P.A.T. Relazione di Progetto
Relazione di Progetto Piano di Assetto del Territorio
INDICE
PREMESSA
1. LA COSTRUZIONE DEGLI OBIETTIVI
PREMESSA
1.1 Gli obiettivi generali e il Documento preliminare
1.1.1 Gli obiettivi generali
1.1.2 Scelte strategiche di assetto del territorio
1.1.3 Indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio
1.2 L’accordo di pianificazione: modalità e finalità
1.3 Il Forum e le indicazioni emerse
1.3.1 Sintesi di un lavoro collettivo
1.3.2 Individuazione delle direttrici di sviluppo auspicate
1.4 La concomitanza con il “Progetto Pilota”
2. GLI SCENARI E LE TENDENZE
PREMESSA: la pianificazione urbanistica nel comune di Feltre
2.1 Gli scenari del P.R.G. vigente
2.2 I vincoli e la pianificazione territoriale
2.3 LE TENDENZE: QUADRO GENERALE
2.3.1 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree residenziali
2.3.2 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree produttive
2.4 IL DIMENSIONAMENTO DEL P.A.T.
2.4.1 Stima della popolazione futura
2.4.2 Il dimensionamento del Piano
3. LA COSTRUZIONE DELLE STRATEGIE
PREMESSA
3.1. CRITERI E CONTENUTI DEL PROGETTO
3.1.1 I valori individuati dal P.A.T. (Tavola n. 2)
3.1.2 I condizionamenti all’uso del territorio (fragilità) (Tavola n. 3)
3.1.3 Le azioni di Piano (trasformabilità) (Tavola n. 4.b)
3.1.4 La mobilità
3.1.5 Criteri per una trasformazione perequativa del territorio
4. L’APPARATO NORMATIVO
4.1. Gli Ambiti Territoriali Omogenei: quadro normativo, obiettivi e strategie
4.1.1 Gli Ambiti Territoriali Omogenei: Criteri per la loro definizione
4.1.2 Definizione degli ATO e loro contenuti
4.2. Allegati alla Relazione di Progetto: indirizzi, criteri e direttive
4.2.1 Allegato A: Indirizzi e direttive per la prevenzione del rischio e per il controllo degli interventi edilizi e infrastrutturali
4.2.2 Allegato B: Indirizzi, criteri e direttive per gli elementi di interesse ambientale, naturalistico e geologico ( art. 8 delle Norme Tecniche)
4.2.3 Allegato C: Indirizzi e direttive per il territorio agricolo
4.2.4 Allegato D: Indirizzi e direttive relativi alle modalità di intervento sugli edifici esistenti
4.2.5 Allegato E: Indirizzi e direttive per i parchi cittadini
4.2.6 Allegato F: Indirizzi e direttive per le aree strategiche
4.2.7 Allegato G: Indirizzi e direttive per gli interventi a favore del turismo e del tempo libero
4.2.8 Allegato H: Indirizzi, criteri e direttive per la gestione del P.A.T.
4.2.9 Allegato I: Indirizzi e criteri per l’incentivazione della qualità architettonica
4.2.10 Allegato L: Indirizzi e criteri per il controllo del dissesto idrogeologico e la verifica della compatibilità idraulica
4.3. Allegati alla Relazione di Progetto: Elenchi
PREMESSA
La relazione di progetto costituisce una sorta di manuale a disposizione dell’Amministrazione e dei cittadini, per chiarire le finalità e i contenuti del Piano di Assetto del Territorio (P.A.T.); e come supporto del suo proseguimento, o attuazione conforme, che è il Piano degli Interventi (P.I.). Un manuale che contiene quindi le motivazioni e gli obiettivi delle scelte, che dovranno essere sempre tenuti presenti nella redazione del P.I., e le indicazioni più specifiche, in forma di cartografia di piano, di norme, di direttive e indirizzi, di elenchi.
PREMESSA
La definizione degli obiettivi del Piano di Assetto del Territorio è arrivata a compimento attraverso un percorso che ha seguito queste tappe.
· La elaborazione di un Documento Preliminare, votato dalla Giunta del Comune di Feltre, che delinea gli obiettivi generali dell’Amministrazio-ne.
· L’accordo di pianificazione tra Comune, Regione, Provincia, che stabilisce le modalità di svolgimento della copianificazione, e ridefinisce finalità condivise.
· La partecipazione e confronto con i cittadini, attraverso i loro rappresentanti, nel Forum, che ha autonomamente elaborato finalità e obiettivi generali e particolari.
· La concomitanza dell’avvio del “Progetto Pilota per la Salvaguardia dei valori paesistici e ambientali del territorio comunale di Feltre”, che a sua volta ha circoscritto obiettivi di salvaguardia e tutela del paesaggio.
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1.1 Gli obiettivi generali e il Documento preliminare
1.1.1 Gli obiettivi generali
Il territorio di Feltre è interessato da una strumentazione urbanistica complessa e sostanzialmente invecchiata. Il Piano Regolatore Comunale vigente risale agli anni ’60; ha subito molte varianti, e vede ormai esaurita la sua capacità di dialogo con la città ed il territorio. Diversi, rispetto ad oggi, erano gli obiettivi posti alla base della programmazione, ispirati, come spesso succedeva, alle più ottimistiche ipotesi di crescita demografica e di sviluppo economico, e non confrontati con la delicatezza del territorio: un forte sovradimensionamento, una infrastrutturazione stradale ridondante per certi versi, e imprevidente per altri, un eccessivo consumo di territorio agricolo con aree di espansione rimaste sottoutilizzate, sono solo i più evidenti fattori di inadeguatezza di quello strumento alla nuova realtà e alle nuove problematiche territoriali.
Su alcune parti del territorio agiscono strumenti che hanno introdotto, almeno in parte, valenze e normative di ordine ambientale e paesaggistico: sono il Piano d’Area del Massiccio del Grappa, e il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (quest’ultimo istituito nel 1993). Su gran parte del territorio vige inoltre dalla fine degli anni ‘90 un vincolo paesistico generalizzato, mentre vi sono state individuate aree SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone a Protezione Speciale), con proprie specifiche normative.
Su Feltre gravano quindi molteplici strumenti, le cui regole sono spesso sovrapposte e assai scarsamente integrate, generando confusione e scarsa efficacia nella gestione della pianificazione. Vi prevalgono gli aspetti genericamente vincolistici, mentre mancano sia strumenti orientati ad una salvaguardia mirata e selezionata, sia indicazioni propositive per la disciplina della valorizzazione e degli interventi.
La domanda di una profonda revisione degli strumenti di pianificazione urbanistica nasce quindi innanzitutto da considerazioni di questa natura, cui si accompagna la pressione di nuove istanze, economiche e sociali, e di nuove sensibilità rispetto alla realtà del territorio feltrino; vi si intrecciano domande relative alla sicurezza ambientale, alla salvaguardia e alla fruizione anche turistica delle risorse culturali e paesaggistiche, alla qualità della vita, intesa come buon livello dell’abitare e dei servizi; con la consapevolezza che il piano urbanistico da solo non potrà risolvere l’insieme di tali questioni, quanto piuttosto creare il quadro delle condizioni più favorevoli affinché tutto ciò possa nel tempo manifestarsi.
Il quadro della pianificazione feltrina si è incrociato con il lungo dibattito che si è svolto a livello nazionale e regionale sui caratteri e sui contenuti dell’urbanistica e che ha portato a nuovi approcci metodologici nella progettazione dei piani e alla promulgazione di nuove normative regionali.
Infatti, nei mesi stessi in cui Feltre si stava impegnando nell’avvio degli studi per l’approntamento del nuovo piano regolatore, arrivavano a conclusione due importanti iniziative legislative: a livello nazionale, il Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, e a livello regionale la Legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 “Norme per il governo del territorio”.
Il primo impegna, tra l’altro, le Regioni ad adottare propri piani paesaggistici, la seconda esplicita tra i suoi contenuti e finalità quelli legati allo sviluppo sostenibile.
Infine, l’eccezionalità del paesaggio feltrino ha spinto la Regione Veneto a scegliere questo territorio per la sperimentazione di un piano paesaggistico: un accordo sottoscritto tra Ministero, Regione, Provincia e Comune prevede l’elaborazione di un “progetto pilota” e di linee guida per la pianificazione paesaggistica che saranno recepite dalla Regione stessa nella definizione della propria disciplina urbanistica.
In questo quadro, gli obiettivi generali che l’Amministrazione di Feltre si prefigge, e che per la eccezionale combinazione di eventi di cui sopra ritiene di poter realizzare, sono molteplici.
· Elaborare un Piano completamente nuovo: nella forma delineata dalla L.R. 11/04 che prevede il P.R.G., articolato in due momenti: il Piano di Assetto del Territorio (P.A.T.) che delinea le scelte strategiche di assetto e di sviluppo del territorio comunale e Piano degli Interventi (P.I.) che disciplina gli interventi di organizzazione e trasformazione del territorio da realizzare nell’arco temporale di cinque anni in conformità con le indicazioni del P.A.T.. Si tratta quindi di uno strumento urbanistico complessivo per il governo del territorio, in grado di contenere tutte le componenti richieste e di far fronte alle istanze espresse; ponendo così fine alla confusione normativa attuale.
· Fondare il Piano su una conoscenza approfondita della realtà del territorio, in tutte le sue componenti e nelle loro reciproche interrelazioni, con un metodo di analisi spiccatamente interdisciplinare, e con l’attivazione di un Sistema Informativo Comunale che raccoglie il quadro conoscitivo. In questa logica la formazione del quadro conoscitivo non si limita alla costruzione di un catalogo delle informazioni associate alle competenze dei principali soggetti di governo del territorio (Comune, Provincia, Regione), e organizzato attraverso l’analisi delle matrici previste negli atti di indirizzo pubblicati sul BUR n°105 del 22 ottobre 2004, ma costituisce una parte integrante e non separata del percorso di redazione del quadro strutturale e operativo del progetto di piano.
· Realizzare un Piano condiviso, facendo partecipare la cittadinanza e le forze sociali alla individuazione e alla discussione e degli obiettivi generali e specifici; in particolare nella fase della messa a punto delle scelte strategiche.
· Implementare il Piano urbanistico con gli aspetti paesaggistici in un dialogo continuo tra le scelte funzionali e la tutela del paesaggio: ciò nella prospettiva non solo della salvaguardia dei molti e riconosciuti valori del paesaggio, come oggi si presentano, ma anche della riqualificazione dei paesaggi del degrado, che accompagnano lo sviluppo contemporaneo anche in questa zona, sia pure meno gravemente che in altre; e con la convinzione che un paesaggio contemporaneo ha pieno diritto di coesistere con quello storico e naturalistico, e che un buon piano deve orientarne le forme verso manifestazioni appropriate.
· Implementare il Piano con gli aspetti ambientali, correlando e verificando le scelte infrastrutturali, insediative, produttive, sotto il profilo dello sviluppo sostenibile (l’attivazione prevista dall’art. 4 della Legge 11/04, della procedura della VAS va in questa direzione).
· Contenere l’espansione delle nuove aree insediative per la residenza, per la produzione e il commercio, nei limiti di un corretto dimensionamento, basato su previsioni realistiche e conseguenti agli obiettivi che il Piano di Assetto consente di coniugare attraverso le visioni strategiche e le necessarie azioni di tutela.
· Rispondere alla domanda di qualità della vita, verificando e ottimizzando la quantità e la distribuzione dei servizi e delle aree verdi.
· Rispondere alla generale domanda di qualità dello spazio e del paesaggio proponendo un nuovo approccio al piano, basato sulla verifica progettuale degli interventi (per aree di nuovo impianto, di trasformazione, o anche solo da sistemare e razionalizzare).
· Individuare una procedura di attuazione rappresentata dalle direttive per il P.I. che sia realistica ed efficace, attraverso piani attuativi basati sulla attivazione di iniziative e risorse tra pubblici e privati.
· Mantenere in ogni caso un’ottica sovracomunale soprattutto per le questioni di preminente interesse paesaggistico e ambientale.
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1.1.2 Scelte strategiche di assetto del territorio
Le scelte strategiche sono venute maturando attraverso la riflessione sulle problematiche emergenti e sulle risorse disponibili, via via individuate dal lavoro di analisi e dal coinvolgimento della cittadinanza.
I temi centrali per l’assetto del territorio feltrino, corrispondono a precise, grandi risorse in esso rintracciabili.
Anzitutto, una forte attenzione al territorio circostante la città, diretta a verificare in prima istanza il peso delle frazioni e a confermarne il tessuto sociale: queste, molto numerose, diverse per dimensioni e dinamicità, localizzate sulle colline o ai piedi dei pendii, ospitano circa la metà della popolazione complessivamente residente nel comune. Si caratterizzano per la presenza di centri storici ben definiti, per uno sviluppo residenziale recente più o meno consistente, per la presenza di aree agricole al contorno variamente coltivate, e sono collegate da una viabilità minore molto ramificata; il recupero residenziale attraverso la salvaguardia dei caratteri storico-ambientali degli edifici, la ridefinizione dell’abitato e delle sue espansioni con riguardo al contorno agricolo, la garanzia di servizi minimi indispensabili e di centri di aggregazione per la vita sociale dei residenti, i collegamenti con il capoluogo e in rete, rappresentano le prime linee propositive.
Grandi ville, borghi rurali, case padronali e case rurali minori, oltre a piccoli manufatti diffusi nel territorio - cappelle votive, fontane, capitelli, muri di recinzione e di contenimento - costituiscono la trama insediativa che intercorre tra i centri frazionali: si tratta di un enorme bacino di risorse culturali e paesaggistiche, che il Piano individua e per le quali fornisce le indicazioni normative tendenti alla salvaguardia, ma anche alla valorizzazione.
La realtà del Parco e delle aree già ufficialmente riconosciute di interesse naturalistico, si coniuga con una attenzione a tutto il territorio, mirata a definire corridoi ambientali e habitat particolari, anche per potenziare attraverso circuiti o approfondire anche in sede di Piano degli interventi le potenzialità turistiche in questo particolare settore.
Particolare cura viene posta al tema dell’agricoltura, dove il piano fornisce regole ed indirizzi per quelle aree nelle quali cominciano a prendere piede colture speciali e di nicchia, agli allevamenti, alle case rurali abbandonate con i relativi fondi, e a molti altri aspetti che sono importanti ugualmente per l’economia della zona e per la salvaguardia delle sue caratteristiche paesaggistiche; in particolare, si preoccupa di salvaguardare le aree agricole di interesse primario, tutte le volte che si trovano in conflitto con spinte ad una diversa utilizzazione.
Mentre è fuori discussione il ruolo del capoluogo come centro dei servizi principali, il Piano affronta due problemi: quello del ruolo della Cittadella, e di tutto il centro storico, e quello della rivitalizzazione della città nel suo complesso.
Per il primo non vi può essere nessuna scelta che possa prescindere dalla conservazione e dalla valorizzazione dello straordinario patrimonio edilizio, fatto di palazzi, piazzette, cortine edilizie, chiese, fino ad episodi come il castello e le mura: d’altra parte migliorarne la accessibilità, anche con soluzioni tecnicamente innovative, diventa condizione indispensabile, sia per il rilancio residenziale, che per l’uso turistico.
Per il secondo aspetto, il processo di rivitalizzazione dovrà innescarsi a partire dagli spazi e dagli edifici pubblici esistenti, oltreché dal riuso di quelli dismessi: le piazze, la stazione ferroviaria e delle corriere, i musei, il teatro, le biblioteche, l’università, i parchi, le attrezzature sportive, vengono individuati come i fulcri di un vero sistema urbano, superando la dimensione di singoli episodi che oggi li caratterizzano.
Le vaste zone periferiche del capoluogo, prevalentemente residenziali, vengono assunte in tutta la loro importanza, anche in considerazione della quota di popolazione che ci vive: ridefinirne i confini con la campagna, ricucire brani di tessuto edilizio slabbrati, densificarle piuttosto che estenderle su nuove aree, sulla base di un ridisegno che individui nuovi centri di aggregazione, percorsi pedonali, corridoi verdi: queste sono le azioni cui il Piano presta la massima attenzione.
La rivitalizzazione della città, il sistema dei servizi, il commercio e le attività produttive sono condizionati dalla viabilità e in generale dal sistema dei collegamenti, che tuttora è assolutamente inadeguato: si punta quindi sul completamento della viabilità di scorrimento, ma con attenzione gli accessi, agli snodi e alle diramazioni a livello locale, e, importantissimo, il sistema di parcheggi scambiatori: vengono infine privilegiati i collegamenti locali tra il capoluogo e le frazioni, in modo da potervi introdurre un efficiente sistema di trasporti pubblici, con un riordino della viabilità esistente e la creazione di reti ciclabili.
La ferrovia viene valorizzata nelle sue potenzialità, anche nei confronti delle aree industriali- artigianali, e con il potenziamento di funzioni urbane nell’area presso la stazione.
Le aree produttive industriali e artigianali anche alla luce dei risultati delle indagini prevedono limitate espansioni, a completamento delle aree esistenti, seguendo lo scopo del minore consumo di suolo. Nel rispetto delle logiche del piano, si profila l’opportunità di integrare le funzioni compatibili (industria, artigianato, commercio).
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1.1.3 Indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio
Le linee strategiche definite sono in buona parte ispirate alla “promozione e realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole, finalizzato a soddisfare le necessità di crescita e di benessere dei cittadini, senza pregiudizio per la qualità della vita delle generazioni future, nel rispetto delle risorse naturali” (art. 2 Legge regionale 23 aprile 2004, n. 11).
Tuttavia, nel momento in cui alcuni obiettivi si traducono in precise scelte territoriali, quantificate e localizzate sul territorio, non è escluso che si possano verificare conflitti con obiettivi di carattere ambientale: problemi relativi alle acque, all’aria, ai terreni, alla fauna, alla flora, alla vegetazione, alle risorse naturali, alle fonti energetiche, alla salute in genere, al rumore, all’elettromagnetismo, ecc…
Considerando l’importanza di questi aspetti, l’Amministrazione comunale ha attivato fin dall’inizio dei lavori per la formazione del Piano la procedura di Valutazione Ambientale Strategica per il P.A.T., come prevista dalla L.R. 11/2004, sfruttandone appieno le valenze, piuttosto che considerarlo un mero passaggio obbligato dalla legge. E ciò per almeno due motivi.
