelle di Arson e Lasen. Un’altra zona è invece quella collocata tra Vignui, Pren e Lamen.
Elemento caratterizzante sono i mosaici di colture con filari di vite intercalati a prati, spesso arborati, campi con colture sarchiate, piante di noci ecc.. Questo sistema agricolo è in progressiva rarefazione in tutto il feltrino e, oltre che a livello paesaggistico, è molto importante per l’insieme di microhabitat a disposizione della fauna selvatica. Per questi motivi alcune di queste zone, tra le migliori, a titolo esemplificativo, sono state anche segnalate tra le aree di interesse naturalistico.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le colline di Villabruna e di Cart (ambito n. 4)
L’area comprende superfici prevalentemente boscate collocate sulle colline marnoso-arenacee tra Cart e Villabruna. La parte più orientale comprende anche delle superfici aperte (prati, pascoli, aree agricole abbandonate) distribuite per lo più a monte della strada dei “Boschi di Villabruna”. In questa identità sono state segnalate alcune aree in cui sono presenti dei bei popolamenti di carpino bianco (Carpineti di Case Bianche-Cart-Caorame).
La zona agraria di Cart (ambito n. 5)
Questa zona comprende le superfici agricole dei pendii soleggiati di Cart. L’area comprende anche la fascia a monte di Vellai, sempre in zona collinare.
Si tratta di un territorio caratterizzato da emergenze storico-architettoniche (ville) e da aree boscate in cui prevalgono le classiche “carpenade”. Esemplificativo a questo riguardo è il caratteristico viale di Cart che è stato compreso tra le aree di interesse naturalistico (Carpineti di case Bianche-Cart-Caorame).
I boschi mesofili di Altin-Vignui (ambito n. 6)
Area prevalentemente boscata collocata tra la piana di Foen-Villabruna e la zona agraria tradizionale di Vignui-Pren-Lamen.
La presenza in zona di substrati marnosi ed arenacei (affioramenti osservabili anche lungo la strada per Vignui) favorisce lo sviluppo di boschi mesofili tra cui estesi castagneti sia nella zona di Altin che di Vignui (Nerene, Costa Solana ecc.). Si tratta di ambienti in cui domina la vegetazione potenziale del Carpinion, con forte partecipazione di aceri e frassini nelle stazioni più fresche.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I pascoli di Altin (ambito n. 7)
Zona ampia e centrale nelle colline di Altin, destinata al pascolo bovino. L’area è collocata al centro dell’identità paesistica precedente. Si presenta oggi piuttosto degradata con aree nitrofile, di disturbo.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I boschi submontani del Monte Pafagai (ambito n. 8)
Questa zona è posta trasversalmente rispetto alla valle di Lamen e alla val di San Martino e comprende prevalentemente le superfici boscate alle pendici del Pafagai. La composizione vegetazionale è molto variegata sia per cause naturali che antropiche.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I prati della Val di Lamen (ambito n. 9)
Sistema di prati, pingui e talvolta anche subigrofili, ben delimitato e collocato sul terrazzo fluviale della Val di Lamen. L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I boschi della Val di Lamen (ambito n. 10)
Comprende le superfici boscate presenti in Val di Lamen. Il limite esterno è dato dal crinale sud-ovest del Pafagai. La parte interna è delimitata dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mentre nella parte inferiore il limite coincide con il confine comunale lungo il corso del torrente Colmeda.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le colline di Tast (ambito n. 11)
Quest’area comprende le colline marnose di Tast, caratterizzate da aree prative e da boschetti mesofili. Il torrente Musil separa questa zona dal vicino monte Aurin.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Fondovalle
La piana di Grum (ambito n. 12)
Zona situata tra il caratteristico borgo rurale di Grum e il paese di Villabruna. Elemento caratterizzante sono in questo caso le vaste superfici coltivate a mais.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
La piana di Foen-Villabruna (ambito n. 13)
Quest’area è compresa tra le colline di Cart e di Vignui, probabile paleoalveo dello Stien, prima della sua cattura da parte del Caorame. Prevalgono superfici agrarie e limitate zone boscate. Nella parte più settentrionale è presente la frazione di Villabruna mentre al centro, sul limite con l’identità paesistica denominata “Le colline di Villabruna e di Cart” è situato l’impianto per produzione di laterizi delle “Fornaci”, azienda che ha un ruolo nella rimodellazione del paesaggio.
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone agrarie e gli ambienti umidi di Case Bianche - Lipoi – Vellai (ambito n. 14)
Area piuttosto vasta che comprende il corso del Rio Uniera e dei suoi affluenti fino alla periferia di Feltre. La zona si caratterizza per la presenza di ambienti agrari tradizionali, soprattutto in località Pasquer, di prati umidi, boschetti igrofili, e aree umide di riconosciuto valore naturalistico (Torbiere di Lipoi, Pezzol e Case Bianche).
Oltre a queste aree ne sono state individuate altre tra quelle non segnalate formalmente e precisamente i boschi igrofili lungo il torrente Uniera (dal Pasquer a monte di Vellai).
La piana di Vellai (ambito n. 15)
Questa unità paesistica comprende la zona pianeggiante alla base delle colline di Cart. Nell’area vi sono scarsi insediamenti abitativi ed estesi coltivi.
La strada del Casonetto (ambito n. 16)
Si tratta di una stretta fascia compresa tra le colline del Telva e le zone agrarie umide di Lipoi-Vellai. In questo caso le zone agrarie sono intercalate da diffusi insediamenti abitativi, in particolare in località Casonetto.
La zona agraria di Pont-Col Fiorito (ambito n. 17)
Quest’area è situata sulla sponda sinistra del torrente Caorame e quindi, considerando il solco profondo che il corso d’acqua presenta in questo tratto, è geograficamente separata dal resto del territorio comunale. Prevalgono boschetti igrofili, siepi e zone agrarie.
La piana di Celarda-Nemeggio-Villapaiera (ambito n. 18)
Vasta superficie prevalentemente agraria compresa tra i centri abitati di Celarda, Nemeggio e Villapaiera. Al centro è presente una vasta zona industriale che è stata individuata come identità paesistica a sé stante.
In quest’area rientra l’area SIC/ZPS Lago di Busche, Vincheto di Cellarda, Fontane.
La zona industriale di Villapaiera (ambito n. 19)
Vasta zona industriale collocata al centro della piana alluvionale identificata dalla precedente identità paesistica.
Il canale di Anzù (ambito n. 20)
Questa zona comprende l’area pianeggiante situata tra il monte Tomatico ed il Miesna, da Anzù fino a Sanzan. Oltre al paesaggio agrario, caratterizza l’unità paesistica anche il corso del Torrente Sonna.
Il Fiume Sonna e la piana delle Campose (ambito n. 21)
Si tratta di una vasta superficie pianeggiante contraddistinta oltre che da un caratteristico, almeno per il territorio comunale, sistema di marcite, anche dalla presenza del Torrente Sonna con la relativa vegetazione ripariale.
La quasi totale assenza di insediamenti urbani consente un’ottima panoramica sulla città di Feltre.
I prati delle Campose sono stati anche identificati come area di interesse naturalistico (inclusi anche come SIN Prati falciabili del feltrino); lo stesso vale per la Zona umida del Torrente Sonna, localizzata nei pressi della Rocchetta sulla quale sorge il Santuario dei SS. Vittore e Corona.
Le zone edificate di Anzù e dintorni (ambito n. 22)
Superficie pianeggiante, poco estesa, caratterizzata, oltre che dal paese di Anzù, anche da un complesso sistema di strade e di canali, del tutto singolare rispetto ai paesaggi agrari e boscati circostanti.
La piana di Mugnai (ambito n. 23)
Questa zona è compresa tra il Monte Aurin e il torrente Stizzon. Prevalgono aree urbanizzate, soprattutto nella parte più orientale. Intercalate ad esse e abbastanza estese nella zona più occidentale, sono le superfici agrarie.
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
I prati umidi della zona di Mugnai (ambito n. 24)
Questa zona è connessa a quella precedente e da essa non separabile geograficamente. Tuttavia è ben differenziabile per la presenza di una articolata rete di fossati con siepi, boschi igrofili, prati umidi ecc. Per le note problematiche che la investono in circostanze alluvionali, si tratta di un ambiente delicato, meritevole di attenzione. Soluzione da evitare sarebbe quella di un drenaggio generalizzato.