Innanzitutto perché lo ritiene un utile strumento per correggere e orientare le scelte del piano, con eventuali correttivi in negativo ma anche in senso propositivo, come si legge dal documento predisposto per la sua formazione, infatti, “il punto di forza della VAS è il rapporto ambientale, un’analisi che tiene conto dello stato dell’ambiente con e senza attuazione del piano proposto, degli obiettivi di tutela ambientale, della compatibilità ambientale complessiva del progetto e delle possibili alternative. E’ opportuno precisare che gli effetti del piano indicati nella VAS non sono solo quelli di carattere negativo; anzi, una descrizione degli effetti positivi è essenziale per illustrare il contributo del piano alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile. Il rapporto può inoltre favorire la condivisione con il pubblico di informazioni relative ai criteri di valutazione utilizzati per la definizione dei programmi di trasformazione e gestione del territorio”, ed è questo il secondo punto importante sul quale l’Amministrazione ha impostato fin dall’inizio l’elaborazione del nuovo piano, cioè la partecipazione dei cittadini. A tale scopo ha infatti attivato il Forum, un organismo con carattere consultivo, che ha operato attraverso assemblee plenarie e commissioni.
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1.2 L’accordo di pianificazione: modalità e finalità
L’Accordo tra: la Regione Veneto quale ente attualmente competente all’approvazione del Piano; il Comune di Feltre (BL), quale ente competente alla gestione della pianificazione comunale; l’Amministrazione Provinciale di Belluno quale ente territoriale avente specifiche competenze in materia di pianificazione urbanistica e territoriale (L.R. 11/2003); ha stabilito la redazione in forma concertata del Piano di Assetto del Territorio di Feltre.
L’Accordo, firmato il 7 marzo 2005 oltre alle definizioni di carattere generale, i richiami normativi e lo specifico riferimento al Documento Preliminare”, precisa le seguenti finalità.
Il Piano di Assetto Territoriale informa le proprie scelte verso una trasformazione urbanistica funzionalmente equilibrata, armonica e policentrica ed uno sviluppo adeguato a soddisfare le esigenze socio-economiche del presente, senza compromettere la conservazione e l’utilizzo futuro delle risorse del territorio, in particolare di quelle non riproducibili.
In particolare si propone di soddisfare le esigenze delle comunità perseguendo:
· la salvaguardia delle qualità ambientali, culturali ed insediative del territorio al fine della conservazione, tutela e valorizzazione dei beni naturali, culturali, architettonici ed archeologici;
· la tutela delle identità storico-culturali, la qualità e differenziazione dei paesaggi urbani ed extraurbani, al fine di realizzare la riqualificazione degli insediamenti storici ed il recupero del patrimonio edilizio ed ambientale, nonché il miglioramento della qualità degli insediamenti esistenti e del territorio non urbanizzato;
· la prevenzione e riduzione dei rischi connessi all’uso del territorio e delle sue risorse, al fine di garantire la sicurezza degli abitati e la difesa idrogeologica dei suoli.
Il piano assicura inoltre la tutela e valorizzazione dei valori paesistici riconosciuti, nonché la riqualificazione delle parti compromesse o degradate e l’attestazione di eventuali nuovi valori paesistici coerenti con quelli riconosciuti ed integrati con lo sviluppo economico e sociale sostenibile.
Le determinazioni del piano sono informate ad una approfondita e sistematica conoscenza di tutte le “componenti strutturali del territorio” di origine naturale ed antropica, finalizzate all’individuazione delle “risorse identitarie” ed alle loro correlazioni e integrazioni.
Per quanto riguarda il quadro conoscitivo precisa inoltre come questo debba essere rapportato alle specifiche caratteristiche del territorio, attraverso una lettura multidisciplinare che consenta di pervenire ad una valutazione critica nell’impiego dei dati, finalizzata a definire appunto le “condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili”, e le “condizioni di fragilità ambientale”.
La formazione del Quadro Conoscitivo deve intendersi come la costruzione di un catalogo delle informazioni associate alle competenze dei tre principali soggetti istituzionali (Comune, Provincia e Regione), organizzato e sistematizzato al fine di documentare il complesso delle conoscenze territoriali disponibili ai diversi livelli.
Particolarmente importante nella definizione dell’Accordo di Pianificazione risulta il capitolo dedicato agli obblighi reciproci tra i firmatari in quanto definisce concretamente cosa si intenda per copianificazione tra Enti, sperimentando concretamente una delle innovazioni più importanti della legge 11/04. Precisamente:
· la Regione si impegna a promuovere e a coordinare i rapporti con le singole amministrazioni locali (Comune e Provincia) nella redazione del Piano urbanistico in forma concertata, verificando gli indirizzi metodologici preliminari e definendo i contenuti e gli elaborati del Piano di Assetto del territorio. Il Gruppo di Progettazione sarà composto da personale regionale della Direzione Urbanistica ed affiancato dalle strutture tecniche comunali e provinciali incaricate dalle rispettive amministrazioni, ovvero da altri tecnici allo scopo designati dalle amministrazioni comunale ,provinciale e dall’amministrazione regionale;
· il Comune si impegna a: elaborare lo strumento urbanistico in forma concertata, provvedendo alla stesura di atti progettuali e curando gli aspetti tecnico-normativi; rendere disponibili i dati e la documentazione inerente il territorio e lo stato della pianificazione, in loro possesso, nonché eventuali studi ed altro materiale conoscitivo che possa essere di supporto alla redazione dei documenti del P.A.T.; fornire la collaborazione agli uffici regionali nell’attività di pianificazione
· la Provincia di Belluno si impegna a rendere disponibili dati e strati informativi in materia di pianificazione, stato del territorio e processi evolutivi, nonché altro materiale conoscitivo di supporto alla redazione dello strumento. Si impegna inoltre a fornire collaborazione in fase di stesura progettuale del P.A.T. alla Regione e al Comune.
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1.3 Il Forum e le indicazioni emerse
1.3.1 Sintesi di un lavoro collettivo
Un aspetto originale dell’esperienza feltrina è costituito dalla presenza del Forum, un’inedita struttura che opera con una propria fisionomia istituzionale e organizzativa. Il Forum degli interessi è costituito da oltre 70 persone nominate dalle frazioni e dai quartieri, dalle associazioni economiche, sociali e ambientaliste, oltre alle forze politiche anche non presenti in Consiglio comunale. Esso rappresenta il momento più importante di discussione e di elaborazione delle linee strategiche del Piano, con l’obiettivo di pervenire alla redazione di un Documento di indirizzi da consegnare alla Amministrazione e al Consiglio comunale.
Operativamente il Forum lavora per sessioni plenarie e per commissioni. Le sessioni plenarie introduttive, svoltesi nei primi mesi del 2004, sono state orientate dal gruppo di progettazione (tecnici dell’Ufficio di Piano e consulenti incaricati), che ha presentato le metodologie previste per l’elaborazione degli strumenti urbanistici ed ha avviato la discussione sugli obiettivi strategici. Per affinare i risultati delle discussioni è stato deciso di avviare una prima consultazione con i membri del Forum, con un’indagine svolta attraverso questionari distribuiti a tutti i membri del forum stesso, i cui risultati sono stati discussi collettivamente.

Lo svolgimento di questa prima iniziativa ha consentito al Forum di definire alcuni obiettivi generali, valutati secondo un duplice criterio, di importanza e di urgenza.
Il lavoro delle commissioni, costituite secondo scelte autonome effettuate dai partecipanti al Forum e ponderate in modo che ciascuna presenti al proprio interno una sufficiente presenza sia numerica sia di rappresentanza ha riguardato otto temi:
· analisi economica e produttiva
· ambiente;
· turismo e commercio
· viabilità, trasporti, mobilità
· analisi sociale e demografica
· residenza e servizi
· analisi paesistica e analisi storica
· attrezzature pubbliche e spazi aggregazione
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1.3.2 Individuazione delle direttrici di sviluppo auspicate
Il documento di sintesi del lavoro del Forum, si è concretizzato nella forma di “Direttive ed indirizzi per il Piano di Assetto Territoriale” e risulta articolato in cinque punti.
Puntare ad uno sviluppo del territorio il più possibile integrato
Il tessuto economico produttivo sta velocemente cambiando, molte aziende sono in crisi e altre delocalizzano, l’agricoltura ha difficoltà ad ottenere finanziamenti adeguati per essere competitiva e le frazioni vengono abbandonate dai giovani.
Questo scenario richiede di puntare ad uno sviluppo economico e territoriale il più possibile integrato, facendo leva:
· sullo sviluppo artigianale e agricolo;
· sulla valorizzazione del centro storico della città;
· sulla valorizzazione dell’azienda ospedaliera;
· sul polo scolastico (universitario);
· sul parco delle dolomiti.
Indirizzi ambientali, paesaggistici e storico architettonici
In base alle caratteristiche geomorfologiche possono essere individuate diverse indicazioni di intervento e tutela. Nelle zone poste a quote più elevate si pone il tema della manutenzione dello stato esistente, privilegiando usi selvicolturali con relative infrastrutture, e della attivazione di azioni finalizzate a preservare boschi misti e le zone a pascolo.
Nelle aree pedemontane, dove sono presenti nuclei rurali, abitazioni sparse, frazioni a contatto con il parco e zone pre-parco, il rischio, peraltro già presente, è costituito dall’abbandono agricolo e abitativo con il conseguente cambiamento dell'aspetto paesaggistico.
E' quindi necessaria una manutenzione della viabilità e della sentieristica esistente, la realizzazione di manufatti adeguati all'ambiente anche ai fini ciclabili, il tutto in armonia con il Parco e con le necessità dei residenti.
L’agricoltura del Feltrino è costituita oggi da un numero limitato di allevatori di media e piccola entità (in riferimento ai parametri attuali) e sono praticamente scomparse le aziende di dimensione familiare. Si rischia quindi di perdere non solo la gente, ma anche preziosi esempi di architettura spontanea, tipica delle nostre zone sempre coltivate e con i prati accuratamente falciati. Per le aree marginali bisogna incoraggiare il recupero del patrimonio edilizio (centri frazionali, gruppi di case sparse, borgate, case isolate, casere e fienili) anche con contributi pubblici, anche per scopo turistico.
Per quanto riguarda il Centro Storico, il recupero dei singoli edifici sta lentamente, ma progressivamente attuandosi in modo positivo, esiste però il rischio che sia un recupero solo di tipo edilizio bisogna invece favorire la residenza stabile, favorendo iniziative calmieratici dei costi.
Indicazioni per la residenza e i servizi alla popolazione
L' aumento della popolazione è, di solito, l'aspetto più evidente del processo di sviluppo di un territorio. Va comunque sottolineato come il fattore qualificante non sia l'aumento in se della popolazione, l'importante è che si qualifichi il ruolo di riferimento di Feltre, in termini di servizi e di accessibilità urbana.
Il ruolo di Feltre quale centro urbano di riferimento di un territorio vasto, si realizza soprattutto con un'offerta di servizi di alto “rango” con elevata efficienza. In particolare, va ribadito lo stretto rapporto esistente fra salvaguardia dei ruoli di "città" e permanenza dell'Azienda Sanitaria Locale feltrina autonoma, l'ospedale assume, infatti, anche valenze di coesione e sicurezza sociale.
Il problema legato all'abitazione assume due aspetti.
Il primo collegato al fatto che l'aumento della popolazione è (e sarà) determinato soprattutto dall'immigrazione. Per gli immigrati il problema casa è urgente e primario e va collegato ai costi di acquisto o locazione, per cui è necessario promuovere il recupero di abitazioni, tramite veri e propri piani di coordinamento delle proprietà, in modo da fornire il mercato immobiliare di offerta a basso prezzo, sia nei quartieri della città che nelle frazioni.
Il secondo aspetto del problema abitazioni trova ragione nella sempre maggiore domanda per anziani (soli o in coppia). Vanno perciò favoriti progetti che prevedano la realizzazione di mini-appartamenti privi di barriere architettoniche e ubicati in prossimità dei servizi principali richiesti dalla popolazione anziana (commerciali, sanitari, di trasporto, aree verdi attrezzate e pedonali). In generale tuttavia, la questione della casa va incentrata su risposte qualitative estese all’intero territorio, privilegiando al massimo l'attività di recupero del patrimonio edilizio esistente.
Indicazioni per il territorio della produzione
L'evoluzione in atto del sistema produttivo assegna al Feltrino sempre meno importanza nel settore industriale e sempre più importanza a quello artigianale e a quello dei servizi. Le attività collegate all'industria sono sottoposte a pressioni negative, per cui il mantenimento dei livelli occupazionali è il massimo obiettivo proponibile. Il turismo, legato alle caratteristiche peculiari del territorio potrà invece riservare ambiti di crescita, per cui è necessario programmare la localizzazione di strutture ricettive in grado di soddisfare una domanda crescente, così come di strutture di servizio atte a stimolarla (auditorium-centro congressi, teatro, cinema; musei, strutture per mostre ).
Per rispondere alla domanda, peraltro molto limitata, di nuovi insediamenti industriali-artigianali, non servono nuove aree produttive, vanno invece previsti ampliamenti all’interno delle zone esistenti di Villapaiera e di Peschiera.
Il commercio, spostandosi verso la grande distribuzione, ha costretto i piccoli negozi, soprattutto nelle frazioni, a chiudere. Si auspica una forma di controllo e di contrattazione tale da garantire anche nei centri frazionali la presenza di servizi commerciali, attraverso piccole rivendite legate ai supermercati o attraverso la presenza di un punto mobile che possa girare in questi centri a periodi prestabiliti. A tale proposito, si propone che ogni frazione debba ritornare ad avere un negozio polivalente, di generi alimentari di prima necessità, con rivendita giornali, tabacchino e quanto altro, come era un tempo. Anche i vecchi casei e le ex scuole potrebbero essere coinvolti in queste iniziative, per diventare punti di ritrovo ed essere destinati a molteplici usi.
L'università va vista più come volano di nuove attività, che come risposta al fabbisogno formativo locale.
L'attività agricola locale, basata tradizionalmente sulla zootecnia, ha iniziato la propria crisi dopo la metà del secolo scorso e ha man mano generato una perdita di fiducia nelle potenzialità del settore primario, con riflessi negativi sull'uso del territorio rurale. Le coltivazioni tipiche non potranno estendersi che al recupero di alcune produzioni di nicchia (piccoli frutti, castagna, noce feltrina, fagiolo di Lamon, mele autoctone) senza incrementi sensibili di addetti. La presenza di un istituto scolastico di qualità può tuttavia essere il punto di partenza per un tentativo di rilancio di tale riconversione, sostenuta da adeguata ricerca e sperimentazione e da strutture di servizio collegate alle aziende esistenti e di nuova attivazione.
Indirizzi per le infrastrutture la viabilità e mobilità
Quello della comunicazione è un problema cruciale nell'evoluzione di un centro urbano del livello di Feltre e va affrontato fornendo soluzioni differenziate e integrate a seconda del mezzo, pubblico o privato. Inoltre c'è da considerare non solo la dimensione interna al comune e alla comunità feltrina, ma anche quella di relazione con l’esterno. Diventano quindi cruciali la localizzazione dei nodi infrastrutturali (viabilità, parcheggi, stazioni, aree scambio), ma anche l'attivazione degli strumenti che ne sfruttino tutte le potenzialità. Si pensi al piano del traffico, ma soprattutto alle sinergie fra i diversi gestori del trasporto pubblico (ferroviario e stradale) per ottenere servizi da e per l'esterno, pensati non solo per i flussi in uscita, ma anche per gli utenti in entrata (Dolomiti Bus per Belluno, Atesina per Trento e Primiero, La Marca per Treviso, FFSS per Belluno e Treviso – Venezia - Padova), con integrazione gomma e rotaia.
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1.4 La concomitanza con il “Progetto Pilota”
Con riferimento a quanto previsto dall'art. 150 del DLgs 490/99 e di quanto stabilito dall'Accordo Stato Regioni, la Giunta Regionale, con deliberazione n. 2220 del 16 luglio 2003, ha approvato uno specifico protocollo di intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia di Belluno e il Comune di Feltre, sottoscritto a Roma in data 19 novembre 2003, finalizzato alla predisposizione di un “progetto-pilota” per la salvaguardia dei valori paesaggistici e ambientali del territorio comunale di Feltre da recepire nella pianificazione comunale, nonché da utilizzare per la definizione di linee guida di carattere generale, contenenti i criteri di massima per salvaguardare i valori paesistici e ambientali del territorio regionale.
Il Comune di Feltre è risultato particolarmente interessante per la complessità delle tematiche in esso presenti: un centro storico di eccezionale interesse, un paesaggio agrario collinare di elevata integrità, la presenza di aree di pregio naturalistico di livello comunitario e nazionale, ed un territorio interamente sottoposto a vincolo paesaggistico, in merito al quale vi è attualmente una proposta di revisione.
Con DGR 4370 del 31 dicembre 2003 è stato approvato il Programma di lavoro per l’organizzazione delle attività di competenza della Regione nell’ambito del progetto pilota.
L’entrata in vigore del DLgs 42/04 e della nuova LUR ha reso necessario un aggiustamento dei contenuti del progetto pilota pur confermando gli obiettivi generali del protocollo d’intesa.
È apparso infatti utile attraverso il progetto pilota verificare in dettaglio le metodologie ed i contenuti dell’art. 143 del Codice, anche in considerazione della complessità del territorio del Comune di Feltre, e più in generale dell’ambito “Feltrino”, intendendo ora per “linee-guida” i criteri per la redazione concertata del Piano Paesaggistico (o della nuova Valenza Paesaggistica di uno strumento urbanistico-territoriale), nonché i criteri per la conformazione e l’adeguamento degli strumenti di livello inferiore ai sensi dell’art. 145 c. 5. DLgs 42/04.
Facendo riferimento al Codice, ad alcuni esempi recenti (Camerino e Linee Guida Alto Adige), alle indicazioni derivanti dalla Carta della Natura e dai Lineamenti di Progetto per il nuovo P.T.R.C., si individuano nel processo di formazione del piano paesaggistico alcune operazioni ed attività.
Una prima operazione con contenuto descrittivo, di lettura dei caratteri strutturali del territorio, nonché delle dinamiche e delle pressioni che li modificano.
Una seconda operazione di tipo interpretativo, dove il quadro conoscitivo viene finalizzato alla comprensione del funzionamento ambientale, dei valori, dei rischi e della vulnerabilità del paesaggio, “raccontando” in maniera sintetica ma precisa i caratteri del paesaggio oggetto d’indagine, una fase che possiamo chiamare di “interpretazione critica degli elementi che compongono il paesaggio” osservando in particolare la loro “stratificazione e combinazione”.
Una terza operazione volta alla valutazione dello stato e delle qualità del paesaggio, attraverso il riconoscimento dei gradi di “integrità e rilevanza”, dei suoi caratteri di criticità e fragilità da un lato e di potenzialità dall’altro.
Una quarta operazione che porta al riconoscimento di ambiti omogenei, a partire dai quali si definiscono indirizzi direttive e prescrizioni nei confronti della pianificazione territoriale ed urbanistica subordinata e particolari norme ed interventi propositivi anche in relazione alla diversificazione dei vincoli vigenti;
Una quinta operazione che mira all’esplicitazione degli obiettivi che il piano intende raggiungere relativamente ai diversi ambiti riconosciuti;
Ed infine una sesta operazione più prettamente progettuale, dedicata all’elaborazione dei disegni, delle tavole e dei testi con carattere propositivo, regolativo e prescrittivo.
Per una corretta lettura ed interpretazione del paesaggio si è ritenuto in ogni caso necessario indagare e rappresentare il territorio, anche ad una scala più ampia, comprendendo i comuni dell’ambito “Feltrino” come individuato nella DGR 3712/04. La scala comunale sembra comunque irrinunciabile per condurre i necessari approfondimenti che permettano di accedere alle facoltà di diversificazione del vincolo.
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PREMESSA: la pianificazione urbanistica nel Comune di Feltre
Il comune di Feltre è dotato di strumenti di pianificazione urbanistica fin dalla nascita della Repubblica ed in ognuno di questi documenti traspare il senso dell’alto valore ambientale ed architettonico del Comune.
Negli strumenti precedenti si rileva inoltre un grande interesse per tutte le frazioni del territorio, evidenziato dal fatto che già il piano del 1955 c’erano una serie di elaborati appositi per le frazioni.
Un altro obiettivo che traspare dalle relazioni e dalle considerazioni relative ai vari piani è quello di consentire un adeguato sviluppo economico sociale di Feltre senza sacrificare alcuni valori fondamentali come il centro storico e il paesaggio circostante.
Purtroppo però non tutto quanto era previsto ed auspicato si è attuato, ma possiamo certamente affermare che se oggi il territorio di Feltre ha conservato dei valori da tutelare e promuovere è anche grazie alla pianificazione urbanistica attuata negli anni.
A livello puramente informativo elenchiamo qui di seguito i principali strumenti di Pianificazione che nel tempo si sono succeduti e che hanno maggiormente condizionato lo sviluppo urbanistico della città e del territorio:
· Regolamento di Sanità, Pulizia ed Edilizia approvato dal Consiglio Comunale in data 16 Gennaio 1875, dalla Deputazione Provinciale di Belluno con decreto del 27 maggio 1875, n 806 e dal Ministro dell’Interno con dispaccio 11 giugno 1875.
· Regolamento edilizio Comunale approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa il 6 Ottobre 1932 – X al N. 12272/1157
· Regolamento edilizio Comunale approvato dalla G.P.A. nella seduta del 17 Gennaio 1952 n. 111 e con decreto del Presidente della Repubblica 31 Luglio 1954 registrato alla Corte dei Conti il 14 gennaio 1955Rgistr n. 2 Lavori Pubblici al foglio n. 97.
· Il Piano Regolatore Generale di Feltre redatto dall’arch. Alpago Novello e dall’ing. Luigi Meneghel ed approvato dal Min. LLPP il 15 marzo 1955 con nota 1044 div. XVIII viene progettato facendo riferimento ai futuri sviluppi del centro che dovranno essere normati da piani particolareggiati
· Variante generale al Piano Regolatore Generale di Feltre redatta dall’arch. Oscar Cagna, approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 2924 del 27.08.1976. (BUR n. 52/22.11.1976)
· Variante ai quartieri Farra – Boscariz redatta dall’arch. De Vecchi Stefano, approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 3779 del 28.10.1997. (BUR n. 97/21.11.1997)
· Variante di adeguamento al P.A.MA.G. redatta dall’ing. Vianello Dionisio approvata con delibera di Giunta Regionale n. 4388 del 24.11.1998 (BUR n. 112/15.12.1998)
· Variante zone produttive con adeguamento alla rete viaria e zonizzazione di contorno redatta dall’ing. Minella Mirco approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 4636 del 09.12.1998 (BUR n. 117/31.12.1998)
· Variante alle zone agricole e contermini e trasposizione della zonizzazione su nuova cartografia di base automatizzata L.R. n. 24/1985 e L.R. n. 61/85 redatta dall’arch. Perego Enrico e dall’ing. Mirco Minella approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 2386 del 01.08.2003 (BUR n. 82/02.09.2003)
Dal 1976 ad oggi sono inoltre state presentate 41 varianti parziali al Piano Regolatore Generale riguardanti piccole porzioni di territorio e tese prevalentemente a risolvere problemi specifici per la maggior parte di interesse pubblico.
Attualmente la normativa Urbanistica o di implicazione Urbanistica nel Comune di Feltre è costituita dai seguenti elaborati:
· Tavole 3C1-3C2-3C3 intero territorio su base catastale scala 1:5000
· Tavole 13.2-13.3-13.4 Tomo, Sanzan e Villana scala 1:1000
· Tavola 4 – Farra Boscariz - zone significative scala 1:2000
· Tavola 5 – Farra Boscariz – tavola delle procedure scala 1:2000
· Tavola 6 – Farra Boscariz – schede unità di riferimento
· Tavola 7 – Farra Boscariz – schede interventi unità edilizie
· Regolamento Edilizio
· Norme tecniche di attuazione e sussidi operativi
· Norme tecniche di attuazione variante Farra-Boscariz
· Norme Tecniche PAMAG
· Sussidi Operativi PAMAG
· Reg. installazioni stazioni radio per telecomunicazioni e radiotelevisivi
· Regolamento Acustico.
Riassumendo tutta l’attività urbanistica del comune, in particolare il vigente P.R.G., ha sempre avuto una particolare attenzione alla tutela delle qualità ambientali storiche e paesaggistiche del territorio comunale introducendo, fin dal 1970, concetti di cono ottico, di fascia di rispetto e tutela, dei limiti all’espansione, ecc.; purtroppo però le previsioni di ampliamento demografico (previsti 40.000 abitanti) , effettuate in anni di boom economico e demografico, sono state abbondantemente sovrastimate dando la possibilità di realizzare una grande struttura urbana talvolta molto sfilacciata e incoerente.
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2.1 Gli scenari del P.R.G. vigente
Da una analisi quantitativa e strutturale del territorio comunale come risultato della applicazione trentennale del vigente P.R.G., è possibile trarre le seguenti considerazioni, da utilizzare per la futura pianificazione:
· L’espansione edilizia è avvenuta in modo disorganico e parziale (un esempio per tutti la Z.T.O. “C4” di Lamen);
· L’occupazione del territorio è avvenuta con bassa densità edificatoria per cui a molto terreno edificato corrisponde bassa densità abitativa e produttiva. La bassa densità fa in modo che a fronte di un grande potenziale edificatorio (volume e superficie) corrisponda effettivamente una scarsa disponibilità di aree edificabili. Sono infatti state occupate moltissime delle aree a disposizione utilizzando circa la metà del volume (o della superficie coperta) edificabile e avendo quindi una elevata potenzialità edificatoria residua che, se pur indicata nel piano, non potrà mai essere utilizzata.
· L’attuazione, mediante applicazione del combinato degli artt. 9 e 109 della L.R. 61/85 ha portato ancora ad una edificazione lungo le strade esistenti come avveniva un tempo, prima della programmazione urbanistica, senza creare nuovi quartieri di forma compiuta.
· Nei 30 anni di attuazione del P.R.G. attualmente vigente le amministrazioni che si sono succedute hanno realizzato pochissime nuove infrastrutture di servizio (viabilità, di quartiere e urbana) che abbiano un senso compiuto, ma l’iniziativa è stata lasciata ai privati che si sono limitati, anche perché non possiedono lo strumento dell’esproprio, alla realizzazione degli spazi a loro strettamente necessari.
· Il piano vigente, visto il periodo in cui è stato redatto, è stato disegnato su base catastale, ma non è possibile, e la realtà lo dimostra, definire i piani attuativi basandosi sulle proprietà. necessario, come stabilito dalla legge, progettare la nuova area con finalità funzionali ed assegnare ad ogni cittadino quanto gli appartiene mediante costituzione di un consorzio.
· Le Z.T.O. C1 di prima espansione che dovevano essere saturate per prime dall’espansione della città, sono attualmente le meno edificate.
· L’area industriale di Villapaiera per cui erano state previste tutte le aree residenziali di Anzù, Nemeggio e Cellarda non ha favorito il previsto insediamento di nuovi abitanti visto l’esiguo numero di addetti richiesti, a fronte della grande superficie occupata, e per il fatto che gli addetti vengono raccolti dai bacini limitrofi (Lentiai, Quero, S. Gregorio e naturalmente Feltre).
· Con l’approvazione della variante al P.R.G. di Farra-Boscariz è stato deciso che le aree di naturale espansione intensa della città venissero trasformate in zone rade (indice medio 0,95 mc/mq contro 1,8 mc/mq di piano) all’interno delle SUR occupando un ampio territorio per l’insediamento di pochi abitanti, rendendo molto onerose le opere di urbanizzazione e creando delle disparità con le aree non ricadenti nelle SUR.
· A fronte della realizzazione nelle sole aree di espansione di 1.128.844,23 mc (tabella 1) corrispondenti a circa 7520 abitanti potenziali la popolazione totale del comune è diminuita.
· Un argomento su cui riflettere è in particolare il fatto che la vigenza del P.P.A. con limitazione della cubatura realizzabile non ha, di fatto, ridotto in maniera sensibile la nuova edificazione che ha continuato a riferirsi al mercato immobiliare.
· Si riassumono nelle seguenti tabelle alcuni dati numerici che possono aiutare a comprendere quanto sopra affermato.
TABELLA 1 – Dati statistici sul volume realizzato
(1) entrata in vigore della variante Farra-Boscariz
(2) entrata in vigore del Piano d’Area del Massiccio del Grappa
(3) edificazione comparto n. 15 dell’Altanon per 32.267 mc ed entrata in vigore del vincolo ambientale
(4) entrata in vigore della variante alle zone produttive e aree di contorno.
(5) 25.544 mc in 3 interventi di ditte di costruzione (Pasquer, Peschiera e Monumento)

GRAFICO 1 – Andamento del volume realizzato
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2.2 I vincoli e la pianificazione territoriale
Sul territorio feltrino sono presenti numerosi piani sovraordinati e diversi vincoli di tipo ambientale, che possono essere così riassunti:
· Vincolo Paesaggistico D.lgs 42/2004 (corsi d’acqua, Viale di Cart, zone boscate, e estesa parte del territorio comunale) ;
· Vincolo Monumentale D.lgs 42/2004;
· Vincolo Idrogeologico-forestale R.D. n° 3267/1923;
· Siti di Interesse Comunitario (SIC);
· Zone di Protezione Speciale (ZPS);
· Ambiti dei parchi o per l’istituzione di parchi e riserve naturali ed archeologiche e a tutela paesaggistica (artt. 27, 30, 33, 34, e 35 P.T.R.C.)
· Piani d’Area o di Settore vigenti o adottati : P.A.MA.G. (Piano di Area del Massiccio del Grappa) e Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi
· Ambiti naturalistici di livello regionale e Zone Umide (art. 19, 21 P.T.R.C.)
· Aree a rischio geologico (P.A.I.)
Il Piano Territoriale Provinciale non è presente in quanto dopo una lunga procedura di approvazione del documento preliminare non vi è stata alcuna stesura finale e pertanto nessuna approvazione del piano stesso.
Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento è stato approvato con provvedimenti del consiglio Regionale n. 250 del 13 dicembre 1991 e n. 382 del 28 maggio 1992. Il PTRC si articola per piani di area, previsti dalla legge 61/85, che ne sviluppano le tematiche e approfondiscono, su ambiti territoriali definiti, le questioni connesse all’organizzazione della struttura insediativa ed alla sua compatibilità con la risorsa ambiente. Con delibera della Giunta Regionale n. 7092 del 23 Dicembre 1986 è stato adottato il Piano d’Area del Massiccio del Grappa approvato con provvedimento del Consiglio Regionale n. 930 del 15 Giugno 1994 a cui è stato adeguato il P.R.G. di Feltre con una variante redatta dall’ing. Vianello Dionisio adozione con delibera di C.C. n. 168 del 29.11.1996, Approvazione con delibera di Giunta Regionale n. 4388 del 24.11.1998 (BUR n. 112/15.12.1998)
La Giunta Regionale, con D.G.R. del 7 giugno 2005, n. 1262 ha individuato le perimetrazioni relative a 104 Siti di Importanza Comunitaria e 72 Zone di Protezione Speciale. Questi i siti ricadenti in territorio feltrino:
· DOLOMITI FELTRINE E BELLUNESI (SIC e ZPS)
· VERSANTE SUD DELLE DOLOMITI FELTRINE (ZPS)
· MASSICCIO DEL MONTE GRAPPA (SIC e ZPS)
· TORBIERA DI LIPOI (SIC)
· FIUME PIAVE DAI MASEROT ALLE GRAVE DI PEDEROBBA (SIC)
· LAGO DI BUSCHE - VINCHETO DI CELLARDA – FONTANE (ZPS)
Riassumiamo di seguito, brevemente le principali caratteristiche dei siti citati:
Le Dolomiti Feltrine e Bellunesi rappresentano un lembo delle Alpi Sudorientali di elevatissimo e preminente interesse ambientale. Il susseguirsi delle vicende geologiche, la complessità dell'orografia, la localizzazione marginale, hanno determinato una buona conservazione degli ambienti naturali. La vegetazione è molto ricca e varia: dai querceti e dai boschi di carpino si passa ai boschi di faggi e di conifere alpine pure o miste. l pascoli occupano generalmente ampi altopiani e la parte inferiore di conche glaciali al di sopra dei 1000 m. La loro estensione ha subito negli ultimi decenni una evidente riduzione con l'abbandono delle malghe più difficilmente raggiungibili. Nella zona sommitale dei massicci montuosi, al limite delle pareti dolomitiche, il paesaggio vegetale è dominato da estesi impenetrabili arbusteti interrotti da praterie alpine. Su depositi morenici o detriti di falda calcarei, si sono sviluppati estesi mugheti nei quali si trovano anche sorbi e macchie di rododendro; le associazioni di salici nani colonizzano le vallette nivali. Il repertorio floristico è eccezionalmente ricco. Nel complesso l'area annovera, oltre a tutte le specie tipiche degli orizzonti alpini, molte specie rare ed endemismi botanici. La fauna superiore è rappresentata da tutti i principali mammiferi dell'arco alpino.
Il Massiccio del Grappa, nel contesto delle Prealpi Venete, appare geograficamente ben evidenziato, delimitato a est e ad ovest rispettivamente dalla Valle del Piave e dalla Valle del Brenta (Valsugana), a nord invece è una tipica depressione strutturale, la "Sinclinale Bellunese" che lo separa dalle Alpi di Feltre. Il Massiccio è costituito quasi esclusivamente da rocce carbonitiche di origine organogena, formatesi in mare per accumulo di detriti e spoglie di animali e piante. L'estensione, la considerevole varietà morfologica fattori climatici, topografici, biologici e antropici hanno determinato il formarsi nell'ambito del Massiccio del Grappa, di una notevole varietà di formazioni vegetali. Nella fascia collinare e submontana il tipo di vegetazione più diffuso è costituito dal bosco caducifoglio termofilo (orno-ostrieto); si tratta di una boscaglia mista dove le essenze caratteristiche sono il carpino nero, la roverella e I'orniello. La fascia sommitale, di estensione ridotta, è limitata ai dintorni della vetta e alle sommità della dorsale Solaroli-Monte Tomatico. Le distese a pascolo sono l'aspetto più rappresentativo di questa zona; sicuramente favorite dall'uomo col taglio del bosco, esse costituiscono tuttavia per tutti gli ambienti sommitali una delle forme di vegetazione naturale. Sono inoltre da segnalare tra le formazioni vegetali presenti, i popolamenti dei corsi d'acqua, delle zone pioniere dove ci sono rocce emergenti in disfacimento; le formazioni di origine antropica e ruderale e la vegetazione acquatica delle pozze d'alpeggio. La fauna del Massiccio del Grappa si caratterizza come fauna tipicamente prealpina, comune ad altri territori veneti, ad eccezione di alcuni invertebrati considerati endemici.
La torbiera di Lipoi è un raro esempio nel Veneto di torbiera piana originatasi per l'apporto di sedimenti fluviali al di sopra di morene glaciali. Il ristagno d'acqua ha favorito nel biotopo l'insediamento della tipica vegetazione di torbiera e palustre: nei due specchi d'acqua esistenti prospera il magnocariceto. La fauna di maggior interesse è la microfauna tra cui sono presenti entità nuove per l'ltalia; numerosi gli uccelli nidificanti e di passo.
Il fiume Piave dai Maserot alle grave di Pederobba comprende principalmente il fondo del Vincheto di Cellarda, "Salet" nel vulgo locale, appartiene allo Stato sin dalla seconda metà dell'ottocento, ed è compreso fra le sponde del torrente Caorame a nord, quelle del Piave ad est e quelle del Rio Cellarda a sud. Dal 1901 vi si iniziò la coltura del salice introducendone circa 120 varietà e sottovarietà; attualmente si coltivano per la produzione di vimini soprattutto Salix viminalis, Salix purpurea, Salix amygdalina; si raccoglie altresì il Salix incana che cresce spontaneo nel greto dei fiumi. La tenuta è poi attorniata da un bosco igrofilo spontaneo di latifoglie (ontano nero, salici, pioppo tremolo), con intrusioni artificiali che la attraversano, cresce rigogliosa la tipica vegetazione palustre ed acquatica. Nell'ambito individuato sono state censite 84 specie di vertebrati tra cui alcune di notevole importanza, legate alle acque dolci e ormai ridotte nei circostanti territori bellunesi. Si rammenti, a riprova della grande importanza di questa zona umida, che permane la possibilità di rinvenire ancora la lontra.