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
La zona agraria di Foen (ambito n. 25)
Questa unità paesistica comprende le zone agrarie presenti alla base delle colline di Altin. Il lato più settentrionale dell’area è densamente edificato (Foen, Sant’Anna).
Parte di questa identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone agrarie e verdi periurbane (ambito n. 26)
Questa identità paesistica è costituita da cinque distinte subunità collocate in tutta la cintura urbana della città di Feltre. Si tratta soprattutto di zone agrarie ma anche di residue aree umide con boschetti igrofili.
Parte di questa identità (a nord della città) è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le zone urbanizzate della città di Feltre (ambito n. 27)
E’ comprensiva di tutto il centro urbano cittadino. La zona di Farra è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Settore collinare e submontano con rilievi prealpini isolati (Miesna, Telva, Aurin)
Il Monte Telva (ambito n. 28)
Questa identità abbraccia tutta la collina del Telva e le sue propaggini arrivando fino ai piccoli rilievi sopra Nemeggio. L’identità è costituita prevalentemente da boschi mesofili e da prati.
Il Monte Miesna ed i Collesei (ambito n. 29)
Situata nella parte meridionale del territorio comunale, quest’area include oltre al Monte Miesna anche le colline aride dei Collesei.
In questa identità sono state individuate tre importanti aree di interesse naturalistico: i boschi mesofili del Miesna (alla sommità e nel versante settentrionale), la Rocchetta del Miesna (il costone arido sopra il Santuario di San Vittore e Corona) e l’area dei Collesei (alle pendici settentrionali). Queste ultime due aree sono state individuate sia come biotopi nel PTP e come area SIN (Sito di Importanza Nazionale). Sorprende che, per motivi probabilmente cartografici, i siti arido-steppici sulla Rocchetta del Miesna non siano stati inclusi nel SIC e ZPS Lago di Busche-Vincheto di Celarda-Fontane.
La fascia della vite di Mugnai (ambito n. 30)
Si tratta di una stretta fascia, localizzata alla base del Monte Aurin e sopra la piana di Mugnai. Questa zona, favorevolmente esposta e con suoli leggeri, era in passato destinata alla coltivazione della vite. Oggi rimangono pochissimi esempi di questa coltivazione e molte aree sono state progressivamente invase dalla robinia.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
L'Aurin e le sue propaggini (ambito n. 31)
Questa identità include i boschi del Monte Aurin compresi nel Comune di Feltre. L’area si estende anche verso oriente fino al confine con l’identità “Le colline di Tast”.
L’identità è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Monte Tomatico
I boschi del versante meridionale del Tomatico (ambito n. 32)
Comprende tutti i boschi, prevalentemente termofili, sul lato sudorientale della montagna. La particolare orografia di questo versante favorisce la presenza di boschi di forra, individuati appunto tra le aree naturalistiche (Boschi di forra della zona di Sanzan).
Questa identità ricade in parte nell’area SIC/ZPS Massiccio del Grappa.
Le praterie della cima e della cresta del Tomatico (ambito n. 33)
Sulla cima e sulla cresta del monte Tomatico, in esposizione meridionale, vi sono alcune praterie, in gran parte oggi non più gestite, quindi con mosaici vegetazionali di complessa attribuzione, ben visibili anche risalendo la valle del Piave in direzione di Feltre.
L’identità ricade interamente nell’area SIC/ZPS Massiccio del Grappa.
I boschi del versante settentrionale del Tomatico (ambito n. 34)
L’identità comprende tutte le formazioni boscate presenti sul versante settentrionale del Tomatico, dalla fascia submontana, sopra la zona agraria di Tomo-Villaga, alla cima.
Parte dell’identità paesistica è compresa nell’area SIC/ZPS Massiccio del Grappa.
La zona agraria alle pendici del Tomatico (Tomo, Villaga) (ambito n. 35)
Si tratta di una zona molto ampia compresa tra le frazioni di Tomo e Villaga. In quest’area vi sono ancora bei esempi di campagna tradizionale, segnalata appunto da tre aree di interesse naturalistico. Su questi prati è infatti anche rilevata la presenza del raro Re di Quaglie. Anche i carpineti più belli, ad esempio nella zona di Villa Guarnieri, sono stati proposti come aree meritevoli di tutela.
La scarpata sul fiume Sonna (ambito n. 36)
A delimitare la zona agraria alle pendici del Tomatico, con la città di Feltre ed il torrente Stizzon, vi è una lunga scarpata con esposizione prevalentemente settentrionale. Questa unità paesistica è caratterizzata da superfici boscate e da lembi di campagna, quest’ultima presente soprattutto nel tratto iniziale della strada che collega la città con le frazioni di Tomo e Villaga.
Ambiti fluviali
Il Fiume Piave (ambito n. 37)
Il Piave delimita il territorio comunale a meridione, al confine con Vas e Lentiai. L’identità comprende sia il greto con le ghiaie fluviali che i boschi ripariali. In questa identità è stata inclusa anche l’ampia zona di confluenza del Caorame nel Piave. Si è ritenuto, infatti, che quest’area, dal punto di vista idrografico ancora attinente al Caorame, fosse paesaggisticamente più affine al fiume Piave.
Rientrano in questa identità sia ambiti naturalistici già individuati dalle normative che nuove aree non soggette a vincoli di tutela già definiti. Tra le prime la Riserva del Vincheto di Celarda e l’area SIC/ZPS Lago di Busche, Vincheto di Cellarda, Fontane. Tra le seconde il Fiume Piave ed il Torrente Caorame.
I torrenti Caorame e Stien (ambito n. 38)
Questa identità comprende il corso dei torrenti Caorame e Stien. Per il Caorame è stata inclusa tutta l’incisione torrentizia (da Salgarda fino a Pont) e quindi anche le piane alluvionali ed i boschi mesofili e subigrofili lungo le sponde. Per lo Stien è stato invece considerato solo il letto del torrente con le sue sponde.
L’area comprende le aree di interesse naturalistico individuate come Torrente Caorame, Torrente Stien e parte dei Carpineti di Case Bianche-Cart-Caorame.
Parte di questa identità (tutto il torrente Stien e parte del Caorame fino a Ponte Salgarda) è compresa nell’area ZPS Versanti sud delle Dolomiti Feltrine.
Le ghiaie del torrente Stizzon (ambito n. 39)
Questa unità include il greto ghiaioso del torrente Stizzon, da Santa Lucia, al confine con il Comune di Seren del Grappa, fino al ponte di Tomo.
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3.3.2 Le trasformazioni e le tendenze in atto
Come sopra accennato nella parte descrittiva generale del paesaggio, gli ultimi 50 anni sono stati caratterizzati da profonde trasformazioni nell’uso del suolo, innescate da processi di abbandono delle aree marginali montane e dalla concentrazione di attività agricole, artigianali e industriali a fondovalle. Trasformazioni climatiche sono intervenute contribuendo all’evoluzione del paesaggio, ma risulta difficile stabilire quanto ciò sia dipeso da fattori di carattere generale a livello planetario e quanto da variazioni di microclima determinate dal differente utilizzo del suolo e dalla creazione di bacini artificiali. In ogni caso, la vegetazione rappresenta sempre l’espressione di sintesi del quadro paesaggistico ed essa registra, nel tempo, tali variazioni, a volte compensando i diversi effetti. Vi sono, tuttavia, elementi così chiari e ben documentabili che non necessitano di ulteriori specificazioni.
Da un’economia prevalentemente agrosilvopastorale, di sussistenza, si è passati ad un’economia in cui l’agricoltura, ormai industrializzata, rappresenta una fonte di reddito per un numero molto limitato di famiglie (in provincia, addirittura, sotto il 3%!). Anche nelle frazioni pedemontane, il numero di aziende agricole attive (quasi esclusivamente dedicate all’allevamento di bovini da latte) è oggi molto limitato. La latteria turnaria di Arson, ad esempio, l’unica sopravvissuta in comune di Feltre, conta oggi 6 conferenti, rispetto alle decine degli anni ’70 e lavora una quantità di latte simile (4-5 quintali al giorno). A fronte di tale evidente cambiamento, il numero complessivo di bovini allevati si è ridotto, ma non di molto. Ciò significa, quindi, che è cambiata la dimensione media delle aziende. Questa è una premessa indispensabile in quanto si comprende come gli spazi prativi, ciò che è rilevabile sia dal catasto che da raccolte fotografiche, siano stati sensibilmente ridotti. Ciò si è quindi verificato in un periodo di tempo non superiore a 50 anni. Il fenomeno è generalizzato in tutto il territorio comunale con la sola eccezione del settore di fondovalle, in cui i cambiamenti interessano soprattutto l’espansione di aree urbanizzate.