Da quanto sopra emerge che il territorio del Comune di Feltre è attualmente completamente tutelato sotto l’aspetto paesaggistico ambientale, in quanto la somma delle aree interessate dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dal vincolo ambientale generalizzato sul territorio, dal Piano d’Area del Massiccio del Grappa, corrisponde all’intero territorio comunale.
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2.3 LE TENDENZE: QUADRO GENERALE
2.3.1 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree residenziali
Prima di analizzare la potenzialità residua dell’attuale P.R.G., si ritiene opportuno fornire, a livello puramente informativo, alcuni dati di inquadramento generale:
· Superficie non agricola complessiva (zone A,B,C,D,F, e zone bianche intercluse) : mq. 10.337.070
· Superficie edificabile (zone A,B,C,D): mq. 6.335.414
· Superficie edificabile con tessuto urbano già consolidato complessiva (zone A,B,C,F e zone bianche intercluse): mq. 7.145.600
L’analisi della capacità edificatoria del piano vigente risulta uno strumento importante in quanto consente da un lato di valutare le modalità con le quali il piano è stato attuato in termini di utilizzo di volumi e superfici, dall’altro consente di predisporre una attenta politica di risposta ai bisogni presenti e prevedibili.
Il calcolo dei volumi esistenti in territorio comunale è stato eseguito come segue:
· sono state calcolate tutte le superfici delle singole aree del piano vigente divise per ZTO
· è stato calcolato il volume potenziale delle singole aree del piano vigente divise per ZTO moltiplicando la superficie per l’indice di piano:
· è stato calcolato il volume realizzato in ogni area moltiplicando la superficie coperta degli edifici esistenti per l’altezza media effettiva delle costruzioni dell’area
· è stato fatto il calcolo del volume residuo teorico presente nel piano vigente facendo la differenza tra il volume potenziale e il volume realizzato. In questo modo però non viene considerato il fatto che ci sono delle aree all’interno del territorio comunale nelle quali il volume effettivamente realizzato risulta notevolmente superiore rispetto al potenziale (soprattutto a Feltre dove il piano precedente aveva sottostimato il volume iniziale) e delle zone in realtà ancora libere.
· è stato fatto infine il calcolo del volume effettivamente disponibile nel comune calcolando in prima battuta il volume residuo teorico di ogni area e successivamente il volume effettivo disponibile per ogni ZTO facendo la somma dei soli valori positivi di ogni area al suo interno

(*) somma algebrica per ogni Z.T.O.
(**) somma di sole aree con disponibilità di edificazione positiva (> 0) per ogni ZTO
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2.3.2 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree produttive
Per quanto riguarda le zone D sono state effettuate le stesse valutazioni e si è giunti ai seguenti risultati, dai quali emerge ancora una buona disponibilità di superficie.

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2.4 IL DIMENSIONAMENTO DEL P.A.T.
2.4.1 Stima della popolazione futura
Per il futuro di Feltre le tendenze demografiche degli ultimi anni sembrano dimostrare che si è interrotta la fase discendente che aveva caratterizzato tutti gli anni novanta e che stiamo assistendo ad una seppur lieve crescita.
Le stime condotte in merito all’evoluzione della struttura demografica negli anni a venire, sono state condotte sulla base di differenti ipotesi
Proiettando in modo lineare le serie storiche della popolazione totale e delle famiglie degli ultimi 10 anni (dal 1993 al 2003) si perviene per il 2015 a 19.467 persone e a 9.235 famiglie (con una dimensione media di 2,1 componenti).
Tenendo conto che i saldi totali negativi della dinamica demografica degli ultimi anni sono il risultato di andamenti diversi delle sue due componenti, quella naturale e quella migratoria, è stata elaborata una proiezione per componenti della popolazione. I saldi naturali risultano così fortemente negativi mentre quelli migratori costantemente positivi, portando la popolazione nel 2015 a 24.879 persone e 11.854 famiglie, con una dimensione media prevista di 2,1 componenti per nucleo.
Si è quindi proceduto a correggere il trend di sviluppo delle due componenti ipotizzando che tendessero a zero per fine periodo. Secondo questa ipotesi, la proiezione per componenti perviene a 21.255 abitanti e, considerando sempre una dimensione dei nuclei familiari pari a 2,1, a 10.127 famiglie.

L’analisi dei processi di sviluppo dei settori economici e produttivi registrati nell’ultimo decennio fornisce ulteriori informazioni di rilievo per l’elaborazione di scenari per gli anni a venire.
Il primo dato su cui conviene porre attenzione è costituito dalla costante crescita del numero di unità locali e di addetti nel settore dei servizi. Le prime, secondo i dati del censimento del 2001 hanno oltrepassato le 630 unità, mentre i secondi sono pari a 1879 unità, con una crescita nell’ultimo decennio rispettivamente del 18,1% e del 22,4%.
Le variazioni in termini percentuali degli ultimi dieci anni evidenziano una redistribuzione di unità locali e addetti. Mentre gli addetti aumentano anche se in maniera diversa nei vari settori, si registra un decremento delle unità locali industriali particolarmente marcato nell’ultimo quinquennio. Nel settore del commercio la situazione si presenta particolarmente critica: la quota di unità locali subisce un primo decremento nel primo quinquennio per poi aumentare negli ultimi cinque anni. Nell’ultimo periodo contrariamente agli altri settori anche gli addetti calano.
Da un lato si ritiene verosimile che anche nei prossimi anni il settore delle costruzioni e alcuni settori manifatturieri continuino a impiegare una quota rilevante della manodopera presente andando a stabilizzarsi sia in termini di addetti che di unità locali. Dall’altro sembra poter proseguire la crescita di alcuni settori del terziario, tra cui ad esempio il settore turistico/ricettivo e le attività ad esso connesse, mentre per il commercio i processi in atto registrano profonde ristrutturazioni nel settore con conseguenze sia sull’assetto delle aziende che soprattutto degli addetti impiegati.
La combinazione delle ipotesi demografiche incrociate con le tendenze economiche consentono di definire uno scenario di sviluppo della popolazione pari a circa 4000 nuovi abitanti nei prossimi 10 anni.
Le analisi demografiche e le previsioni tendenziali forniscono le indicazioni per determinare l’obiettivo del dimensionamento abitativo del piano. Le risposte ai fabbisogni vengono individuate in modo di predisporre una nuova offerta residenziale variegata che faccia fronte a diversi livelli della domanda non ultima quella di qualità (condizione per riaffermare per Feltre il ruolo di polo urbano); nuova offerta che non significa nuove aree di espansione, quanto piuttosto di ristrutturazione urbanistica di aree oggi dimesse o degradate o in altri casi bisognose di ricuciture del tessuto edilizio e di quello paesaggistico.
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2.4.2 Il dimensionamento del Piano
La nuova legge urbanistica regionale ha introdotto una novità relativamente al rapporto tra abitante e volume residenziale. Pur confermando il parametro previsto dalla L.R. n. 61/85 di 150 mc ad abitante, si introduce ora la facoltà di rideterminare tale parametro in relazione alle diverse connotazioni del tessuto urbano. Si è voluto in questo modo dare la possibilità di adeguare la metodologia di calcolo alle molteplici realtà insediative del territorio veneto. Nel comune di Feltre si registra un valore medio di 250 mc/abitante con zone che raggiungono valori molto elevati come il Centro Storico.
L’analisi dei dati, la sottostima del volume esistente fatta dal piano vigente e la volontà di procedere ad una valutazione dei bisogni secondo una logica di contenimento dei consumi di territorio, ci ha portato comunque ad assumere il valore di 150 mc/abitante.
Considerando che le previsioni per i prossimi 10 anni saranno di 4.000 nuovi abitanti, il relativo dimensionamento per il comparto abitativo risulterà di 600.000 metri cubi.
Nella determinazione del rapporto volume residenziale abitanti si è tenuto conto dell’effettivo volume ad uso residenziale, a questo vanno aggiunte le quote di volume ad usi non residenziali (commercio, artigianato di servizio) legate all’abitare, stimabili nel 20% e corrispondenti quindi a 120.000 mc ed un incremento pari sempre al 20% (altri 120.000 mc) corrispondente alla stima di minima di inedificato sulle previsioni.
In questo modo la volumetria di previsione del P.A.T. ammonta a 840.000 mc, pari a 210 mc ad abitante che comunque risulta di gran lunga al di sotto del valore medio comunale.
Di particolare importanza nel determinare le scelte future del Piano Regolatore risultano i temi della ripartizione tra i vari comparti di intervento delle nuove volumetrie residenziali e della loro distribuzione territoriale tra gli Ambiti Territoriali Omogenei (ATO).
In prima analisi si ritiene di seguire il criterio di distribuzione della popolazione che vede circa il 50% insediato nel capoluogo ed il 50% nelle frazioni. Criterio ispirato dalla necessità di mantenere ed anzi favorire la residenza nei nuclei esterni.

Voci di tabella
(A) Superficie totale Kmq: superficie territoriale dell’A.T.O.
(B) Residenti abitanti (2001): residenti risultanti dall’ultimo censimento, raggruppati per A.T.O.
(C) Volume esistente: stima del volume effettivamente costruito
(D) Abitanti teorici insediabili su vol. esistente: stima degli abitanti insediabili complessivamente nel volume esistente
(E) Abitanti ancora insediabili sul volume esistente: stima degli abitanti ancora insediabili nel volume esistente inutilizzato
(F) Nuovo volume assegnato all'ATO mc: previsione di nuovo volume edificabile assegnata dal P.A.T.
(G) ab/mc : parametro indicante il volume necessario per l’insediamento di un abitante
(H) Totale abitanti su nuovo volume: numero di abitanti teoricamente insediabile nel volume di nuova edificazione assegnato dal P.A.T.
(I) Volume per commercio servizi e turismo mc: quota del volume di cui alla colonna (F) destinato all’insediamento di tali funzioni
(L) Superficie produttiva mq: è la superficie coperta produttiva edificabile nel P.A.T. (che si riferisce sia alle aree inedificate all’interno della zona produttiva esistente, sia alle nuove aree in espansione)
(M) Standards urbanistici primari mq : superficie minima di opere di urbanizzazione primaria da realizzare in ogni A.T.O.
(N) Standards urbanistici secondari mq: viene dato un valore di superficie a standard complessivo per il Comune, sarà il P.I. a specificare le modalità di realizzazione e localizzazione
(O) Nuova edificazione da credito (all. H): indica in quali ambiti è possibile realizzare nuova edificazione mediante credito edilizio di cui all’allegato H alla presente relazione.
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PREMESSA
In questa parte della relazione si danno i contenuti del progetto del Piano di Assetto del Territorio, e i criteri seguiti nella loro definizione e progettazione, seguendoli secondo l’ordine delle Tavole di Piano, e facendo riferimento agli altri elaborati del Piano, compresi nella presente relazione, e nelle Norme Tecniche.
La tav. n. 1, che rappresenta i vincoli e la pianificazione territoriale sovraordinata, non viene trattata in questo capitolo (è stata trattata nel capitolo precedente), poiché costituisce un quadro predefinito, con il quale il Piano di Assetto del Territorio si confronta per adeguamento.
3.1. CRITERI E CONTENUTI DEL PROGETTO
3.1.1 I valori individuati dal P.A.T. (Tavola n. 2)
La sintesi svolta dal P.A.T. sulla base di analisi specialistiche è riassunta nella tav. 2. Essa fa riferimento all’analisi sugli “Aspetti naturalistici e paesistici”, all’”Analisi geologica geomorfologica e idrogeologica”, all’“Analisi storico paesaggistica”, all’”Analisi agronomica”,( quest’ultima in particolare per gli aspetti della lettura del paesaggio agrario e dell’uso del suolo).
Da queste analisi il P.A.T. ricava e sceglie elementi e ambiti, con proprie valutazioni e interpretazioni.
I valori segnalati dal P.A.T. sono dunque: di interesse naturalistico/ambientale, di natura geologica geomorfologica idrogeologica, del paesaggio agroforestale, di natura storico-monumentale e architettonica.
Dalla carta risulta particolarmente evidente la ricchezza del territorio feltrino per la presenza di valori di diversa natura; e la sua complessità, data dalla sovrapposizione dei diversi valori: non vi è quasi nessuna parte del territorio dove non siano compresenti almeno due tipi di interesse, quello storico e quello naturale, quello paesaggistico e quello storico; e dove non siano compresenti episodi di grande rilievo come piccoli segni, da un centro storico a un insieme di muri, fontane, alberature, e così via.
Il P.A.T. ha evidenziato quei valori che ritiene prioritari ai fini della tutela; si noterà dalla legenda della tav. 2 che non è stata presa in considerazione esplicitamente la categoria dell’“interesse paesaggistico”: sotto questo profilo occorrerebbe comprendere quasi tutto il territorio feltrino. Gli aspetti paesistici sono stati legati invece a valori diversi, che pure hanno forti ricadute sul paesaggio, ma che sono stati giudicati prioritari.
Cosicché delle ville è stato giudicato prioritario o prevalente l’interesse storico monumentale architettonico, anche se questo porta con sé un intorno in cui l’organizzazione storica del territorio, la scelta della posizione panoramica, le visuali, rimandano a significati paesaggistici; lo stesso si può dire per i centri storici minori, nel loro rapporto con il territorio circostante, i percorsi, i coltivi; lo stesso, più direttamente si può dire dei valori naturalistico-ambientali, che molto spesso corrispondono a forti emergenze paesaggistiche, come i corsi d’acqua alberati, o gli ambiti di paesaggio agrario tradizionale. Tutelando questi valori, storici, naturalistici, ambientali, il P.A.T. tutela anche il paesaggio.
L’insieme dei valori, elementi linee o ambiti, diventano i capisaldi del disegno di Piano, identificabili e non trasformabili - le invarianti appunto. La loro individuazione peraltro entra nella caratterizzazione degli Ambiti Territoriali Omogenei, dove si traduce in obiettivi e strategie: perciò la specifica segnalazione di questi valori e la loro descrizione è demandata al quadro normativo relativo agli A.T.O.
Occorre peraltro fare alcune precisazioni di carattere generale, spiegando le motivazioni di alcune scelte.
Gli ambiti di particolare interesse naturalistico ambientale, individuati nella tavola ed elencati nel dettaglio in legenda, sono quelli che l’analisi specialistica giudica più importanti e significativi, che non sono finora tutelati: la loro descrizione, le motivazioni dell’interesse e gli indirizzi per la tutela sono contenuti nell’ allegato B al punto 4.2 della presente relazione. L’interesse naturalistico ambientale è giudicato prioritario rispetto ad altri valori, in rapporto alla sostenibilità e alla salvaguardia di risorse oramai scarse o rare; e però si coniuga con altri valori, come nel viale di Cart, che appartiene al sistema delle ville; così è per la biodiversità dell’ambiente agrario tradizionale che si coniuga con valori insediativi, culturali, testimoniali di un tessuto agricolo quasi integro.
L’individuazione delle singolarità geomorfologiche segnala valori a volte meno appariscenti, tralasciando i grandi episodi dolomitici di grande bellezza e ampiamente tutelati: anche gli episodi minori segnalati dal P.A.T. contribuiscono alla ricchezza ambientale del territorio, ne arricchiscono i contenuti culturali e scientifici, coniugandosi e intrecciandosi, anche in questo caso, con altri valori: il conoide di Grum con la villa, il conoide di Nemeggio con il fiume Caorame, il sistema idrogeologico con i valori naturalistici.
Del paesaggio agroforestale il P.A.T. seleziona pochi elementi da ritenersi invarianti: non in base ad un giudizio di valore, ma in base ad un giudizio sulla trasformabilità. Un piano urbanistico infatti non ha specifici strumenti per vincolare colture e coltivazioni, per natura propria variabili e spesso intercambiabili ( infatti l’unico elemento tutelato che è il bosco, non ricade sotto la competenza del piano urbanistico, ma fa capo a precisi provvedimenti legislativi e a specifiche competenze). Il P.A.T. quindi sceglie di operare, nelle aree agricole , più per strategie che per tutele (tav. 4.b); tuttavia si preoccupa in questa sede di segnalare, ai fini di orientare tutele e incentivi, almeno alcune zone più a rischio e rare: come le aree a pascolo, o le piccole zone dove rimangono colture caratteristiche, in posizioni assolate e paesaggisticamente significative come i vigneti e i frutteti, anche questi in via di estinzione.
Interessa invece al P.A.T. tutelare, e ne ha facoltà, i segni del paesaggio agrario corrispondenti alla gestione tradizionale delle colture e del territorio aperto: in questa tavola individua i maggiori – corsi d’acqua alberati, strade e viali alberati, filari- rinviando al P.I., attraverso prescrizioni e direttive, l’individuazione e la tutela dei tanti elementi minori.
La perimetrazione dei centri storici: il P.A.T. ne definisce un ambito considerevolmente maggiore rispetto a quello contenuto nell’Atlante dei Centri Storici, comprendendovi aree libere storicamente e ambientalmente legate alla struttura del centro stesso, e vi definisce particolari azioni ( tavola 4.b e Norme Tecniche), facendo riferimento alle approfondite analisi storiche compiute appositamente per il P.A.T. ( vedi Relazione Tecnica)
L’individuazione delle ville: oltre a tutte quelle pubblicate dall’Istituto Regionale per le Ville Venete, comprende molte entità che non sono ivi contenute, ville minori e case dominicali; nella tavola 2 inoltre è stato ripreso, dalle analisi storiche, un ambito territoriale “che, dal punto di vista paesaggistico si ritiene opportuno considerare come di rispetto” (si veda la relazione generale dell’analisi storica compiuta dall’arch. Andrea Bona)
A maggiore certezza dell’individuazione delle ville, la loro segnalazione cartografica è accompagnata da una numerazione che fa riferimento ad un elenco allegato alla relazione (paragrafo 4.3 della presente).
Con gli stessi criteri il P.A.T. ha individuato, e numerato, complessi monumentali e chiese.
Edifici rurali di interesse testimoniale: considerati dal P.A.T. molto significativi per i caratteri storico insediativi del territorio, sono in questa fase stati individuati sulla base dell’indagine relativa alla L.R. 24/85, effettuata dal Comune nel 1998. In sede di approntamento del P.I., dovrà essere verificata la congruenza dei dati, eventualmente escludendo qualche edificio e/o inserendone qualche altro. In questa ricognizione si dovranno verificare quegli insiemi di edifici rurali di antica origine che formano veri e propri nuclei, da considerarsi alla stregua di centri storici.