La conoscenza delle specie consente inoltre di verificare la preesistenza di lembi prativi anche in siti attualmente occupati dal bosco. Il fenomeno dell’abbandono dei prati è certamente il più vistoso e il più impattante a livello paesaggistico ma non è l’unico. Il taglio del bosco ceduo avviene oggi con criteri differenti, nonostante le sovvenzioni concesse dal PSR per il miglioramento boschivo. I numerosissimi sentieri boschivi (conseguenza anche della frammentazione della proprietà) sono oggi quasi sempre invasi da arbusti e da rovi. Il taglio, eseguito con motoseghe e la necessità di nuovi spazi per il carico, comporta maggiori impatti. Solo nei boschi invecchiati, da tempo non ceduati (assenza dei proprietari, oppure proprietà rimaste indivise) si osserva una qualità ecologica decorosa. Il degrado di boschi cedui nella fascia submontana è localmente accentuato e si potrebbero evidenziare degli opportuni indicatori ecologici di tale situazione (presenza di specie esotiche, con ingresso di robinia in particolare, estensione delle macchie di rovi, presenza di specie nitrofile o legate al calpestio, eccessivo riscoppio di polloni, matricine troppo esili, ecc.) Un altro segnale dei cambiamenti intercorsi nell’ultimo cinquantennio è quello relativo ai rimboschimenti. Aree prative di pregio (si pensi alla zona di Grum, di Lusa, ma il fenomeno è esteso all’intero territorio) sono state rimboschite con abete rosso, larice o anche con essenze esotiche (douglasia, Pinus strobus, ecc.). Il fenomeno dell’abbandono delle majolère (ma in alcuni casi anche di nuclei stabilmente abitati), ha prodotto un evidente degrado del patrimonio edilizio. Oggi si notano costruzioni ridotte a ruderi e, sovente, circondate da rimboschimenti. Questo fenomeno può rappresentare l’espressione più evidente del cambiamento del tessuto economico e sociale. Un censimento puntuale (che è stato fatto per l’area del Parco, ad esempio), rileverebbe sicuramente numeri molto importanti. Soltanto nell’ultimo decennio si inizia ad apprezzare una lieve inversione di tendenza, con qualche erede che ha recuperato la casèra, rendendola idonea a trascorrere fine settimana o periodi di vacanza. Nei dintorni egli mantiene pulito il prato e svolge piccole opere di manutenzione, comunque preziose. Con adeguate prescrizioni per evitare proliferazione di strade, poi costose da mantenere in efficienza, tale soluzione interna può contribuire ad una maggiore presenza umana e alla valorizzazione delle identità paesaggistiche. In altri casi si nota, invece, la tendenza ad acquisire queste casère per trascorrervi periodi di riposo, da parte di famiglie originarie della pianura, alla ricerca di luoghi più tranquilli e vivibili. Nell’ambito di una pianificazione urbanistica avanzata è dunque necessario evidenziare dei limiti precisi che evitino ripercussioni ecologiche irreversibili. Vi sono aree di scarsa qualità e già compromesse (ad esempio tra Foen e il Boscariz) in cui eventuali espansioni non creerebbero nuovi danni a livello biologico-naturalistico. Al contrario vi sono settori in cui sembra importante non solo porre dei limiti ma anche attivare processi di riconversione e recupero (Villabruna, Vellai, Campose, Fontane).
Un recupero dei prati arborati della fascia pedemontana potrebbe invece consentire la produzione di frutti di qualità, o di ortaggi. Tra le coltivazioni da incentivare, in un assetto del territorio equilibrato, potrebbero occupare un ruolo importante il fagiolo di Lamon, la noce feltrina, il castagno, le vecchie e tradizionali cultivar di mele (pom dal fèr, dalla rosetta, prussian, ecc.), pere. La zona dell’Aurin e di Dànega, a monte di Mugnai, è inoltre l’unica vocata per la vite. Purtroppo sono ancora numerosi i terreni incolti, abbandonati, ed anche la coltivazione del mais, indubbiamente utile per le aziende zootecniche, ha un forte impatto negativo a livello paesaggistico e determina un consumo di suolo eccessivo, peggiorando la qualità ecologica dell’agroecosistema locale. Le residue aree umide soffrono sia a causa dell’abbandono che per interventi che consistono in ulteriori drenaggi ed opere di bonifica. Per valore ambientale esse meritano, invece, attenzione e, possibilmente, un dettagliato censimento. Tutto ciò che interessa l’acqua, anche per esigenze idropotabili, dovrebbe avere un maggiore rispetto.
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3.4. IL PAESAGGIO AGRARIO
Il paesaggio si presenta come uno spazio grafico ed ecologico dotato di una sua peculiare strutturazione, ma sempre in costante trasformazione.
La superficie delle coperture forestali nel territorio del Comune di Feltre è aumentata, prevalentemente in conseguenza dell’abbandono delle tradizionali attività agricole. La trasformazione del paesaggio è diffusa e avviene nel senso di una maggiore naturalità di aree che avevano subito un’antropizzazione agricola. D’altro canto si osserva una intensificazione dell’antropizzazione di tipo urbano e industriale lungo alcune direttrici preferenziali, quali le strade.
Il paesaggio non può essere valutato solo esteticamente, ma fa parte dell'ecosistema di un'area territoriale.
Notevole rilievo per definire detta identificazione assumono le caratteristiche del settore agricolo e le sue possibili tendenze evolutive, principalmente legate alla presenza dell'uomo a salvaguardia dell'ambiente.
I fattori che influiscono sulle trasformazioni del paesaggio agrario sono numerosi ed hanno "pesi" diversi:
· la situazione socio-economica;
· i caratteri strutturali delle aziende agricole;
· gli insediamenti e le infrastrutture;
· la tecnologia.
I fattori caratterizzanti il paesaggio e soggetti a mutamenti più lenti sono:
· l'assetto infrastrutturale ed insediativo;
· le alberature e la vegetazione arborea.
L'alternanza di prati e campi, suddivisi da siepi e filari di vigna, la presenza di boschi lungo i corsi d'acqua e i versanti più ripidi sono elementi tipici del paesaggio collinare della Val Belluna e caratteristici di un'economia agricola ormai in via di estinzione, sopravvissuta soprattutto grazie all'attaccamento alla terra dei Feltrini e all'opera di quanti, pur lavorando in altri settori, occupano il proprio tempo libero nella cura dei terreni.
Il paesaggio agrario tradizionale viene qualificato dalla disomogeneità colturale, dalla presenza di alberature, di elementi puntuali quali i vecchi roccoli, di fossi delimitati da siepi o siepi alberate, di strade campestri fiancheggiate da alberi, di piccoli nuclei alberati, nonché dagli elementi caratteristici propri dei vecchi centri aziendali.
Il paesaggio agrario attuale è una costruzione dell'uomo, nel quale ben poco rimane allo stato cosiddetto "naturale"; non per questo il risultato deve essere sempre considerato negativamente.