Manufatti minori di interesse testimoniale: sono stati censiti quegli elementi che testimoniano la cultura dei luoghi, le tradizioni, e i modi di vita legati al territorio: fontane e fontanili, capitelli, roccoli, pozzi e sorgenti. Il P.I. provvederà ad implementare tale censimento anche inserendo i continui interventi per adattare il territorio alle esigenze di sicurezza e di produttività, come muri di contenimento (masiere) muri di recinzione.
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3.1.2 I condizionamenti all’uso del territorio (fragilità) (Tavola n. 3)
La carta raccoglie e rappresenta i problemi di diversa natura, che da una parte condizionano l’uso del territorio- qualche volta lo limitano, o richiedono operazioni preventive; oppure che esprimono disfunzioni, pressioni e rischi alla conservazione di qualità ambientali, qualità della vita, in generale di sostenibilità.
Nella carta sono rappresentati gli elementi che appaiono più evidenti, e rappresentabili. Altre problematiche sono state affrontate dal progetto, e con il progetto vi si è data una risposta.
Si rinvia pertanto ad altre parti della relazione (descrizione e quadro normativo degli Ambiti Territoriali Omogenei) e alle Norme Tecniche, per approfondire i caratteri dei problemi rappresentati in questa tavola, ed esaminare quali soluzioni sono state approntate dal P.A.T..
Si riportano di seguito, a titolo esemplificativo, i principali temi.
· compatibilità geologica ai fini edificatori (si veda allegato A della presente relazione);
· aree soggette a dissesto idrogeologico: si tratta di aree nelle quali si verificano fenomeni di esondazione, di periodico ristagno idrico o altro;
· altri elementi fisici: raccolta di problematiche emerse dagli studi ambientali specifici;
· criticità complesse: rappresenta temi non strettamente connessi ad elementi fisici del territorio, afferenti alla mobilità e alle dinamiche demografiche.
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3.1.3 Le azioni di Piano (trasformabilità) (Tavola n. 4.b)
Le strategie e le azioni di Piano sono indicate nella tav. 4.b : esse stabiliscono livelli di tutela, le modalità di valorizzazione, le indicazioni con le quali il P.A.T. vuole orientare le principali trasformazioni, le tutele rivolte alla sostenibilità. Nel loro insieme corrispondono agli obiettivi generali delineati nel lungo processo analitico e partecipativo svoltosi a Feltre.
In una visione più ravvicinata del territorio, politiche e strategie si distribuiscono all’interno degli Ambiti Territoriali Omogenei, caratterizzandosi in risposta alle problematiche e agli obiettivi specifici di ogni ambito.
In questo capitolo si prendono in considerazione, dunque, gli aspetti generali e comuni del territorio, rinviando la descrizione e le strategie riferite ad ogni singolo Ambito al quadro normativo degli Ambiti Territoriali Omogenei.
Il primo titolo riguarda le tutele dei valori naturalistico ambientali individuati dal P.A.T.: Per la loro esatta individuazione cartografica si rimanda alla tavola 2, che contiene anche la classificazione tipologica e l’elenco: un articolo delle norme e l’allegato B contengono la descrizione dettagliata, le finalità della tutela, le direttive e gli indirizzi.
Nel titolo “salvaguardia dei caratteri agroforestali” il P.A.T. introduce una lettura del territorio per grandi ambiti, ai fini di delineare obiettivi e strategie di trasformazione compatibili con la sua tutela. Individua e norma“ ambiti pianeggianti di riqualificazione dei caratteri agrari e riordino della zona agricola”, che comprendono la parte di territorio più intensamente coltivata e produttiva, dove si trova la maggior parte delle aziende agricole: per questa la preoccupazione è di un corretto uso delle risorse agricole, contemperato dalla cura e dalla manutenzione del territorio.
Individua e norma ancora “ambiti di tutela e valorizzazione del paesaggio collinare”, che comprendono le parti collinari, anche di diversa connotazione geomorfologica e paesaggistica –trovandosi alcune sotto le Vette, altre sotto il Tomatico, altre ancora interposte alle vallate pianeggianti: sono, in generale, le parti più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche le più fragili: in queste il P.A.T. individua, tra le altre finalità, quella della conservazione dei prati, che sono sempre più di frequente abbandonati, e invasi dal bosco.
Individua, infine gli “ambiti agro-silvo-pastorali montani” ai quali corrispondono in pratica boschi e pascoli.
La definizione di questi ambiti non esclude, anzi comprende, le diverse entità che costituiscono i valori che il P.A.T. ha selezionato, dai corsi d’acqua, agli ambienti agrari tradizionali, alle zone umide, ecc, e alla cui tutela affida ancora la conservazione e valorizzazione del paesaggio agrario. Ma il P.A.T., con tale definizione, si occupa proprio degli interstizi, delle plaghe di territorio agricolo escluse dagli ambiti tutelati, orientandole tutte ad un uso corretto.
E’ sul territorio agricolo che il piano urbanistico ha scarse possibilità di incidere, se non per quanto riguarda l’edificazione, nel definirne i parametri e i caratteri tipologici e costruttivi. L’incentivazione di colture, di manutenzione, di cura, non è di sua competenza. Però questo sta molto a cuore al P.A.T., che individua almeno le strategie che competono all’assetto del territorio.
Una di queste strategie riguarda gli insediamenti nel territorio agricolo.
A partire dai centri delle frazioni più decentrate e più radicate: centri storici nei quali favorire, più che la nuova edificazione, ma senza escluderla purché controllata, il recupero dell’edilizia storica, in genere caratterizzata da grande interesse ambientale.
In secondo luogo, i nuclei abitati; molti di questi, forse la maggior parte, hanno origine storica, e sono profondamente legati alla gestione tradizionale e alla manutenzione del territorio: qualcuno, non occorre nasconderlo, è sorto, o è cresciuto, anche in tempi più recenti, sfruttando talvolta imprecisioni della normativa vigente; comunque i nuclei sono tali da costituire un presidio, sia pure debole, del territorio, perché al loro interno almeno qualcuno che, a part time, sfalcia il prato o coltiva un po’ di vigneto e frutteto, c’é.
D’altra parte la nuova legge urbanistica (L.R. 11/2004) condiziona drasticamente la nuova edificazione in territorio agricolo all’esercizio dell’attività agricola a titolo principale; ciò, si spera, limiterà gli abusi che fino ad ora sono stati permessi con la disseminazione di case e annessi nel territorio, ma allo stesso tempo condanna all’abbandono la maggior parte dei nuclei, senza distinzione tra quelli più vecchi e quelli recenti.
Il P.A.T. ritiene che il loro mantenimento possa essere funzionale al presidio del territorio; e mantenimento significa possibilità di adeguamento igienico e funzionale delle abitazioni, ma anche qualche ampliamento e una modestissima nuova edificazione, ad esempio per un nuovo nucleo familiare, come succedeva un tempo; inoltre questa modesta possibilità edificatoria può essere messa a disposizione, mediante il credito edilizio, come compensazione di chi opera interventi di rimozione di elementi degradanti, edifici, annessi, stalle, elementi sparsi nel territorio, sorti senza rispondere a regole rispettose della antica cultura agraria.
Per queste finalità il P.A.T. enuclea un buon numero di nuclei abitati in territorio rurale, rispondenti a requisiti fissati (vedi normativa) e demanda al P.I. lo studio puntuale degli interventi, così come fa per i centri e nuclei storici. Il P.I. dovrà comunque approfondire prioritariamente le valenze storiche dei nuclei, in modo da attribuirvi le tutele adeguate.
Con lo stesso spirito, ma ancora più orientato alla salvaguardia di edifici che a volte hanno un grande valore storico architettonico di testimonianza delle più tipiche tipologie rurali, è l’individuazione che il P.A.T. opera degli edifici sparsi di valore testimoniale: disponendo che il P.I. ne verifichi, o ne faccia ex novo ove mancante, la schedatura di analisi e di progetto, dove non è esclusa la proposta di modesti ampliamenti progettati compatibilmente con la tipologia.
Altro tema molto delicato è quello di definizione degli ambiti di tutela delle ville e dei complessi monumentali: si tratta di una tutela di carattere storico e paesaggistico insieme, che si estende non solo alle pertinenze vere e proprie o al fondo dipendente dalla villa (è ad esempio il caso di Grum e delle sue dipendenze); è semplicemente il paesaggio e l’arco delle visuali che dalla villa si godevano, e viceversa. E’ un problema molto attuale, che si presenta quando nuovi, pesanti interventi, salvano sì l’edificio-villa, ma aggrediscono il suo contesto tanto da negarne ogni rapporto con la villa che lo ha generato. Nel territorio di Feltre questo fortunatamente non è avvenuto, o quasi, anche se alcune aggressioni sono state tentate ( per esempio sul colle di Tast). Occorre dunque porre delle limitazioni, e controllare in ogni caso gli interventi entro un ampio ambito. E occorre anche che gli insediamenti agricoli eventualmente vicini adottino modalità di manutenzione di edifici, annessi e scoperti,rispettose di tali contesti .
Il tema dei centri storici è stato affrontato dal P.A.T. con lo scopo di trovare un equilibrio tra le esigenze della conservazione e quelle del recupero e della rivitalizzazione: perché questo è un problema emergente nella maggior parte dei centri storici del comune, dove la parte di patrimonio edilizio non utilizzato o sottoutilizzato è piuttosto consistente. Per gli edifici esistenti il P.A.T., dopo aver individuato le emergenze architettoniche - palazzi , chiese, ville, e le loro pertinenze - (si rinvia a questo scopo alla dettagliata analisi storica allegata alla relazione tecnica) demanda al P.I. la schedatura degli edifici, sia analitica sia progettuale, entro una gamma di interventi compatibile con le caratteristiche tipologiche.
Ma soprattutto il P.A.T., perimetrando un ambito di “progettazione puntuale” intorno all’edificato storico, intende sia operato un controllo qualitativo negli interventi in questo ambito: sarà il P.I. a stabilire le modalità della progettazione puntuale della eventuale nuova edificazione, dei percorsi e degli spazi pubblici, nonché degli spazi che dovranno rimanere inedificabili,( le corti, gli orti i coltivi): dopodichè gli interventi potranno effettuarsi con singola concessione. Potranno essere studiate modalità per incentivare comunque il recupero rispetto alla nuova edificazione, consentendo accorpamenti e ampliamenti dovunque il tessuto edilizio lo consenta: che saranno comunque previsti dal P.I..
Il consolidamento delle urbanizzazioni esistenti e l’utilizzazione controllata delle aree libere all’interno delle urbanizzazioni esistenti corrispondono all’obiettivo di ottimizzarne la consistenza, occupando aree e lotti liberi, evitando di estendere le nuove espansioni; allo stesso tempo cercando, dove possibile, di organizzare ambiti urbani di qualità, dotati di spazi pubblici, di percorsi di quartiere, secondo i migliori principi della riqualificazione urbanistica.
A questo scopo il P.A.T. prevede azioni di definizione morfologica dei margini urbani: è evidente a tutti l’immagine delle periferie, slabbrate, indefinite verso gli spazi vuoti, siano essi l’aperta campagna, o cunei all’interno della città: di solito vi si presenta una sequenza di retri con tutto quanto li rende squallidi e degradati.
Occorrerà ribaltarvi la prospettiva: lo spazio aperto, comune, deve essere trattato quanto meglio possibile: pertanto il P.A.T. stabilisce che tutti gli interventi, che il P.I. definirà lungo queste linee, dovranno rispondere a requisiti di qualità: sono, nel disegno di piano, i margini rivolti agli spazi previsti a parco, urbano o agricolo.
L’attenzione per la riqualificazione dei quartieri periferici si esprime anche nelle azioni strategiche che il P.A.T. prevede per i quartieri di Farra e Boscariz, coniugando strade di quartiere con aree attrezzate a verde pubblico, viali, piazze e spazi comuni, contornate da una edificazione che dovrà avere i caratteri finiti del margine cui sopra si è fatto cenno.
Il P.A.T. definisce linee preferenziali dello sviluppo insediativo, che rappresentano le direzioni nelle quali può avvenire la crescita degli insediamenti, da definirsi quantitativamente dal P.I. sulla base dei criteri di dimensionamento complessivi previsti per ogni ATO.
Tali direzioni sono in generale quelle che rispondono ad almeno questi requisiti fondamentali: la contiguità con il tessuto urbanizzato, il rispetto di valori ambientali e la tutela delle aziende e degli investimenti agrari circostanti.
Non per tutti i centri frazionali il P.A.T. porta questa indicazione: sicuramente per quelli nei quali la popolazione cresce, o è stabile, ma anche per quelli nei quali si vuole favorire una inversione di tendenza, il ritorno di qualche famiglia giovane; dove non è indicata questa linea, non è negata la nuova edificazione, ma essa è limitata all’interno dei perimetri di tutela dei centri storici, dove sarà controllabile da una progettazione puntuale, oppure nelle aree di consolidamento. Neppure per il capoluogo il piano indica questa modalità generica di sviluppo insediativo, poiché la quantità di aree comunque interessate dall’urbanizzazione, anche se non completate o completamente utilizzate è notevole: si preoccupa invece che tali completamenti avvengano secondo quei margini indicati sopra, che possano riqualificare le recenti espansioni.
Occorre anche ricordare che sia nelle aree di consolidamento sia nello sviluppo insediativo troveranno posto i servizi e le attrezzature pubbliche necessari alla residenzialità.
L’individuazione dei limiti fisici della nuova edificazione rappresenta un divieto: la nuova edificazione non potrà oltrepassarli. Il Piano la situa in casi di grande delicatezza ambientale, talvolta anche per rinforzare dei perimetri che comunque costituiscono un limite, come quelli dei centri storici. In qualche caso li situa anche all’interno dei perimetri dei centri storici, ad indicare che vi sono spazi liberi di pertinenza del tessuto edilizio che devono essere compresi nella progettazione puntuale, ma non edificati (si può fare l’esempio di Tomo, dove vi sono terreni liberi di grande valore ambientale, con muri e portali, percorsi recintati, fontanili, che andranno compresi nella progettazione puntuale, ma resteranno inedificati)
I principali servizi di interesse pubblico sono ubicati nel capoluogo: ma il Piano considera rilevanti anche quelle attrezzature per lo sport e l’aggregazione sociale (spazi per le sagre, le feste, le manifestazioni collettive) dislocati nelle frazioni: in buona parte esistenti, il P.A.T. li conferma e in qualche caso ne da direzioni di ampliamento. Indica infine la possibile ubicazione di una nuova struttura, tra le frazioni di Pren e Vignui, e un’area polivalente in località Peschiera. In ogni caso, anche se non indicati dal P.A.T., i servizi e le attrezzature pubbliche minori, necessari, troveranno posto nelle aree di consolidamento e di sviluppo dell’urbanizzazione, ma anche nei centri storici, secondo i programmi dell’Amministrazione e le indicazioni del P.I., garantendo il dimensionamento di legge.
Tra questi, é importante dare risposta all’esigenza di un servizio di rifornimento dei generi di prima necessità nelle frazioni che ne sono sprovviste.
La realizzazione dei sei parchi cittadini risponde agli obiettivi di riqualificazione del capoluogo, nelle aree periferiche, e negli spazi di connessione tra nuove, importanti, funzioni e la città storica: è questo il caso, in particolare, del parco urbano lungo il Rio Lorich, di connessione tra il terminal ferrovia-autocorriere, Parco della Rimembranza e cittadella universitaria; ed è il caso ancora di quello, esistente, del “Bosco drio le Rive”.
Oltre a questi il P.A.T. prevede: il Parco urbano lungo il Torrente Uniera e la nuova strada di gronda; il Parco agricolo lungo il rio Ligont; il Parco urbano lungo il torrente Colmeda; il Parco agricolo lungo il rio Musil.
Per ognuno di essi dà indirizzi, criteri e direttive (allegato E alla presente relazione) sulle caratteristiche di cui dovrà essere dotato. E’ facile osservare che tutti portano nel cuore della città consolidata corsi d’acqua, insieme al verde; e avranno, oltre alle funzioni ricreative, una forte valenza ambientale, di mitigazione dell’inquinamento urbano, e di sopravvivenza di valori naturalistici.
L’individuazione delle aree strategiche del capoluogo costituisce uno dei capisaldi delle strategie del P.A.T. per il rilancio del territorio feltrino: colgono l’opportunità offerta da aree dove già si sono avviate consistenti iniziative (la cittadella Universitaria nell’ex Ospedale Psichiatrico), altre sulle quali si sta progettando (area Altanon, per centro culturale e residenza), grandi contenitori in via di dismissione (ex Caserma Zannetelli), aree ancora non bene strutturate (Pra del Moro- Pra del Vescovo e Piazzale della Lana) e aree dove l’attività produttiva, ancorché funzionante, ha a disposizione vasti spazi liberi.
Questo insieme di aree rappresenta per Feltre una grande occasione, di poter fare un disegno complessivo, dove dislocare funzioni eccellenti o importanti; non vanno perciò lasciate ad iniziative sporadiche e casuali. Il P.A.T. ne indica pertanto le destinazioni e i ruoli, riqualificando le iniziative in corso o progettate, e ne precisa indirizzi, criteri e direttive (allegato F alla presente relazione), con queste caratteristiche:
1. Cittadella Universitaria nell’ex Ospedale Psichiatrico
2. Attrezzature ricettive e culturali e parziale utilizzo residenziale nell’ex Caserma Zannetelli
3. Funzioni produttive di eccellenza e terziario avanzato nell’area Alcoa e aree adiacenti lungo l’ex raccordo ferroviario
4. Terminal cittadino, apice del Parco Urbano, biblioteca e centro culturale, residenza, nell’area Altanon, Stazione FF.SS. e Autocorriere
5. Aree sportive ed altre attrezzature in Pra del Moro – Pra del Vescovo
6. Testata urbana di accesso e sosta per il centro storico, con funzioni terziarie a Piazzale della Lana
La cittadella è da considerarsi nel suo insieme area strategica, con la sua struttura urbanistica, i palazzi e palazzetti, i monumenti eccezionali, la piazza, il Teatro, i musei: in questa ricchezza di funzioni, grande risorsa per il turismo culturale, la residenzialità ha un ruolo niente affatto marginale, anzi essenziale per la sua rivitalizzazione. La risalita con modalità meccaniche è perciò sostenuta dal P.A.T. soprattutto con questo significato. Il sistema degli accessi pedonali esistenti trova una ulteriore conferma venendo collegato con la nuova area attrezzata a parco lungo il rio Lorich, a sud, e a nord con i parcheggi che accompagnano le attrezzature di Prà del Moro.
Le aree produttive. L’area di Villapaiera sarà completata con l’edificazione delle fasce marginali ancora libere; inoltre il P.A.T., considerata la bassa utilizzazione di tutti i lotti, prevede la possibilità di ampliare i fabbricati esistenti sui fronti lungo la strada principale, per collocarvi preferibilmente attività terziarie e di commercializzazione connesse con la produzione. Al fine di evitare di occupare altro suolo, occorre anche favorire il riuso di capannoni che vengono dismessi, e il loro frazionamento per attività artigianali minori.
E’ confermata anche l’area di Peschiera, con la possibilità di accogliere attività commerciali connesse alla produzione.
Il P.A.T. legittima inoltre l’insediamento artigianale sorto tra Mugnai e lo Stizzon, in continuazione con quello situato in Comune di Seren; infine prevede una nuova zona a prolungamento dell’area industriale confinante, situata in località Busche.
Il P.I. avrà cura di studiare schemi planivolumetrici di indirizzo per i caratteri dell’edificazione di questa nuova area.
Interventi a favore del turismo e del tempo libero. E’ questo un settore di grande portata per il Comune di Feltre. Il P.A.T. in definitiva prevede non tanto nuove iniziative- lo sono soltanto la possibilità di un campeggio a Tomo e di un terreno da golf nell’area della ex polveriera, tra le funzioni compatibili- quanto interventi per la valorizzazione di risorse esistenti, e sono: il Centro ippico di Nemeggio, l’accesso al Parco Nazionale dalla valle di Lamen, l’accesso alla riserva naturale del Vincheto di Celarda, un luogo aperto di accoglienza alla “Fiera” di Anzù come punto di smistamento per Celarda, San Vittore, il Monte Miesna, e il Tomatico; infine segnala l’opportunità di valorizzare il Castello di Feltre, indicandone le funzioni compatibili.
Per i contenuti specifici e le precauzioni da usarsi, anche per questi interventi ha predisposto “ Indirizzi e direttive” (allegato G alla presente relazione)
La riqualificazione morfologica e funzionale degli insediamenti lungo le strade di accesso al capoluogo è la proposta del P.A.T. per risolvere, almeno attenuare, una delle maggiori criticità del territorio feltrino: criticità paesaggistica, che toglie la percezione di arrivare in una città di tale eccellenza e di essere immersi in un paesaggio altrettanto eccezionale; ma anche criticità ambientale, per l’inquinamento e la pericolosità che accompagnano l’abitare lungo una strada di traffico, la mancanza di luoghi di aggregazione, etc. Il P.A.T. dà al P.I. istruzioni per un progetto di riqualificazione, e ritiene che sia possibile attribuire il credito edilizio a chi farà interventi in questo senso.
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3.1.4 La mobilità
1. Il disegno della viabilità di medio raggio interessante Feltre è ormai consolidato. Piuttosto che avanzare nuove proposte, il piano si limita ad adeguare, nel territorio feltrino, tali scelte alle esigenze della città.
La tangenziale sud costituisce un tronco della superstrada Primolano - Ponte delle Alpi ed è un'opera fondamentale per liberare la città dal forte traffico di attraversamento specie sulla direttrice Belluno-Primolano, fortemente aumentato in seguito alla realizzazione della superstrada della Valsugana e della galleria che evita le "Scale di Primolano”.
E' in corso di realizzazione solo il lotto Fenadora – Anzù , che libera la città dal traffico sulla direttrice Primiero – Treviso, soggetto a forti punte turistiche ma mediamente non molto trafficata, ma lascia irrisolto il problema principale, ossia il traffico sulla direttrice Belluno – Primolano, poiché manca un collegamento tra il terminale provvisorio della superstrada (e della tangenziale) ad Anzù e la SS. 50 per Belluno.
In attesa del completamento della tangenziale, il P.A.T. recupera a tale scopo la viabilità a servizio dell'area industriale di Villapaiera. Si tratta dunque di una viabilità realizzata per un traffico pesante, capace quindi di assorbire il traffico in questione.
Esistono, tuttavia, dei punti di strozzatura che vanno risolti, sia pure in modo non ottimale ma accettabile per una situazione provvisoria, comunque migliore di quello di un attraversamento strettamente urbano.
L'innesto con la SS 50 viene risolto con una rotatoria, di grande utilità anche indipendentemente dalla "tangenziale".
Per quanto riguarda il sottopasso della ferrovia nei pressi di Nemeggio, che presenta una sezione insufficiente ad una circolazione veloce e in piena sicurezza a doppio senso di marcia, soprattutto se pesante, si propone di adottare norme di circolazione idonee, come ad esempio il senso unico alternato, e/o realizzare modeste opere di allargamento della strada prima del sottovia per garantire una migliore visibilità.
Infine, un terzo e più rilevante punto di difficoltà è determinato dal superamento della strada Trevigiana ad Anzù e dall'innesto sulla strada a servizio della zona industriale.
2. La chiusura verso Busche, sia pure in forma provvisoria, della tangenziale sud, rende non necessaria la "Gronda nord", l'attraversamento in direzione est-ovest a nord della città che si configurava come una sorta di circonvallazione, e destava perciò notevoli perplessità tra gli abitanti dei quartieri attraversati
Viene confermato il tronco est da viale Pedavena a via Belluno con una netta funzione di strada interquartiere, utile anche a rompere la radialità che caratterizza la rete viaria cittadina e facilitando così gli spostamenti con origine nei quartieri periferici non diretti al centro e quelli di prossimità
La progettazione di questo tronco dovrà tenere conto di questa funzione primariamente interquartiere, curando di non tagliare i quartieri, di non interrompere o rendere più difficili le relazioni - anche ciclistiche e pedonali - tra i lati opposti della strada.
In questa nuova prospettiva di strada interquartiere, il P.A.T. prevede di realizzare nel quadrante ovest, un sistema di strade e viali con piazzette e verde pubblico tra viale Pedavena e la Culliada utilizzando strade esistenti, eventualmente collegate con brevi tratte di nuova costruzione nei varchi ancora liberi tra le abitazioni. Inoltre, l'intervento sulla viabilità locale sarà motivo per riqualificare il quartiere attraversato e conferire una struttura urbana ad un suburbio cresciuto senza spazi collettivi e senza un apprezzabile disegno capace di conferirgli identità.
3. Per le frazioni, soltanto a Villabruna si presenta la necessità di prevedere la realizzazione di un breve tratto stradale esterno al centro storico, per eliminare una parte del traffico di transito.
4. E' stata avanzata la proposta di costruzione della ferrovia Feltre-Primolano, di raccordo tra la linea che corre nella valle del Piave e quella che corre nella va
PREMESSA
1. LA COSTRUZIONE DEGLI OBIETTIVI
PREMESSA
1.1 Gli obiettivi generali e il Documento preliminare
1.1.1 Gli obiettivi generali
1.1.2 Scelte strategiche di assetto del territorio
1.1.3 Indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio
1.2 L’accordo di pianificazione: modalità e finalità
1.3 Il Forum e le indicazioni emerse
1.3.1 Sintesi di un lavoro collettivo
1.3.2 Individuazione delle direttrici di sviluppo auspicate
1.4 La concomitanza con il “Progetto Pilota”
2. GLI SCENARI E LE TENDENZE
PREMESSA: la pianificazione urbanistica nel comune di Feltre
2.1 Gli scenari del P.R.G. vigente
2.2 I vincoli e la pianificazione territoriale
2.3 LE TENDENZE: QUADRO GENERALE
2.3.1 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree residenziali
2.3.2 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree produttive
2.4 IL DIMENSIONAMENTO DEL P.A.T.
2.4.1 Stima della popolazione futura
2.4.2 Il dimensionamento del Piano
3. LA COSTRUZIONE DELLE STRATEGIE
PREMESSA
3.1. CRITERI E CONTENUTI DEL PROGETTO
3.1.1 I valori individuati dal P.A.T. (Tavola n. 2)
3.1.2 I condizionamenti all’uso del territorio (fragilità) (Tavola n. 3)
3.1.3 Le azioni di Piano (trasformabilità) (Tavola n. 4.b)
3.1.4 La mobilità
3.1.5 Criteri per una trasformazione perequativa del territorio
4. L’APPARATO NORMATIVO
4.1. Gli Ambiti Territoriali Omogenei: quadro normativo, obiettivi e strategie
4.1.1 Gli Ambiti Territoriali Omogenei: Criteri per la loro definizione
4.1.2 Definizione degli ATO e loro contenuti
4.2. Allegati alla Relazione di Progetto: indirizzi, criteri e direttive
4.2.1 Allegato A: Indirizzi e direttive per la prevenzione del rischio e per il controllo degli interventi edilizi e infrastrutturali
4.2.2 Allegato B: Indirizzi, criteri e direttive per gli elementi di interesse ambientale, naturalistico e geologico ( art. 8 delle Norme Tecniche)
4.2.3 Allegato C: Indirizzi e direttive per il territorio agricolo
4.2.4 Allegato D: Indirizzi e direttive relativi alle modalità di intervento sugli edifici esistenti
4.2.5 Allegato E: Indirizzi e direttive per i parchi cittadini
4.2.6 Allegato F: Indirizzi e direttive per le aree strategiche
4.2.7 Allegato G: Indirizzi e direttive per gli interventi a favore del turismo e del tempo libero
4.2.8 Allegato H: Indirizzi, criteri e direttive per la gestione del P.A.T.
4.2.9 Allegato I: Indirizzi e criteri per l’incentivazione della qualità architettonica
4.2.10 Allegato L: Indirizzi e criteri per il controllo del dissesto idrogeologico e la verifica della compatibilità idraulica
4.3. Allegati alla Relazione di Progetto: Elenchi
PREMESSA
La relazione di progetto costituisce una sorta di manuale a disposizione dell’Amministrazione e dei cittadini, per chiarire le finalità e i contenuti del Piano di Assetto del Territorio (P.A.T.); e come supporto del suo proseguimento, o attuazione conforme, che è il Piano degli Interventi (P.I.). Un manuale che contiene quindi le motivazioni e gli obiettivi delle scelte, che dovranno essere sempre tenuti presenti nella redazione del P.I., e le indicazioni più specifiche, in forma di cartografia di piano, di norme, di direttive e indirizzi, di elenchi.
1. LA COSTRUZIONE DEGLI OBIETTIVI
PREMESSA
La definizione degli obiettivi del Piano di Assetto del Territorio è arrivata a compimento attraverso un percorso che ha seguito queste tappe.
· La elaborazione di un Documento Preliminare, votato dalla Giunta del Comune di Feltre, che delinea gli obiettivi generali dell’Amministrazio-ne.
· L’accordo di pianificazione tra Comune, Regione, Provincia, che stabilisce le modalità di svolgimento della copianificazione, e ridefinisce finalità condivise.
· La partecipazione e confronto con i cittadini, attraverso i loro rappresentanti, nel Forum, che ha autonomamente elaborato finalità e obiettivi generali e particolari.
· La concomitanza dell’avvio del “Progetto Pilota per la Salvaguardia dei valori paesistici e ambientali del territorio comunale di Feltre”, che a sua volta ha circoscritto obiettivi di salvaguardia e tutela del paesaggio.
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1.1 Gli obiettivi generali e il Documento preliminare
1.1.1 Gli obiettivi generali
Il territorio di Feltre è interessato da una strumentazione urbanistica complessa e sostanzialmente invecchiata. Il Piano Regolatore Comunale vigente risale agli anni ’60; ha subito molte varianti, e vede ormai esaurita la sua capacità di dialogo con la città ed il territorio. Diversi, rispetto ad oggi, erano gli obiettivi posti alla base della programmazione, ispirati, come spesso succedeva, alle più ottimistiche ipotesi di crescita demografica e di sviluppo economico, e non confrontati con la delicatezza del territorio: un forte sovradimensionamento, una infrastrutturazione stradale ridondante per certi versi, e imprevidente per altri, un eccessivo consumo di territorio agricolo con aree di espansione rimaste sottoutilizzate, sono solo i più evidenti fattori di inadeguatezza di quello strumento alla nuova realtà e alle nuove problematiche territoriali.
Su alcune parti del territorio agiscono strumenti che hanno introdotto, almeno in parte, valenze e normative di ordine ambientale e paesaggistico: sono il Piano d’Area del Massiccio del Grappa, e il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (quest’ultimo istituito nel 1993). Su gran parte del territorio vige inoltre dalla fine degli anni ‘90 un vincolo paesistico generalizzato, mentre vi sono state individuate aree SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone a Protezione Speciale), con proprie specifiche normative.
Su Feltre gravano quindi molteplici strumenti, le cui regole sono spesso sovrapposte e assai scarsamente integrate, generando confusione e scarsa efficacia nella gestione della pianificazione. Vi prevalgono gli aspetti genericamente vincolistici, mentre mancano sia strumenti orientati ad una salvaguardia mirata e selezionata, sia indicazioni propositive per la disciplina della valorizzazione e degli interventi.
La domanda di una profonda revisione degli strumenti di pianificazione urbanistica nasce quindi innanzitutto da considerazioni di questa natura, cui si accompagna la pressione di nuove istanze, economiche e sociali, e di nuove sensibilità rispetto alla realtà del territorio feltrino; vi si intrecciano domande relative alla sicurezza ambientale, alla salvaguardia e alla fruizione anche turistica delle risorse culturali e paesaggistiche, alla qualità della vita, intesa come buon livello dell’abitare e dei servizi; con la consapevolezza che il piano urbanistico da solo non potrà risolvere l’insieme di tali questioni, quanto piuttosto creare il quadro delle condizioni più favorevoli affinché tutto ciò possa nel tempo manifestarsi.
Il quadro della pianificazione feltrina si è incrociato con il lungo dibattito che si è svolto a livello nazionale e regionale sui caratteri e sui contenuti dell’urbanistica e che ha portato a nuovi approcci metodologici nella progettazione dei piani e alla promulgazione di nuove normative regionali.
Infatti, nei mesi stessi in cui Feltre si stava impegnando nell’avvio degli studi per l’approntamento del nuovo piano regolatore, arrivavano a conclusione due importanti iniziative legislative: a livello nazionale, il Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, e a livello regionale la Legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 “Norme per il governo del territorio”.
Il primo impegna, tra l’altro, le Regioni ad adottare propri piani paesaggistici, la seconda esplicita tra i suoi contenuti e finalità quelli legati allo sviluppo sostenibile.
Infine, l’eccezionalità del paesaggio feltrino ha spinto la Regione Veneto a scegliere questo territorio per la sperimentazione di un piano paesaggistico: un accordo sottoscritto tra Ministero, Regione, Provincia e Comune prevede l’elaborazione di un “progetto pilota” e di linee guida per la pianificazione paesaggistica che saranno recepite dalla Regione stessa nella definizione della propria disciplina urbanistica.
In questo quadro, gli obiettivi generali che l’Amministrazione di Feltre si prefigge, e che per la eccezionale combinazione di eventi di cui sopra ritiene di poter realizzare, sono molteplici.
· Elaborare un Piano completamente nuovo: nella forma delineata dalla L.R. 11/04 che prevede il P.R.G., articolato in due momenti: il Piano di Assetto del Territorio (P.A.T.) che delinea le scelte strategiche di assetto e di sviluppo del territorio comunale e Piano degli Interventi (P.I.) che disciplina gli interventi di organizzazione e trasformazione del territorio da realizzare nell’arco temporale di cinque anni in conformità con le indicazioni del P.A.T.. Si tratta quindi di uno strumento urbanistico complessivo per il governo del territorio, in grado di contenere tutte le componenti richieste e di far fronte alle istanze espresse; ponendo così fine alla confusione normativa attuale.
· Fondare il Piano su una conoscenza approfondita della realtà del territorio, in tutte le sue componenti e nelle loro reciproche interrelazioni, con un metodo di analisi spiccatamente interdisciplinare, e con l’attivazione di un Sistema Informativo Comunale che raccoglie il quadro conoscitivo. In questa logica la formazione del quadro conoscitivo non si limita alla costruzione di un catalogo delle informazioni associate alle competenze dei principali soggetti di governo del territorio (Comune, Provincia, Regione), e organizzato attraverso l’analisi delle matrici previste negli atti di indirizzo pubblicati sul BUR n°105 del 22 ottobre 2004, ma costituisce una parte integrante e non separata del percorso di redazione del quadro strutturale e operativo del progetto di piano.
· Realizzare un Piano condiviso, facendo partecipare la cittadinanza e le forze sociali alla individuazione e alla discussione e degli obiettivi generali e specifici; in particolare nella fase della messa a punto delle scelte strategiche.
· Implementare il Piano urbanistico con gli aspetti paesaggistici in un dialogo continuo tra le scelte funzionali e la tutela del paesaggio: ciò nella prospettiva non solo della salvaguardia dei molti e riconosciuti valori del paesaggio, come oggi si presentano, ma anche della riqualificazione dei paesaggi del degrado, che accompagnano lo sviluppo contemporaneo anche in questa zona, sia pure meno gravemente che in altre; e con la convinzione che un paesaggio contemporaneo ha pieno diritto di coesistere con quello storico e naturalistico, e che un buon piano deve orientarne le forme verso manifestazioni appropriate.
· Implementare il Piano con gli aspetti ambientali, correlando e verificando le scelte infrastrutturali, insediative, produttive, sotto il profilo dello sviluppo sostenibile (l’attivazione prevista dall’art. 4 della Legge 11/04, della procedura della VAS va in questa direzione).
· Contenere l’espansione delle nuove aree insediative per la residenza, per la produzione e il commercio, nei limiti di un corretto dimensionamento, basato su previsioni realistiche e conseguenti agli obiettivi che il Piano di Assetto consente di coniugare attraverso le visioni strategiche e le necessarie azioni di tutela.
· Rispondere alla domanda di qualità della vita, verificando e ottimizzando la quantità e la distribuzione dei servizi e delle aree verdi.
· Rispondere alla generale domanda di qualità dello spazio e del paesaggio proponendo un nuovo approccio al piano, basato sulla verifica progettuale degli interventi (per aree di nuovo impianto, di trasformazione, o anche solo da sistemare e razionalizzare).