Sulla base di caratteristiche morfologiche ed ambientali in senso generale, il paesaggio del territorio comunale è caratterizzato dalla presenza dei seguenti ambiti:
· paesaggio montano vero e proprio, ove le emergenze floro-faunistiche hanno un notevole pregio; gli ambiti naturali sono caratterizzati da pendici rocciose e ghiaiose colonizzate da vegetazioni pioniere, alle quote elevate, a cui, a quote inferiori, seguono pascoli abbandonati ad eccezione di quelli del M. Tomatico, e a quote inferiori boschi di faggio e/o carpino alternati a limitati rimboschimenti con abete rosso e con faggio (settore Nord e Sud del Comune – Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il Monte Tomatico );
· paesaggio agrario della zona collinare, ove si nota un più incisivo intervento umano sul territorio e tuttavia l'edificazione rimane per lo più concentrata nei pressi dei vecchi centri rurali; la tormentata morfologia e l'utilizzo agricolo, ancora legato a canoni piuttosto tradizionali di coltivazione, garantiscono una grande varietà del paesaggio e una notevole qualità ambientale (Arson, Lamen, Vignui, Pren e Lamen, Cart con le sue carpenade, Tomo e Villaga, oltre alle zone agrarie di Vellai e Lipoi);
· paesaggio dei boschi della zona collinare di Villabruna, dei boschi mesofili di carpino nero del M.Telva e del M.Miesna, dei carpineti di Villabruna e dei castagneti di Altin e Vignui;
· paesaggio agrario pianeggiante di Foen e Villabruna e della fascia periurbana di Feltre;
· paesaggio dei campi aperti coltivati a seminativo in cui sono assunti elementi qualificanti di interruzione della monotonia paesaggistica, quali la piana di Villapaiera e parte della piana di Mugnai; le aree pianeggianti sono in parte occupate dalla zona industriale e da insediamenti del settore secondario e terziario e dal punto di vista paesaggistico risentono maggiormente di queste attività; in contrasto con l’area di Villapaiera vi è quella delle Campose, con il caratteristico sistema di marcite, delimitata ad Ovest dai boschetti ripariali del F. Sonna;
· paesaggio agrario della vite, zona alla base del M.Aurin, in cui si contrappongono le superfici in parte terrazzate e ancor oggi coltivate alle aree abbandonate e in parte invase dalla robinia;
· paesaggio fluviale caratterizzato dalle piane alluvionali recenti, tra cui si evidenziano: alcuni tratti dei T. Caorame, Sonna e Stien per i boschi ripariali di interesse naturalistico, l’ampia superficie del Piave con i paesaggi tipici delle ghiaie fluviali e della golena ove è istituita la Riserva del Vincheto di Celarda e le superfici ghiaiose del T. Stizzon a ridotta valenza paesaggistica.
Le aree montane ricadenti nella zona Sud e Nord del territorio comunale sono incise da numerosi torrenti, alcuni fortemente incassati.
Nel paesaggio rurale trovano un ruolo non secondario i giardini delle residenze ubicate in territorio agricolo.
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3.5. IL PAESAGGIO STORICO
Unitarietà fisica e storica del territorio soggetto a tutela (vincolo paesaggistico)
Il perimetro del territorio soggetto a tutela delimita, all’interno del fondovalle, un insieme paesaggistico fisicamente ben delimitato. A partire dall’estremità occidentale e procedendo in senso orario si incontrano il rilievo del Monte Aurin con il crinale a nord di Mugnai, gli impluvi dei torrenti Colmeda e Rernuglia, le prime pendici delle Vette Feltrine, confine del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il corso del torrente Caorame, un tratto del fiume Piave ed i Torrenti Sonna e Stizzon. La conca così definita può essere visivamente percepita da molti punti di vista tra cui quelli privilegiati del colle delle Capre - su cui sorge la città ed il castello - e degli insediamenti storici minori che sorgono nella fascia collinare. Questa particolare situazione morfologica consente l’intersecarsi ed il sovrapporsi di varie e suggestive visioni panoramiche la cui rilevanza paesaggistica è ben testimoniata anche in epoca storica.
Per documentare l’unitarietà paesaggistica della conca feltrina risulta molto efficace lo straordinario documento iconografico rappresentato dalla veduta della città e del suo territorio dipinto nella. seconda metà del seicento da Domenico Falce e conservato presso il Museo Civico. Il grande quadro fornisce una rappresentazione della città e del contesto paesaggistico in cui essa si colloca e codifica nel contempo il punto di vista e di rappresentazione unitaria della conca feltrino: da sud verso nord sullo sfondo delle montagne.
Tratti fisionomici del paesaggio
In questo quadro si possono individuare come primo sintetico approccio al territorio del Comune di Feltre tre principali “categorie paesaggistiche”:
La città di Feltre, intesa non solo come il centro storico edificato sul colle ma come l’insieme dell’edilizia storica e dei lacerti — ancora non edificati — di quello che era il contesto ambientale della città antica. Particolare importanza assume in questa lettura il sistema dei borghi in espansione oltre le mura (Ognissanti, Sant’Avvocato, Tezze) con i corsi d’acqua (Uniera, Colmeda, Aurich) e gli elementi naturali che debbono ritrovare il loro equilibrio ed il loro colloquio con la città storica.
Le colline, la maggior parte dei nuclei frazionali che costellano il territorio sono localizzati a ridosso di basse colline o di modesti rilievi prealpini (Telva e Miesna) e conservano, più o meno intatte, le caratteristiche edilizie tradizionali dei borghi rurali. Molti di questi insediamenti — in particolare Tomo, Cart, Grun, Umin, Vellai, Zermen, Villaga — conservano ancora pressoché inalterato il rapporto tra insediamento tradizionale e paesaggio agrario, mentre in tutti gli altri sono presenti edifici di tipologia tradizionale storica di rilevante interesse. Alcuni di questi insediamenti (Mugnai, Villabruna, Foen) sono stati oggetto di un forte sviluppo edilizio che ha avuto come diretta conseguenza la perdita del limite o la rottura del rapporto tra costruito e contesto ambientale. In altri casi (Nemeggio e Villapaiera) lo stesso problema della perdita del limite si pone non nei confronti dell’edilizia residenziale ma degli insediamenti industriali.
Le pendici delle Vette Feltrine, quest’area comprende i cinque nuclei rurali (Arson, Lasen, Vignui, Pren, Lamen) collocati a nord del territorio comunale -posti tutti attorno ad una quota di circa 500/600 metri — e che hanno sempre avuto storicamente un forte rapporto con la montagna. Il paesaggio in quest’area, rispetto alle colline, è complessivamente più aspro e boscoso ed è importante notare come il limite di passaggio tra le due aree coincida con i pianori in cui sorgono gli insediamenti di Pren e Vignui. La presenza del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi — di cui queste frazioni costituiscono a tutti gli effetti le “porte di accesso” offre una notevole possibilità di sviluppo turistico che deve però confrontarsi con l’esigenza di conservare il particolare contesto ambientale fatto di insediamenti storici, aree coltivate, prati e boschi.
Emergenze paesaggistiche e storiche
Sarebbe lungo elencare tutti quei contesti emergenti che, per un motivo o per l’altro, si rilevano anche ad un sommario esame del territorio di Feltre. Praticamente tutti i nuclei frazionali sparsi per il territorio conservano testimonianze storiche che rivestono anche valore paesaggistico. Schematicamente queste categorie di beni sono così riassumibili:
· luoghi di culto - tutti di antico impianto - e caratterizzati, il più delle volte, da emergenze storico - artistiche, oltre che da un ruolo di aggregazione del tessuto edilizio dei centri minori,
· ville padronali (XVI — XIX secolo) diffusa testimonianza sul territorio della “civiltà di villa” propria della cultura veneta, sia pure con le dovute differenze dimensionali determinate dalle condizioni ambientali e climatiche della zona,
· edilizia minore e rurale di cui sopravvivono numerosi esempi caratteristici delle più diffuse tipologie.
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3.6. TENDENZE INDICAZIONI E SCENARI
3.6.1 Il sistema socioeconomico
Prova in laboratorio
Queste riflessioni e interpretazioni statistiche finalizzate alla costruzione di scenari futuri utili alla progettazione e al dimensionamento del P.A.T. di Feltre costituiscono il tentativo di delineare i possibili assetti futuri in assenza di sostanziali fattori di discontinuità e/o di rottura delle tendenze in atto. Rappresentano cioè il quadro probabile che tra 10 anni caratterizzerà Feltre se non interverrà nulla per modificarlo.
Sappiamo che questa è una “ prova di laboratorio” e che lo stesso piano regolatore, con gli obiettivi che vorrà darsi, rappresenta un fattore che, con la sua capacità di offerta potrà modificare.
Previsioni demografiche
Se proiettiamo in modo lineare le serie storiche della popolazione totale e delle famiglie degli ultimi 10 anni (dal 1993 al 2003) si perviene per il 2015 a 19.467 persone e a 9.235 famiglie (con una dimensione media di 2,1 componenti).