· Individuare una procedura di attuazione rappresentata dalle direttive per il P.I. che sia realistica ed efficace, attraverso piani attuativi basati sulla attivazione di iniziative e risorse tra pubblici e privati.
· Mantenere in ogni caso un’ottica sovracomunale soprattutto per le questioni di preminente interesse paesaggistico e ambientale.
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1.1.2 Scelte strategiche di assetto del territorio
Le scelte strategiche sono venute maturando attraverso la riflessione sulle problematiche emergenti e sulle risorse disponibili, via via individuate dal lavoro di analisi e dal coinvolgimento della cittadinanza.
I temi centrali per l’assetto del territorio feltrino, corrispondono a precise, grandi risorse in esso rintracciabili.
Anzitutto, una forte attenzione al territorio circostante la città, diretta a verificare in prima istanza il peso delle frazioni e a confermarne il tessuto sociale: queste, molto numerose, diverse per dimensioni e dinamicità, localizzate sulle colline o ai piedi dei pendii, ospitano circa la metà della popolazione complessivamente residente nel comune. Si caratterizzano per la presenza di centri storici ben definiti, per uno sviluppo residenziale recente più o meno consistente, per la presenza di aree agricole al contorno variamente coltivate, e sono collegate da una viabilità minore molto ramificata; il recupero residenziale attraverso la salvaguardia dei caratteri storico-ambientali degli edifici, la ridefinizione dell’abitato e delle sue espansioni con riguardo al contorno agricolo, la garanzia di servizi minimi indispensabili e di centri di aggregazione per la vita sociale dei residenti, i collegamenti con il capoluogo e in rete, rappresentano le prime linee propositive.
Grandi ville, borghi rurali, case padronali e case rurali minori, oltre a piccoli manufatti diffusi nel territorio - cappelle votive, fontane, capitelli, muri di recinzione e di contenimento - costituiscono la trama insediativa che intercorre tra i centri frazionali: si tratta di un enorme bacino di risorse culturali e paesaggistiche, che il Piano individua e per le quali fornisce le indicazioni normative tendenti alla salvaguardia, ma anche alla valorizzazione.
La realtà del Parco e delle aree già ufficialmente riconosciute di interesse naturalistico, si coniuga con una attenzione a tutto il territorio, mirata a definire corridoi ambientali e habitat particolari, anche per potenziare attraverso circuiti o approfondire anche in sede di Piano degli interventi le potenzialità turistiche in questo particolare settore.
Particolare cura viene posta al tema dell’agricoltura, dove il piano fornisce regole ed indirizzi per quelle aree nelle quali cominciano a prendere piede colture speciali e di nicchia, agli allevamenti, alle case rurali abbandonate con i relativi fondi, e a molti altri aspetti che sono importanti ugualmente per l’economia della zona e per la salvaguardia delle sue caratteristiche paesaggistiche; in particolare, si preoccupa di salvaguardare le aree agricole di interesse primario, tutte le volte che si trovano in conflitto con spinte ad una diversa utilizzazione.
Mentre è fuori discussione il ruolo del capoluogo come centro dei servizi principali, il Piano affronta due problemi: quello del ruolo della Cittadella, e di tutto il centro storico, e quello della rivitalizzazione della città nel suo complesso.
Per il primo non vi può essere nessuna scelta che possa prescindere dalla conservazione e dalla valorizzazione dello straordinario patrimonio edilizio, fatto di palazzi, piazzette, cortine edilizie, chiese, fino ad episodi come il castello e le mura: d’altra parte migliorarne la accessibilità, anche con soluzioni tecnicamente innovative, diventa condizione indispensabile, sia per il rilancio residenziale, che per l’uso turistico.
Per il secondo aspetto, il processo di rivitalizzazione dovrà innescarsi a partire dagli spazi e dagli edifici pubblici esistenti, oltreché dal riuso di quelli dismessi: le piazze, la stazione ferroviaria e delle corriere, i musei, il teatro, le biblioteche, l’università, i parchi, le attrezzature sportive, vengono individuati come i fulcri di un vero sistema urbano, superando la dimensione di singoli episodi che oggi li caratterizzano.
Le vaste zone periferiche del capoluogo, prevalentemente residenziali, vengono assunte in tutta la loro importanza, anche in considerazione della quota di popolazione che ci vive: ridefinirne i confini con la campagna, ricucire brani di tessuto edilizio slabbrati, densificarle piuttosto che estenderle su nuove aree, sulla base di un ridisegno che individui nuovi centri di aggregazione, percorsi pedonali, corridoi verdi: queste sono le azioni cui il Piano presta la massima attenzione.
La rivitalizzazione della città, il sistema dei servizi, il commercio e le attività produttive sono condizionati dalla viabilità e in generale dal sistema dei collegamenti, che tuttora è assolutamente inadeguato: si punta quindi sul completamento della viabilità di scorrimento, ma con attenzione gli accessi, agli snodi e alle diramazioni a livello locale, e, importantissimo, il sistema di parcheggi scambiatori: vengono infine privilegiati i collegamenti locali tra il capoluogo e le frazioni, in modo da potervi introdurre un efficiente sistema di trasporti pubblici, con un riordino della viabilità esistente e la creazione di reti ciclabili.
La ferrovia viene valorizzata nelle sue potenzialità, anche nei confronti delle aree industriali- artigianali, e con il potenziamento di funzioni urbane nell’area presso la stazione.
Le aree produttive industriali e artigianali anche alla luce dei risultati delle indagini prevedono limitate espansioni, a completamento delle aree esistenti, seguendo lo scopo del minore consumo di suolo. Nel rispetto delle logiche del piano, si profila l’opportunità di integrare le funzioni compatibili (industria, artigianato, commercio).
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1.1.3 Indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio
Le linee strategiche definite sono in buona parte ispirate alla “promozione e realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole, finalizzato a soddisfare le necessità di crescita e di benessere dei cittadini, senza pregiudizio per la qualità della vita delle generazioni future, nel rispetto delle risorse naturali” (art. 2 Legge regionale 23 aprile 2004, n. 11).
Tuttavia, nel momento in cui alcuni obiettivi si traducono in precise scelte territoriali, quantificate e localizzate sul territorio, non è escluso che si possano verificare conflitti con obiettivi di carattere ambientale: problemi relativi alle acque, all’aria, ai terreni, alla fauna, alla flora, alla vegetazione, alle risorse naturali, alle fonti energetiche, alla salute in genere, al rumore, all’elettromagnetismo, ecc…
Considerando l’importanza di questi aspetti, l’Amministrazione comunale ha attivato fin dall’inizio dei lavori per la formazione del Piano la procedura di Valutazione Ambientale Strategica per il P.A.T., come prevista dalla L.R. 11/2004, sfruttandone appieno le valenze, piuttosto che considerarlo un mero passaggio obbligato dalla legge. E ciò per almeno due motivi.
Innanzitutto perché lo ritiene un utile strumento per correggere e orientare le scelte del piano, con eventuali correttivi in negativo ma anche in senso propositivo, come si legge dal documento predisposto per la sua formazione, infatti, “il punto di forza della VAS è il rapporto ambientale, un’analisi che tiene conto dello stato dell’ambiente con e senza attuazione del piano proposto, degli obiettivi di tutela ambientale, della compatibilità ambientale complessiva del progetto e delle possibili alternative. E’ opportuno precisare che gli effetti del piano indicati nella VAS non sono solo quelli di carattere negativo; anzi, una descrizione degli effetti positivi è essenziale per illustrare il contributo del piano alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile. Il rapporto può inoltre favorire la condivisione con il pubblico di informazioni relative ai criteri di valutazione utilizzati per la definizione dei programmi di trasformazione e gestione del territorio”, ed è questo il secondo punto importante sul quale l’Amministrazione ha impostato fin dall’inizio l’elaborazione del nuovo piano, cioè la partecipazione dei cittadini. A tale scopo ha infatti attivato il Forum, un organismo con carattere consultivo, che ha operato attraverso assemblee plenarie e commissioni.
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1.2 L’accordo di pianificazione: modalità e finalità
L’Accordo tra: la Regione Veneto quale ente attualmente competente all’approvazione del Piano; il Comune di Feltre (BL), quale ente competente alla gestione della pianificazione comunale; l’Amministrazione Provinciale di Belluno quale ente territoriale avente specifiche competenze in materia di pianificazione urbanistica e territoriale (L.R. 11/2003); ha stabilito la redazione in forma concertata del Piano di Assetto del Territorio di Feltre.
L’Accordo, firmato il 7 marzo 2005 oltre alle definizioni di carattere generale, i richiami normativi e lo specifico riferimento al Documento Preliminare”, precisa le seguenti finalità.
Il Piano di Assetto Territoriale informa le proprie scelte verso una trasformazione urbanistica funzionalmente equilibrata, armonica e policentrica ed uno sviluppo adeguato a soddisfare le esigenze socio-economiche del presente, senza compromettere la conservazione e l’utilizzo futuro delle risorse del territorio, in particolare di quelle non riproducibili.
In particolare si propone di soddisfare le esigenze delle comunità perseguendo:
· la salvaguardia delle qualità ambientali, culturali ed insediative del territorio al fine della conservazione, tutela e valorizzazione dei beni naturali, culturali, architettonici ed archeologici;
· la tutela delle identità storico-culturali, la qualità e differenziazione dei paesaggi urbani ed extraurbani, al fine di realizzare la riqualificazione degli insediamenti storici ed il recupero del patrimonio edilizio ed ambientale, nonché il miglioramento della qualità degli insediamenti esistenti e del territorio non urbanizzato;
· la prevenzione e riduzione dei rischi connessi all’uso del territorio e delle sue risorse, al fine di garantire la sicurezza degli abitati e la difesa idrogeologica dei suoli.
Il piano assicura inoltre la tutela e valorizzazione dei valori paesistici riconosciuti, nonché la riqualificazione delle parti compromesse o degradate e l’attestazione di eventuali nuovi valori paesistici coerenti con quelli riconosciuti ed integrati con lo sviluppo economico e sociale sostenibile.
Le determinazioni del piano sono informate ad una approfondita e sistematica conoscenza di tutte le “componenti strutturali del territorio” di origine naturale ed antropica, finalizzate all’individuazione delle “risorse identitarie” ed alle loro correlazioni e integrazioni.
Per quanto riguarda il quadro conoscitivo precisa inoltre come questo debba essere rapportato alle specifiche caratteristiche del territorio, attraverso una lettura multidisciplinare che consenta di pervenire ad una valutazione critica nell’impiego dei dati, finalizzata a definire appunto le “condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili”, e le “condizioni di fragilità ambientale”.
La formazione del Quadro Conoscitivo deve intendersi come la costruzione di un catalogo delle informazioni associate alle competenze dei tre principali soggetti istituzionali (Comune, Provincia e Regione), organizzato e sistematizzato al fine di documentare il complesso delle conoscenze territoriali disponibili ai diversi livelli.
Particolarmente importante nella definizione dell’Accordo di Pianificazione risulta il capitolo dedicato agli obblighi reciproci tra i firmatari in quanto definisce concretamente cosa si intenda per copianificazione tra Enti, sperimentando concretamente una delle innovazioni più importanti della legge 11/04. Precisamente:
· la Regione si impegna a promuovere e a coordinare i rapporti con le singole amministrazioni locali (Comune e Provincia) nella redazione del Piano urbanistico in forma concertata, verificando gli indirizzi metodologici preliminari e definendo i contenuti e gli elaborati del Piano di Assetto del territorio. Il Gruppo di Progettazione sarà composto da personale regionale della Direzione Urbanistica ed affiancato dalle strutture tecniche comunali e provinciali incaricate dalle rispettive amministrazioni, ovvero da altri tecnici allo scopo designati dalle amministrazioni comunale ,provinciale e dall’amministrazione regionale;
· il Comune si impegna a: elaborare lo strumento urbanistico in forma concertata, provvedendo alla stesura di atti progettuali e curando gli aspetti tecnico-normativi; rendere disponibili i dati e la documentazione inerente il territorio e lo stato della pianificazione, in loro possesso, nonché eventuali studi ed altro materiale conoscitivo che possa essere di supporto alla redazione dei documenti del P.A.T.; fornire la collaborazione agli uffici regionali nell’attività di pianificazione
· la Provincia di Belluno si impegna a rendere disponibili dati e strati informativi in materia di pianificazione, stato del territorio e processi evolutivi, nonché altro materiale conoscitivo di supporto alla redazione dello strumento. Si impegna inoltre a fornire collaborazione in fase di stesura progettuale del P.A.T. alla Regione e al Comune.
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1.3 Il Forum e le indicazioni emerse
1.3.1 Sintesi di un lavoro collettivo
Un aspetto originale dell’esperienza feltrina è costituito dalla presenza del Forum, un’inedita struttura che opera con una propria fisionomia istituzionale e organizzativa. Il Forum degli interessi è costituito da oltre 70 persone nominate dalle frazioni e dai quartieri, dalle associazioni economiche, sociali e ambientaliste, oltre alle forze politiche anche non presenti in Consiglio comunale. Esso rappresenta il momento più importante di discussione e di elaborazione delle linee strategiche del Piano, con l’obiettivo di pervenire alla redazione di un Documento di indirizzi da consegnare alla Amministrazione e al Consiglio comunale.
Operativamente il Forum lavora per sessioni plenarie e per commissioni. Le sessioni plenarie introduttive, svoltesi nei primi mesi del 2004, sono state orientate dal gruppo di progettazione (tecnici dell’Ufficio di Piano e consulenti incaricati), che ha presentato le metodologie previste per l’elaborazione degli strumenti urbanistici ed ha avviato la discussione sugli obiettivi strategici. Per affinare i risultati delle discussioni è stato deciso di avviare una prima consultazione con i membri del Forum, con un’indagine svolta attraverso questionari distribuiti a tutti i membri del forum stesso, i cui risultati sono stati discussi collettivamente.

Lo svolgimento di questa prima iniziativa ha consentito al Forum di definire alcuni obiettivi generali, valutati secondo un duplice criterio, di importanza e di urgenza.
Il lavoro delle commissioni, costituite secondo scelte autonome effettuate dai partecipanti al Forum e ponderate in modo che ciascuna presenti al proprio interno una sufficiente presenza sia numerica sia di rappresentanza ha riguardato otto temi:
· analisi economica e produttiva
· ambiente;
· turismo e commercio
· viabilità, trasporti, mobilità
· analisi sociale e demografica
· residenza e servizi
· analisi paesistica e analisi storica
· attrezzature pubbliche e spazi aggregazione
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1.3.2 Individuazione delle direttrici di sviluppo auspicate
Il documento di sintesi del lavoro del Forum, si è concretizzato nella forma di “Direttive ed indirizzi per il Piano di Assetto Territoriale” e risulta articolato in cinque punti.
Puntare ad uno sviluppo del territorio il più possibile integrato
Il tessuto economico produttivo sta velocemente cambiando, molte aziende sono in crisi e altre delocalizzano, l’agricoltura ha difficoltà ad ottenere finanziamenti adeguati per essere competitiva e le frazioni vengono abbandonate dai giovani.
Questo scenario richiede di puntare ad uno sviluppo economico e territoriale il più possibile integrato, facendo leva:
· sullo sviluppo artigianale e agricolo;
· sulla valorizzazione del centro storico della città;
· sulla valorizzazione dell’azienda ospedaliera;
· sul polo scolastico (universitario);
· sul parco delle dolomiti.
Indirizzi ambientali, paesaggistici e storico architettonici
In base alle caratteristiche geomorfologiche possono essere individuate diverse indicazioni di intervento e tutela. Nelle zone poste a quote più elevate si pone il tema della manutenzione dello stato esistente, privilegiando usi selvicolturali con relative infrastrutture, e della attivazione di azioni finalizzate a preservare boschi misti e le zone a pascolo.
Nelle aree pedemontane, dove sono presenti nuclei rurali, abitazioni sparse, frazioni a contatto con il parco e zone pre-parco, il rischio, peraltro già presente, è costituito dall’abbandono agricolo e abitativo con il conseguente cambiamento dell'aspetto paesaggistico.
E' quindi necessaria una manutenzione della viabilità e della sentieristica esistente, la realizzazione di manufatti adeguati all'ambiente anche ai fini ciclabili, il tutto in armonia con il Parco e con le necessità dei residenti.
L’agricoltura del Feltrino è costituita oggi da un numero limitato di allevatori di media e piccola entità (in riferimento ai parametri attuali) e sono praticamente scomparse le aziende di dimensione familiare. Si rischia quindi di perdere non solo la gente, ma anche preziosi esempi di architettura spontanea, tipica delle nostre zone sempre coltivate e con i prati accuratamente falciati. Per le aree marginali bisogna incoraggiare il recupero del patrimonio edilizio (centri frazionali, gruppi di case sparse, borgate, case isolate, casere e fienili) anche con contributi pubblici, anche per scopo turistico.
Per quanto riguarda il Centro Storico, il recupero dei singoli edifici sta lentamente, ma progressivamente attuandosi in modo positivo, esiste però il rischio che sia un recupero solo di tipo edilizio bisogna invece favorire la residenza stabile, favorendo iniziative calmieratici dei costi.
Indicazioni per la residenza e i servizi alla popolazione
L' aumento della popolazione è, di solito, l'aspetto più evidente del processo di sviluppo di un territorio. Va comunque sottolineato come il fattore qualificante non sia l'aumento in se della popolazione, l'importante è che si qualifichi il ruolo di riferimento di Feltre, in termini di servizi e di accessibilità urbana.
Il ruolo di Feltre quale centro urbano di riferimento di un territorio vasto, si realizza soprattutto con un'offerta di servizi di alto “rango” con elevata efficienza. In particolare, va ribadito lo stretto rapporto esistente fra salvaguardia dei ruoli di "città" e permanenza dell'Azienda Sanitaria Locale feltrina autonoma, l'ospedale assume, infatti, anche valenze di coesione e sicurezza sociale.
Il problema legato all'abitazione assume due aspetti.
Il primo collegato al fatto che l'aumento della popolazione è (e sarà) determinato soprattutto dall'immigrazione. Per gli immigrati il problema casa è urgente e primario e va collegato ai costi di acquisto o locazione, per cui è necessario promuovere il recupero di abitazioni, tramite veri e propri piani di coordinamento delle proprietà, in modo da fornire il mercato immobiliare di offerta a basso prezzo, sia nei quartieri della città che nelle frazioni.