Tenendo conto che i saldi totali negativi della dinamica demografica degli ultimi anni sono il risultato di andamenti diversi delle sue due componenti, quella naturale e quella migratoria, si è elaborata una proiezione per componenti della popolazione.
I saldi naturali risultano così fortemente negativi mentre quelli migratori costantemente positivi, portando la popolazione nel 2015 a 24.879 persone e 11.854 famiglie, con una dimensione media prevista di 2,1 componenti per nucleo.
Si è quindi proceduto a correggere il trend di sviluppo delle due componenti ipotizzando che tendessero a zero per fine periodo. Secondo questa ipotesi la proiezione per componenti perviene a 21.255 abitanti e, considerando sempre una dimensione dei nuclei familiari pari a 2,1, a 10.127 famiglie.
Scenari di sviluppo economico
Il primo dato su cui conviene porre attenzione è costituito dalla costante crescita del numero di unità locali e di addetti nel settore dei servizi. Le prime, secondo i dati del censimento del 2001 hanno oltrepassato le 630 unità, mentre i secondi sono pari a 1879 unità, con una crescita nell’ultimo decennio rispettivamente del 18,1% e del 22,4%.
Le variazioni in termini percentuali degli ultimi dieci anni evidenziano una redistribuzione di unità locali e addetti .
Mentre gli addetti aumentano anche se in maniera diversa nei vari settori, si registra un decremento delle unità locali industriali particolarmente marcato nell’ultimo quinquennio. Nel settore del commercio la situazione si presenta particolarmente critica: la quota di unità locali subisce un primo decremento nel primo quinquennio per poi aumentare negli ultimi cinque anni. Nell’ultimo periodo contrariamente agli altri settori anche gli addetti calano.
Da un lato si ritiene verosimile che anche nei prossimi anni il settore delle costruzioni e alcuni settori manifatturieri continuino a impiegare una quota rilevante della manodopera presente andando a stabilizzarsi sia in termini di addetti che di unità locali. Dall’altro sembra poter proseguire la crescita di alcuni settori del terziario, tra cui ad esempio il settore turistico/ricettivo e le attività ad esso connesse, mentre per il commercio i processi in atto registrano profonde ristrutturazioni nel settore con conseguenze sia sull’assetto delle aziende che soprattutto degli addetti impiegati.
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3.6.2 Carta delle penalità
La carta delle Penalità ha lo scopo di fornire delle indicazioni circa l’idoneità dei terreni alla realizzazione di opere antropiche, in relazione ad uno sviluppo di tipo sostenibile, ai fini di una corretta gestione territoriale. La suddivisione del territorio comunale in 3 classi di penalità, è stata operata sulla base di criteri topografici, litologici, idrogeologici e di stabilità.
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3.6.2.1 Criteri per la valutazione
CRITERIO TOPOGRAFICO
La ripartizione dei terreni nelle tre classi di penalità è stata operata innanzitutto sulla base della pendenza dei terreni:
(0 - 15% - classe I; 15 - 35% - classe II; > 35% - classe III)
E’ stata inoltre istituita una fascia di sicurezza per i terreni nei pressi delle scarpate: vengono fatti rientrare nella classe III a maggiore penalità, oltre alla scarpata stessa, i terreni fino a distanza di 8-10 metri dalla scarpata stessa.
CRITERIO LITOLOGICO
La composizione dei terreni e di conseguenza, le caratteristiche geotecniche degli stessi, hanno permesso di determinare la seguente ripartizione:
· Classe 1^: dolomia principale, calcari grigi, formazione di igne, calcare del vajont, rosso ammonitico inferiore, formazione di fonzaso, rosso ammonitico superiore, biancone, calcare bioclastico di pedavena (ovest), glauconia di Belluno, complesso arenaceo marnoso di Vignui, morenico, alluvioni antiche.
· Classe 2^: scaglia variegata, scaglia rossa, flysch di Belluno (est), arenaria di Altin, alluvioni recenti grosolane.
· Classe 3^: marne cinerine a orizzonti bioclastici del t.Colmeda (ovest), marne a pericosmus, complesso arenaceo glauconitico del colle della Croce, marne e siltiti arenacee, marne siltose finemente arenacee, alluvioni recenti fini.
CRITERIO IDROGEOLOGICO
La rete idrica del territorio feltrino è assai complessa e regolata da una serie di fattori sia naturali che artificiali. Ai fini della cata della penalità è stata vincolata completamente e quindi inserita nella classe a maggiore penalità la fascia di rispetto dei fiumi fino ad una distanza di 10 metri circa dall’alveo; nella medesima categoria sono state inserite anche le aree soggette a frequenti innondazioni. Nella ripartizione dei terreni tra le varie classi di penalità, si fa riferimento anche alle caratteristiche idrauliche intrinseche dei terreni stessi, in particolare alla permeabilità.
CRITERIO DI STABILITA’
La stabilità di un pendio, sia esso naturale che artificiale, è legata ad un sistema di forze che generano una serie di tensioni interne al terreno, superiori a quelle ammissibili, che possono indurre movimenti di massa di notevole entità.
Allo scopo di evitare che si verifichino situazioni estremamente disastrose, un ruolo fondamentale ha avuto la valutazione della stabilità del territorio comunale, in relazione alla presenza/assenza di frane e valanghe, di smottamenti antichi o recenti e di qualsiasi altra forma di instabilità dei terreni che possa essere considerata come rischio presente o futuro. Sono inseriti, nella fascia maggiormente penalizzata, quei terreni con elevato fattore di rischio, in particolare sedi di frane e di smottamenti attivi o facilmente attivabili.
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3.6.2.2 Classi di penalità
CLASSE DI PENALITA’ I -TERRENI IDONEI
Rientrano in questa categoria i terreni ritenuti idonei a sostenere opere antropiche di varia natura. Le ottime caratteristiche geotecniche, la bassa o nulla pendenza, compresa tra 0 – 20%, le ottime caratteristiche idrogeologiche e l’assenza di instabilità recenti o passate fa si che questa tipolgia di terreni possa essere ricondotta nella prima classe di penalità, ossia quella con assenza di vincoli.
CLASSE DI PENALITA’ II - TERRENI IDONEI A CONDIZIONE
Compresi in questa categoria vi sono quei terreni la cui pendenza è compresa in un range che va da 20 a 35%, con caratteristiche litologiche e geotecniche da medie a buone, con caratteristiche idrogeologiche abbastanza buone o eventualmente con problemi connessi ad eventi meteorologici eccezionali (periodo di piovosità prolungato oltre le medie stagionali,…); la stabilità dell’area non risulta compromessa se non superficialmente, dalla presenza di movimenti franosi di limitata entità. L’idoneità all’utilizzo dell’area è soggetta a verifiche specifiche circa la qualità dei terreni, mediante indagini geognostiche, prove di stabilità ed eventualmente realizzazione di opere preventive di stabilizzazione dei terreni.
CLASSE DI PENALITA’ III -TERRENI NON IDONEI
Sono compresi in questo raggruppamento i terreni, il cui utilizzo ai fini edificatori è precluso a condizione di interventi di consolidamento sostanziali sia per le opere da eseguire che, qualora la situazione lo richieda, nell’area circostante all’area di intervento. I terreni ivi inclusi sono caratterizzati da una pendenza elevata (>35%) e/o con valori dei parametri geotecnici considerati sfavorevoli alla realizzazione di opere antropiche e/o in situazioni di stabilità del pendio giudicate sfavorevoli. In queste circostanze è necessario, prima di procedere allo studio dell’opera, eseguire i progetti degli interventi volti al consolidamento ed alla stabilizzazione dell’area. Solo una volta attuati questi interventi significativi e/o radicali l’area potrà essere sede di un insediamento abitativo. Ricadono in questa classe anche le zone soggette, sotto l’aspetto idrogeologico, ad esondazioni frequenti, con falda superficiale o innalzamenti repentini della stessa, ovvero possibilità di allagamenti; rientrano in tale classe, infine, le zone con presenza di frane e/o smottamenti potenziali o attivi. Sono consentiti interventi edificatori solo successivamente ad opere per la messa in sicurezza dell’area, intesa non solo come area di intervento ma allargata a tutto l’intorno che possa risentire degli effetti dell’intervento edificatorio. A tal proposito, prima di procedere all’intervento edificatorio, dovranno essere progettati ed effettuati tutti gli interventi relativi al consolidamento dell’esistente o alla stabilizzazione dei dissesto in atto.
CLASSE DI PENALITA’ IV -TERRENI IN AREA P.N.D.B.:
Si tratta di terreni che sono inclusi all’interno dei confini del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e, in quanto tali soggetti a vincoli prestabiliti. Si tratta quindi di zone montuose in cui è permessa la sola ristrutturazione di edifici preesistenti e ad utilizzo saltuario (malghe utilizzate durante il periodo estivo per il pascolo del bestiame, rifugi e/o bivacchi, ecc.).
In particolare l’area del comune di Feltre non è interessata da aree di grande dissesto anche se presenta casistiche molto varie e specifiche. Dal punto di vista litologico tutti i terreni mesozoici fino Terziario in particolare all’ Eocene (Flysch di Belluno) hanno caratteristiche tali da non costituire problemi per qualsiasi tipo di edificazione. A partire dal Eocene i terreni sono rappresentati da arenarie e marne e pertanto è necessaria un’accurata valutazione anche degli altri parametri sopra riportati per una valutazione globale in termini di edificabilità. Anche il morenico e l’alluvionale possono spesso evidenziare corpi canalizzati che in condizioni specifiche richiedono un’analisi accurata. Dal punto di vista idrogeologico oltre ad un pericolo diffuso, legato solo a periodi di intense precipitazioni a causa di ruscellamenti spesso incontrollati imputabili alla mancanza di manutenzione degli stessi ed ad interventi antropici non appropriati o alla mancanza completa di interventi di regimazione (Vedi Lasen – Villabruna Loc fosse – Cellarda ……) l’area che desta più preoccupazioni è la piana di Mugnai in quanto in questa vasta area ad elevata densità abitativa durante periodi di forti precipitazioni si manifestarono frequenti allagamenti. Nella carta delle penalità è stata indicata un’area ricavata dai dati di piena del 27 novembre 2002 ove è assolutamente interdetta l’edificabilità. Per il resto della frazione è necessario seguire le disposizioni comunali che dispongono di non effettuare interrati, che possano sbarrare il deflusso della falda, di impostare la quota di fondazione circa 30¬50 centimetri sopra il piano campagna attuale, di effettuare fondazioni su platea e soprattutto di mantenere attivi e manutenzionati i numerosi fossi presenti nell’area della Frazione. Le problematiche di Mugnai sono imputabili al torrente Stizzon che all’uscita della valle di Seren, durante i periodi di piena, si infiltra nello spesso materasso alluvionale nei pressi di S.ta Lucia, innalza rapidamente il livello di falda a Mugnai per poi defluire lungo il Rio Musil. Probabilmente questo era, in antichità, il corso naturale dello Stizzon durante i periodi di piena. Ora permane una corrente di subalveo che genera diffusi e allagamenti se non vengono mantenute attive le vie di deflusso superficiali nell’area di emersione delle acque. In alternativa dovrà essere preso in seria considerazione un progetto di impermeabilizzazione dell’ argine sinistro dello Stizzon e il suo sghiaiamento fino al ponte di Tomo ridando al fiume la sua pendenza naturale.
Un’altra problematica associata alla carta della penalità è l’area industriale Peschiera. Qui i sondaggi hanno rilevato la presenza fino a profondità superiori ai 30 metri di terreni a granulometria fine. Solo superficialmente si ha un sottile strato di alluvioni grossolane. L’area per il criterio litologico (alluvioni recenti fini III) ricade nella classe di penalità III e qui se verranno fatti interventi edificatori dovranno essere corredati da indagini specifiche e da consolidamente appropriati.
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3.6.2.3 Classi di compatibilità geologica ai fini edificatori
Sulla base della classificazione dei terreni effettuata dal geologo (come descritto nel paragrafo precedente), ai fini della redazione della Carta della fragilità territoriale (tav. 3), in adeguamento alle indicazioni della Regione Veneto – servizio Geologia, al fine di uniformare le informazioni alle normative vigenti, sono state identificate le seguenti categorie:
Classe di compatibilità I – Terreni idonei
Terreni ritenuti idonei a sostenere opere antropiche di varia natura senza alcun vincolo grazie alle ottime caratteristiche geotecniche, alla bassa o nulla pendenza, alle ottime caratteristiche idrogeologiche ed alla assenza di instabilità recenti o passate.
Classe di compatibilità II – Terreni idonei a condizione
Terreni la cui pendenza è compresa in un range che va da 20 a 35% con caratteristiche litologiche e geotecniche da medie a buone, con caratteristiche idrogeologiche abbastanza buone o eventualmente con problemi connessi ad eventi metereologici eccezionali; la stabilità dell’area non risulta compromessa, se non superficialmente, dalla presenza di movimenti franosi di limitata entità. Questa classe comprende anche terreni il cui utilizzo ai fini edificatori è subordinato alla realizzazione di interventi di consolidamento sostanziali. Si tratta di terreni caratterizzati da una pendenza elevata e/o con valori dei parametri geotecnici considerati sfavorevoli alla realizzazione di opere antropiche e/o in condizioni di stabilità del pendio giudicate sfavorevoli.
Classe di compatibilità III – Terreni non idonei
Si tratta di terreni che sono inclusi all’interno dei confini del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, soggetti in quanto tali a vincoli prestabiliti. Si tratta quindi di zone montuose in cui è permessa la sola ristrutturazione di edifici preesistenti e ad utilizzo saltuario (malghe utilizzate durante il periodo estivo per il pascolo del bestiame, rifugi e/o bivacchi, etc.).
Come si evince dalla descrizione delle classi di compatibilità, le classi di penalità II e III sono state accorpate nella Classe di compatibilità II in adempimento alle prescrizioni regionali.
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3.6.3 Linee guida finalizzate alla conservazione e valorizzazione, degli ambiti di pregio paesaggistico-ambientali
Settore dolomitico nel Parco Nazionale
Il Parco ha già un Piano regolarmente approvato dalle autorità regionali. In linea teorica, quindi, fornire ulteriori indicazioni potrebbe apparire superfluo. Oggettivamente l’attuale livello di vulnerabilità è basso; tuttavia si dovrebbe dar seguito ai progetti speciali inerenti la selvicoltura e i prati-pascoli (malga modello). Finora essi sono rimasti sostanzialmente inapplicati. L’identificazione di riserve forestali naturali è rimasta un auspicio, al pari degli obiettivi di miglioramento e rinaturalizzazione. Soprattutto nei boschi gestiti dall’ex ASFD, rientranti in Riserve Naturali, ad esempio quello di Ramezza, alcuni interventi migliorativi sarebbero auspicabili. A maggior ragione, per quanto concerne gli ambiti prativi sarebbe necessario attivare finalmente, per alcune aree ben indicate (tra queste anche il Monte Grave) interventi di falciatura con asporto per favorire conservazione di habitat che sono stati originati proprio dalle tradizionali attività agronomiche, oggi superate. Il Parco risulta aggiudicatario di un finanziamento Life Natura (bando 2002, con inizio attività a fine 2003) nel quale sono previste azioni di ripristino e di miglioramento delle superfici prative e tra queste anche il Monte Grave. Essendovi proprietà private si dovrà prima acquisire il consenso dei legittimi possessori.
Settore submontano, in prossimità dei confini del Parco, e delle colline terziarie
Le indicazioni scaturite dalla pianificazione del Parco, almeno per la zona C a destinazione agrosilvopastorale, dovrebbero valere anche per questa fascia che ne è l’ideale anticamera e include le principali vie di accesso. Per quanto concerne i nuclei abitati, frazioni, località e singoli edifici, dovrebbero pur valere le indicazioni generali stabilite per la zona D di promozione economica e sociale. Quest’area è attualmente quella di maggior valore paesistico e conserva elevati livelli di biodiversità che derivano, spesso, da tradizionali usi del suolo che, negli ultimi 50 anni hanno subito le profonde modifiche suaccennate. Le linee guida di carattere generale prevedono una marcata attenzione per la risorsa acqua e per le zone umide. I boschi possono essere migliorati, soprattutto in qualità, attraverso gestioni più consone al rispetto della funzionalità ecologica piuttosto che ispirate al prelievo di legna da ardere condotto senza rispetto di regole che tendano ad assicurare la durevolezza della risorsa. In questo settore sembra opportuno concentrare attenzioni e risorse verso il ripristino dei sistemi prativi che, a livello paesaggistico non meno che naturalistico, sembrano più fragili e sono stati sensibilmente ridotti negli ultimi decenni, oltre che peggiorati qualitativamente per le diverse modalità di sfalcio e concimazione. Per la tutela della biodiversità sarebbe fondamentale la prosecuzione di un’agricoltura di tipo non intensivo, tradizionale, che venga condotta dai proprietari, anche part-time o dopolavoro, piuttosto che un fenomeno di concentrazione in aziende di maggiori dimensioni che difficilmente possono avere interesse a una cura dell’ambiente per motivi paesaggistici a meno che questo non comporti una consistente remunerazione. Tra le cause dello spopolamento di alcune frazioni vi è stata l’impossibilità di adeguare alle nuove esigenze la casa natia, ciò che ha indotto all’emigrazione dalla periferia verso i centri di fondovalle. In questa fascia vi sono valori che meritano di essere conservati anche per finalità naturalistiche e non solo estetiche: ad esempio i muri a secco, i terrazzamenti, i viottoli alberati, le siepi divisorie, le modeste pozze utilizzate per l’abbeverata, sempre ricche di anfibi e fauna invertebrata. Da quanto si è potuto stabilire attraverso specifici rilievi fitosociologici, la concimazione a letame è nettamente da preferire rispetto a quella a liquame, che riduce sensibilmente il numero delle specie di flora vascolare.
Fondovalle
Si tratta del settore più vulnerabile e soggetto alle maggiori pressioni. L’espansione urbanistica (e infrastrutturale) va contenuta e razionalizzata al fine di non perdere altri preziosi lembi di territorio prossimo-naturale. Attualmente esistono estesi sistemi di incolti a bassa qualità ecologica potenzialmente in grado di assorbire nuove edificazioni senza compromettere la qualità e la funzionalità del sistema ecologico. Esistono, tuttavia, aree intaccate e parzialmente degradate per le quali sarebbero auspicabili interventi di riqualificazione. La piana tra Villapaiera, Anzù e Celarda e la zona di Vellai-Casonetto-Zermen sono solo esemplificative. Al contrario che nella fascia collinare e submontana, dove la conservazione del prato tradizionalmente falciato può rappresentare l’obiettivo di riferimento, in questo settore la riqualificazione del boschetto planiziale può diventare l’obiettivo centrale di un programma teso ad assicurare un minimo di continuità nei sistemi ecologici. La densità di infrastrutture crea infatti barriere difficilmente superabili se non a caro prezzo. Nella piana Anzù-Villapaiera, dove sorge l’area industriale, per la quale esistono anche progetti di espansione, passa un canale ENEL che a suo tempo ha determinato la moria di numerosi ungulati, è attraversata dal metanodotto e si pensa alla zona dei Collesei, di sempre apprezzabile valenza naturalistica e geomorfologica, quale sito possibile per discariche di inerti. Si tratta di situazioni di fatto che è difficile sostenere possano essere considerate compatibili con la conservazione della qualità ecologica. Parte di quest’area è un SIC e di ciò si dovrà tener conto. In questo settore, anche le zone umide, e non solo quelle di eccellenza già tutelate (almeno formalmente) meritano rispetto; esse sono sempre una spia della qualità complessiva del sistema ecologico.
Dal punto di vista faunistico, ma non solo, è molto importante che a fondovalle, settore assai vulnerabile in relazione alle pressioni in atto, venga mantenuta la connessione fra i diversi sistemi arborei lineari (lungo i corsi d’acqua, le strade, ecc.), anche se di apparente scarso interesse naturalistico, in quanto costituiscono preziosi corridoi faunistici oltre che siti di rifugio e di nidificazione per svariate specie animali.
Settore collinare e submontano con rilievi prealpini isolati (Miesna, Telva, Aurin)
In questo settore le indicazioni sono analoghe a quelle individuate per la fascia submontana confinante con l’area del Parco. Vi sono tuttavia alcune peculiarità. In primis l’obiettivo di tutela dei valori naturalistici, e quindi paesistici, dovrebbe essere quello di evitare l’evoluzione dei prati arido-steppici verso i cespuglieti. Lo sfalcio, sia pure episodico, è ancora il sistema migliore e, in ogni caso, il più sicuro. L’esperienza del pascolamento ovicaprino sarebbe infatti troppo rischiosa ed è noto che oggi essa viene praticata senza controllo da parte del pastore. È inoltre possibile che al mantenimento di questa situazione, in passato, abbiano contribuito gli incendi, eventi assolutamente da evitare. Anche il bosco ceduo svolge un ruolo importante. Esso va contenuto e meglio gestito e, in questo caso, si dovrebbero favorire le querce che mostrano qui una migliore potenzialità. Sui versanti a nord del Miesna vi sono anche boschetti di discreta fertilità che richiederebbero cure migliorative.
Monte Tomatico
In questo settore le indicazioni di carattere generale sono quelle già espresse per la fascia submontana delle frazioni alte prossime al Parco. In questo caso è molto più accentuata la vocazione forestale e i sistemi prativi occupano superfici ridotte (ma questa è un’ottima ragione per cercare di mantenerle e, al limite, potenziarle, per motivi faunistici, oltre che estetico-paesaggistici).
Per la zona a monte di Tomo e Villaga è altresì raccomandabile uno specifico intervento per il recupero e la valorizzazione del castagno. Il bosco occupa quasi tutta la superficie disponibile e si ha netta prevalenza di faggete. Qui come altrove si notano rimboschimenti con conifere che sarebbe preferibile eliminare gradualmente appena raggiunta la maturità per favorire la rinaturalizzazione, che non dovrebbe essere difficile. Gli ambienti rupestri e di forra, invece, dovrebbero essere lasciati il più possibile alla naturale evoluzione. La fascia pedemontana a monte della SS 348 Feltrina, fino ai confini di Quero, appare oggi disturbata, ma non essendovi emergenze vegetazionali, non richiederebbe interventi prescrittivi urgenti. Miglioramenti boschivi e recupero di superfici prative sarebbero comunque auspicabili anche in funzione della vocazione faunistica.
Ambiti fluviali
Un discorso a parte meritano le aree spondicole, ripariali, dei principali corsi d’acqua: Piave, nel non breve tratto tra il Vincheto e il confine con Quero, Caorame, al confine est del territorio comunale, Stien, Stizzon. Anche Colmeda e Sonna, oltre al Musil, meritano qualche considerazione.
Il Piave, non solo per la sua storia, è parte integrante del paesaggio veneto. Sono note le sue vicissitudini e il fatto che si tratti di un sistema molto artificializzato, caratterizzato da una serie di dighe e condotte che lo rendono molto più povero di acque. Ciò nonostante, negli ambiti fluviali, il recupero di naturalità, specialmente dopo eventi alluvionali, è tangibile più che altrove, e si verifica una sorta di continuo ringiovanimento. L’interesse biologico-naturalistico degli ecosistemi fluvio-ripariali è ben noto e documentato. Parte del settore è già inserito in area SIC ma le considerazioni di carattere ecologico e gestionale sono estrapolabili anche all’esterno. Il geosigmeto (insieme di comunità vegetali la cui distribuzione è determinata da fattori geomorfologici) delle aste fluviali e torrentizie maggiori comprende:
· formazioni erbacee pioniere delle ghiaie e delle sabbie (i consorzi a Calamagrostis pseudophragmites nelle situazioni migliori, e le erbe nitrofile del Bidention sui fanghi e limi in aree più disturbate);
· formazioni arbustive, quasi sempre rappresentate da consorzi a Salix eleagnos e Salix purpurea, spesso anche con olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides) che ben tollera periodi di aridità estiva. Più raramente, ma per questo meritano maggiore attenzione, compaiono nuclei con Myricaria germanica che danno un’impronta continentale. A volte tali formazioni sono miste con ontano bianco;
· formazioni arboree con salice bianco e pioppo nero, quali piante guida. Esse rappresentano uno stadio più evoluto in cui il livello della falda si mantiene superficiale. In condizioni di bosco ripariale meno dipendente dai fenomeni alluvionali (in questo caso solo le grandi piene raggiungono questo tipo), la vegetazione si avvicina a quella del climax con farnia e carpino bianco, sempre associati a frassino, olmo, ecc. Sul Piave tale sequenza, per effetto delle alterazioni antropiche e delle regimazioni idrauliche, è molto difficile da osservare ma comunque intuibile sulla base dei diversi frammenti e di quanto si nota nella riserva naturale del Vincheto. Una corretta gestione di tale importantissimo ecosistema dovrebbe contemplare la disciplina rigorosa dell’attività di cava, una netta distinzione tra i prelievi effettuati per motivi di sicurezza idraulica a carico di ambiti di greto, da quelli che interessano le zone golenali per le quali non sono giustificabili prelievi distruttivi che favorirebbero, inevitabilmente, la robinia e l’invasione di piante esotiche.
Il Caorame presenta una fascia ristretta di bosco di versante (quello di greto è trascurabile) con farnia e frassino (aspetti igrofili del Carpinion), senza scarpate aride di particolare pregio. La zona di confluenza verso il Piave meriterebbe, invece, di essere gestita in modo analogo al Vincheto.
Lo Stien presenta aspetti prossimo-naturali assai pregevoli nel Parco, a monte delle captazioni. Si tratta di una risorsa importante per l’acqua, ed anche per la pesca. Da evitare, qui come altrove, il disturbo eccessivo e l’attività di cava. I fiumi sono le più naturali vie di collegamento, assicurano continuità ecologica (corridoi faunistici notevoli) ma essi sono anche fragili e il livello di naturalità è inversamente proporzionale alla copertura di specie alloctone che trovano qui le vie preferenziali di espansione.
La situazione attuale relativa allo Stizzon è decisamente compromessa. Il torrente è spesso completamente secco e non sono stati identificati, lungo il suo percorso in comune di Feltre, ambiti naturalistici di pregio. I consorzi sono spesso degradati e interventi di recupero, sempre auspicabili, appaiono onerosi.
Sonna e Colmeda hanno conservato poco delle caratteristiche originarie di habitat fluviali. Meriterebbero, comunque, interventi di riqualificazione, almeno paesaggistica se non biologica, Il Musil, pur così ridotto, include ancora microhabitat di relativo pregio e, certamente, sono auspicabili attenzioni ed interventi di recupero per favorire gli aspetti a ontano nero e la permanenza di acque di risorgiva.
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3.6.4 Tutela del sistema agricolo
I problemi fondamentali dell'agricoltura sono i seguenti:
· invecchiamento della mano d'opera agricola;
· politiche nazionali e regionali carenti per indirizzi, previsioni e recepimento dell'evoluzione dei mercati;
· politiche di cooperazione regionale in ambito commerciale non rispondenti all'obiettivo prefissato;
· sviluppo urbanistico e infrastrutturale compromissori del settore;
· frazionamento e polverizzazione della proprietà fondiaria;
· aggravi burocratico - amministrativi;
· limitata diffusione di strutture cooperativistiche o associate per la commercializzazione e valorizzazione dei prodotti (marchi di qualità).
Le norme comunitarie riguardanti la salvaguardia ambientale, la sanità pubblica e il benessere degli animali costituiscono l’insieme dei criteri di gestione obbligatori contenuti in 18 atti legislativi comunitari.
Questi regolamenti risulteranno determinanti sull'evoluzione dello scenario agricolo locale.
L'importanza dell'agricoltura è ancora grande, non più in termini occupazionali ma in quelli produttivi e ambientali.
Il problema dell'agricoltura dell'area rientra in quello del "declino rurale", sostanzialmente basato su un esodo continuo.
Il processo correttivo deve fondarsi sulle iniziative e sui fabbisogni locali, valorizzando le potenzialità in loco, e deve essere graduale e flessibile. Esso richiede uno sforzo continuo basato sul raggiungimento dei seguenti obiettivi:
· mantenere le aziende dedite all'agricoltura, valorizzando produzioni di qualità;
· incoraggiare l'integrazione tra agricoltura ed altre attività economiche;
· fornire l'assistenza ed i servizi indispensabili ai coltivatori e alle popolazioni locali;
· promuovere e sostenere economicamente strutture collettive a servizio degli agricoltori, che pur avendo una limitata redditività assumono notevole importanza per l’economia agricola, quali ad esempio il macello, l’assistenza zootecnica specialistica, ecc.;
· promuovere produzioni di nicchia ad integrazione dei redditi ritraibili da addetti a part-time che con la propria attività marginale garantiscono la salvaguardia dell’ambiente;
· valorizzare l'ambiente naturale, anche ai fini di un graduale sviluppo del turismo su ciò basato;
· normare gli interventi edificatori nelle zone rurali, in ottemperanza alla L.R. n°11/2004, mediante una "disciplina" urbanistica che regoli l'intero territorio sovracomunale, al fine di evitare differenziazioni tra Comuni omogenei per risorse ambientali e territoriali, sia per le nuove edificazioni che per il recupero dell'esistente patrimonio edilizio rurale;
· promuovere iniziative di pubblicizzazione dei prodotti agricoli tipici e tradizionali, con fiere e mostre; un esempio positivo, e da ampliare, è la mostra mercato dei prodotti tipici del feltrino “L’antica fiera di San Martino” che si effettua nella 1ª decade di novembre;
· diffondere l’importanza della tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti alimentari, che a decorrere dal 1 gennaio 2005, come previsto dal Regolamento CE n. 178/2002, sono diventate obbligatorie.
Infine, pur in un momento di forte difficoltà generale nei consumi, l’importante ambito dei prodotti caseari tipici trova ancora ampi spazi nel mercato locale, proprio per la qualità e le caratteristiche tradizionali.
L'equilibrio ecologico della campagna tradizionale era nel recente passato conseguenza di un sistema economico e sociale complesso; attualmente l'agricoltura moderna tende a semplificare tali equilibri ed il paesaggio risulta appiattito.
Una rivitalizzazione del paesaggio rurale ha come obiettivo di interesse generale, quindi, anche la difesa dell'ambiente.
Le siepi e i filari costituiscono un sistema lineare che dovrebbe essere integrato da un sistema puntiforme, costituito da nuclei alberati con struttura simile in parte a quella delle siepi ed in parte a quella dei boschi. In complesso la struttura ecologica delle siepi nella sua forma più completa, cioè con parecchi piani di vegetazione, è molto simile a quella delle associazioni vegetali che costituiscono i margini dei boschi.
Importanza assume anche l'integrazione tra il paesaggio urbano e quello della campagna circostante, con maggiori valenze paesaggistiche, nonché l'interconnessione degli spazi verdi urbani.
Per realizzare l'interconnessione sono molto importanti da una parte le strutture naturali preesistenti (ad esempio gli ambiti verdi attorno ai corpi d'acqua) e dall'altra le strutture verdi derivanti dallo sviluppo storico della città.
I collegamenti verdi possono ad esempio congiungere tra loro gli spazi verdi più importanti, come parchi e giardini, appoggiandosi a linee già predisposte, naturali o artificiali (ad esempio canali); detti collegamenti possono contenere una o più corsie riservate a pedoni e ciclisti, affiancate da superfici a prato piantumate con alberi e cespugli al fine di rendere maggiormente fruibile il territorio comunale.
L’area protetta del settore dolomitico nel Parco Nazionale presenta un livello di vulnerabilità basso, mentre l’area submontana e delle colline terziarie è attualmente quella di maggior valore paesistico e conserva elevati livelli di biodiversità.
Le linee guida di carattere generale per la salvaguardia dovranno rivolgere attenzione anche alla risorsa acqua e alle zone umide.
Sarebbe auspicabile la prosecuzione di un’agricoltura di tipo non intensivo, tradizionale sostenuta da misure compensative edilizie o economiche.
L’area di fondovalle è la più vulnerabile ed è quella soggetta alle maggiori pressioni; in essa l’espansione urbanistica (e infrastrutturale) va razionalizzata al fine di non perdere altri preziosi lembi di territorio con valenza naturalistica. Attualmente esistono estesi sistemi di incolti a bassa qualità ecologica, potenzialmente in grado di assorbire nuove edificazioni senza compromettere la qualità e la funzionalità del sistema ecologico.
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