Il secondo aspetto del problema abitazioni trova ragione nella sempre maggiore domanda per anziani (soli o in coppia). Vanno perciò favoriti progetti che prevedano la realizzazione di mini-appartamenti privi di barriere architettoniche e ubicati in prossimità dei servizi principali richiesti dalla popolazione anziana (commerciali, sanitari, di trasporto, aree verdi attrezzate e pedonali). In generale tuttavia, la questione della casa va incentrata su risposte qualitative estese all’intero territorio, privilegiando al massimo l'attività di recupero del patrimonio edilizio esistente.
Indicazioni per il territorio della produzione
L'evoluzione in atto del sistema produttivo assegna al Feltrino sempre meno importanza nel settore industriale e sempre più importanza a quello artigianale e a quello dei servizi. Le attività collegate all'industria sono sottoposte a pressioni negative, per cui il mantenimento dei livelli occupazionali è il massimo obiettivo proponibile. Il turismo, legato alle caratteristiche peculiari del territorio potrà invece riservare ambiti di crescita, per cui è necessario programmare la localizzazione di strutture ricettive in grado di soddisfare una domanda crescente, così come di strutture di servizio atte a stimolarla (auditorium-centro congressi, teatro, cinema; musei, strutture per mostre ).
Per rispondere alla domanda, peraltro molto limitata, di nuovi insediamenti industriali-artigianali, non servono nuove aree produttive, vanno invece previsti ampliamenti all’interno delle zone esistenti di Villapaiera e di Peschiera.
Il commercio, spostandosi verso la grande distribuzione, ha costretto i piccoli negozi, soprattutto nelle frazioni, a chiudere. Si auspica una forma di controllo e di contrattazione tale da garantire anche nei centri frazionali la presenza di servizi commerciali, attraverso piccole rivendite legate ai supermercati o attraverso la presenza di un punto mobile che possa girare in questi centri a periodi prestabiliti. A tale proposito, si propone che ogni frazione debba ritornare ad avere un negozio polivalente, di generi alimentari di prima necessità, con rivendita giornali, tabacchino e quanto altro, come era un tempo. Anche i vecchi casei e le ex scuole potrebbero essere coinvolti in queste iniziative, per diventare punti di ritrovo ed essere destinati a molteplici usi.
L'università va vista più come volano di nuove attività, che come risposta al fabbisogno formativo locale.
L'attività agricola locale, basata tradizionalmente sulla zootecnia, ha iniziato la propria crisi dopo la metà del secolo scorso e ha man mano generato una perdita di fiducia nelle potenzialità del settore primario, con riflessi negativi sull'uso del territorio rurale. Le coltivazioni tipiche non potranno estendersi che al recupero di alcune produzioni di nicchia (piccoli frutti, castagna, noce feltrina, fagiolo di Lamon, mele autoctone) senza incrementi sensibili di addetti. La presenza di un istituto scolastico di qualità può tuttavia essere il punto di partenza per un tentativo di rilancio di tale riconversione, sostenuta da adeguata ricerca e sperimentazione e da strutture di servizio collegate alle aziende esistenti e di nuova attivazione.
Indirizzi per le infrastrutture la viabilità e mobilità
Quello della comunicazione è un problema cruciale nell'evoluzione di un centro urbano del livello di Feltre e va affrontato fornendo soluzioni differenziate e integrate a seconda del mezzo, pubblico o privato. Inoltre c'è da considerare non solo la dimensione interna al comune e alla comunità feltrina, ma anche quella di relazione con l’esterno. Diventano quindi cruciali la localizzazione dei nodi infrastrutturali (viabilità, parcheggi, stazioni, aree scambio), ma anche l'attivazione degli strumenti che ne sfruttino tutte le potenzialità. Si pensi al piano del traffico, ma soprattutto alle sinergie fra i diversi gestori del trasporto pubblico (ferroviario e stradale) per ottenere servizi da e per l'esterno, pensati non solo per i flussi in uscita, ma anche per gli utenti in entrata (Dolomiti Bus per Belluno, Atesina per Trento e Primiero, La Marca per Treviso, FFSS per Belluno e Treviso – Venezia - Padova), con integrazione gomma e rotaia.
| SCHEMA SINTETICO DELLE INDICAZIONI DELLE COMMISSIONI Indirizzi sul ruolo di Feltre Sviluppo equilibrato ed integrato del territorio: abitativo, turistico, culturale, commerciale Elevazione del rango della città consolidando e attraendo servizi di livello superiore Potenziamento del settore artigianale e del turismo con nuove strutture ricettive e di servizio (auditorium, centro congressi, teatro, cinema, nuove aree espositive) Indirizzi ambientali/paesaggistici Ridefinizione del vincolo paesaggistico ed ambientale Valorizzare la qualità ambientale attraverso: percorsi pedonali, sentieri in disuso Sviluppare nuove coltivazioni tipiche e limitare l’avanzata del bosco Tutelare maggiormente il territorio ambientale compromesso dall’abbandono delle frazioni Indirizzi urbanistici Recupero qualitativo del tessuto abitativo senza qualità Crescita residenziale senza compromettere le zone agricole Offerta residenziale specifica per: anziani, immigrati, single, attraverso recupero del patrimonio esistente Interventi nelle periferie degradate con recupero edilizio ma anche attraverso progetti a livello sociale Strumenti urbanistici che facilitino la ristrutturazione dei rustici Garantire più ampi standard di verde pubblico e privato Attuare la diffusione di aree verdi e ricreative e curare la dotazione di attrezzature ludico-sportive. Lo spostamento fuori dalle mura medievali di alcuni Uffici Comunali porterà inevitabilmente ad una riduzione di attrattività della cittadella Indirizzi per la residenza e i servizi alla popolazione Rafforzare il polo sanitario anche con servizi socio-sanitari territoriali e ambulatori di quartiere Incentivare l'apertura e la permanenza di centri poliservizi, anche in considerazione dell'elevato ruolo sociale di tali esercizi, in quanto luoghi di incontro, aggregazione e mantenimento della vitalità dei centri rurali. Razionalizzare gli impianti sportivi, mancano: un campo da bocce coperto, da tennis, una piscina coperta. Realizzazione di nuovi asili-nido Le strutture universitarie ( biblioteche, auditorium, ecc. ) devono essere fruibili anche dalla popolazione. Indirizzi per i settori economici Mantenere le zone produttive di Villapaiera e Peschiera con eventuale ampliamento Promozione turistica delle realtà frazionali e dei prodotti tipici locali Creare infrastrutture per il turismo in sinergia con i piani del Parco Estensione del Parco delle Dolomiti che può portare nuovi finanziamenti e incentivi per incrementare la ricettività turistica Indirizzi per le infrastrutture la viabilità e mobilità Sinergia tra i diversi gestori del trasporto pubblico (ferroviario e stradale) Interventi per ridurre l’inquinamento dovuto al traffico automobilistico Realizzazione delle galleria sotto il Telva e il collegamento con la statale per Belluno Potenziamento della viabilità di collegamento tra la zona industriale con la Feltrina e la statale per Belluno Dividere tutta la viabilità che porta al centro tra meccanizzata e pedonale Scala mobile integrata con altri elementi (ascensori) Limitazione del traffico, coordinato con informazioni e parcheggi Sviluppo di parcheggi sotterranei o multipiano Scaglionare gli orari per decongestionare il traffico Favorire il coordinamento del piano regolatore comunale con i piani dei comuni limitrofi per prevedere una pianificazione condivisa delle infrastrutture di rilevanza ed interesse sovracomunale |
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1.4 La concomitanza con il “Progetto Pilota”
Con riferimento a quanto previsto dall'art. 150 del DLgs 490/99 e di quanto stabilito dall'Accordo Stato Regioni, la Giunta Regionale, con deliberazione n. 2220 del 16 luglio 2003, ha approvato uno specifico protocollo di intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia di Belluno e il Comune di Feltre, sottoscritto a Roma in data 19 novembre 2003, finalizzato alla predisposizione di un “progetto-pilota” per la salvaguardia dei valori paesaggistici e ambientali del territorio comunale di Feltre da recepire nella pianificazione comunale, nonché da utilizzare per la definizione di linee guida di carattere generale, contenenti i criteri di massima per salvaguardare i valori paesistici e ambientali del territorio regionale.
Il Comune di Feltre è risultato particolarmente interessante per la complessità delle tematiche in esso presenti: un centro storico di eccezionale interesse, un paesaggio agrario collinare di elevata integrità, la presenza di aree di pregio naturalistico di livello comunitario e nazionale, ed un territorio interamente sottoposto a vincolo paesaggistico, in merito al quale vi è attualmente una proposta di revisione.
Con DGR 4370 del 31 dicembre 2003 è stato approvato il Programma di lavoro per l’organizzazione delle attività di competenza della Regione nell’ambito del progetto pilota.
L’entrata in vigore del DLgs 42/04 e della nuova LUR ha reso necessario un aggiustamento dei contenuti del progetto pilota pur confermando gli obiettivi generali del protocollo d’intesa.
È apparso infatti utile attraverso il progetto pilota verificare in dettaglio le metodologie ed i contenuti dell’art. 143 del Codice, anche in considerazione della complessità del territorio del Comune di Feltre, e più in generale dell’ambito “Feltrino”, intendendo ora per “linee-guida” i criteri per la redazione concertata del Piano Paesaggistico (o della nuova Valenza Paesaggistica di uno strumento urbanistico-territoriale), nonché i criteri per la conformazione e l’adeguamento degli strumenti di livello inferiore ai sensi dell’art. 145 c. 5. DLgs 42/04.
Facendo riferimento al Codice, ad alcuni esempi recenti (Camerino e Linee Guida Alto Adige), alle indicazioni derivanti dalla Carta della Natura e dai Lineamenti di Progetto per il nuovo P.T.R.C., si individuano nel processo di formazione del piano paesaggistico alcune operazioni ed attività.
Una prima operazione con contenuto descrittivo, di lettura dei caratteri strutturali del territorio, nonché delle dinamiche e delle pressioni che li modificano.
Una seconda operazione di tipo interpretativo, dove il quadro conoscitivo viene finalizzato alla comprensione del funzionamento ambientale, dei valori, dei rischi e della vulnerabilità del paesaggio, “raccontando” in maniera sintetica ma precisa i caratteri del paesaggio oggetto d’indagine, una fase che possiamo chiamare di “interpretazione critica degli elementi che compongono il paesaggio” osservando in particolare la loro “stratificazione e combinazione”.
Una terza operazione volta alla valutazione dello stato e delle qualità del paesaggio, attraverso il riconoscimento dei gradi di “integrità e rilevanza”, dei suoi caratteri di criticità e fragilità da un lato e di potenzialità dall’altro.
Una quarta operazione che porta al riconoscimento di ambiti omogenei, a partire dai quali si definiscono indirizzi direttive e prescrizioni nei confronti della pianificazione territoriale ed urbanistica subordinata e particolari norme ed interventi propositivi anche in relazione alla diversificazione dei vincoli vigenti;
Una quinta operazione che mira all’esplicitazione degli obiettivi che il piano intende raggiungere relativamente ai diversi ambiti riconosciuti;
Ed infine una sesta operazione più prettamente progettuale, dedicata all’elaborazione dei disegni, delle tavole e dei testi con carattere propositivo, regolativo e prescrittivo.
Per una corretta lettura ed interpretazione del paesaggio si è ritenuto in ogni caso necessario indagare e rappresentare il territorio, anche ad una scala più ampia, comprendendo i comuni dell’ambito “Feltrino” come individuato nella DGR 3712/04. La scala comunale sembra comunque irrinunciabile per condurre i necessari approfondimenti che permettano di accedere alle facoltà di diversificazione del vincolo.
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2. GLI SCENARI E LE TENDENZE
PREMESSA: la pianificazione urbanistica nel Comune di Feltre
Il comune di Feltre è dotato di strumenti di pianificazione urbanistica fin dalla nascita della Repubblica ed in ognuno di questi documenti traspare il senso dell’alto valore ambientale ed architettonico del Comune.
Negli strumenti precedenti si rileva inoltre un grande interesse per tutte le frazioni del territorio, evidenziato dal fatto che già il piano del 1955 c’erano una serie di elaborati appositi per le frazioni.
Un altro obiettivo che traspare dalle relazioni e dalle considerazioni relative ai vari piani è quello di consentire un adeguato sviluppo economico sociale di Feltre senza sacrificare alcuni valori fondamentali come il centro storico e il paesaggio circostante.
Purtroppo però non tutto quanto era previsto ed auspicato si è attuato, ma possiamo certamente affermare che se oggi il territorio di Feltre ha conservato dei valori da tutelare e promuovere è anche grazie alla pianificazione urbanistica attuata negli anni.
A livello puramente informativo elenchiamo qui di seguito i principali strumenti di Pianificazione che nel tempo si sono succeduti e che hanno maggiormente condizionato lo sviluppo urbanistico della città e del territorio:
· Regolamento di Sanità, Pulizia ed Edilizia approvato dal Consiglio Comunale in data 16 Gennaio 1875, dalla Deputazione Provinciale di Belluno con decreto del 27 maggio 1875, n 806 e dal Ministro dell’Interno con dispaccio 11 giugno 1875.
· Regolamento edilizio Comunale approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa il 6 Ottobre 1932 – X al N. 12272/1157
· Regolamento edilizio Comunale approvato dalla G.P.A. nella seduta del 17 Gennaio 1952 n. 111 e con decreto del Presidente della Repubblica 31 Luglio 1954 registrato alla Corte dei Conti il 14 gennaio 1955Rgistr n. 2 Lavori Pubblici al foglio n. 97.
· Il Piano Regolatore Generale di Feltre redatto dall’arch. Alpago Novello e dall’ing. Luigi Meneghel ed approvato dal Min. LLPP il 15 marzo 1955 con nota 1044 div. XVIII viene progettato facendo riferimento ai futuri sviluppi del centro che dovranno essere normati da piani particolareggiati
· Variante generale al Piano Regolatore Generale di Feltre redatta dall’arch. Oscar Cagna, approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 2924 del 27.08.1976. (BUR n. 52/22.11.1976)
· Variante ai quartieri Farra – Boscariz redatta dall’arch. De Vecchi Stefano, approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 3779 del 28.10.1997. (BUR n. 97/21.11.1997)
· Variante di adeguamento al P.A.MA.G. redatta dall’ing. Vianello Dionisio approvata con delibera di Giunta Regionale n. 4388 del 24.11.1998 (BUR n. 112/15.12.1998)
· Variante zone produttive con adeguamento alla rete viaria e zonizzazione di contorno redatta dall’ing. Minella Mirco approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 4636 del 09.12.1998 (BUR n. 117/31.12.1998)
· Variante alle zone agricole e contermini e trasposizione della zonizzazione su nuova cartografia di base automatizzata L.R. n. 24/1985 e L.R. n. 61/85 redatta dall’arch. Perego Enrico e dall’ing. Mirco Minella approvata con modifiche d’ufficio dalla Giunta Regionale con delibera n. 2386 del 01.08.2003 (BUR n. 82/02.09.2003)
Dal 1976 ad oggi sono inoltre state presentate 41 varianti parziali al Piano Regolatore Generale riguardanti piccole porzioni di territorio e tese prevalentemente a risolvere problemi specifici per la maggior parte di interesse pubblico.
Attualmente la normativa Urbanistica o di implicazione Urbanistica nel Comune di Feltre è costituita dai seguenti elaborati:
· Tavole 3C1-3C2-3C3 intero territorio su base catastale scala 1:5000
· Tavole 13.2-13.3-13.4 Tomo, Sanzan e Villana scala 1:1000
· Tavola 4 – Farra Boscariz - zone significative scala 1:2000
· Tavola 5 – Farra Boscariz – tavola delle procedure scala 1:2000
· Tavola 6 – Farra Boscariz – schede unità di riferimento
· Tavola 7 – Farra Boscariz – schede interventi unità edilizie
· Regolamento Edilizio
· Norme tecniche di attuazione e sussidi operativi
· Norme tecniche di attuazione variante Farra-Boscariz
· Norme Tecniche PAMAG
· Sussidi Operativi PAMAG
· Reg. installazioni stazioni radio per telecomunicazioni e radiotelevisivi
· Regolamento Acustico.
Riassumendo tutta l’attività urbanistica del comune, in particolare il vigente P.R.G., ha sempre avuto una particolare attenzione alla tutela delle qualità ambientali storiche e paesaggistiche del territorio comunale introducendo, fin dal 1970, concetti di cono ottico, di fascia di rispetto e tutela, dei limiti all’espansione, ecc.; purtroppo però le previsioni di ampliamento demografico (previsti 40.000 abitanti) , effettuate in anni di boom economico e demografico, sono state abbondantemente sovrastimate dando la possibilità di realizzare una grande struttura urbana talvolta molto sfilacciata e incoerente.
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2.1 Gli scenari del P.R.G. vigente
Da una analisi quantitativa e strutturale del territorio comunale come risultato della applicazione trentennale del vigente P.R.G., è possibile trarre le seguenti considerazioni, da utilizzare per la futura pianificazione:
· L’espansione edilizia è avvenuta in modo disorganico e parziale (un esempio per tutti la Z.T.O. “C4” di Lamen);
· L’occupazione del territorio è avvenuta con bassa densità edificatoria per cui a molto terreno edificato corrisponde bassa densità abitativa e produttiva. La bassa densità fa in modo che a fronte di un grande potenziale edificatorio (volume e superficie) corrisponda effettivamente una scarsa disponibilità di aree edificabili. Sono infatti state occupate moltissime delle aree a disposizione utilizzando circa la metà del volume (o della superficie coperta) edificabile e avendo quindi una elevata potenzialità edificatoria residua che, se pur indicata nel piano, non potrà mai essere utilizzata.
· L’attuazione, mediante applicazione del combinato degli artt. 9 e 109 della L.R. 61/85 ha portato ancora ad una edificazione lungo le strade esistenti come avveniva un tempo, prima della programmazione urbanistica, senza creare nuovi quartieri di forma compiuta.
· Nei 30 anni di attuazione del P.R.G. attualmente vigente le amministrazioni che si sono succedute hanno realizzato pochissime nuove infrastrutture di servizio (viabilità, di quartiere e urbana) che abbiano un senso compiuto, ma l’iniziativa è stata lasciata ai privati che si sono limitati, anche perché non possiedono lo strumento dell’esproprio, alla realizzazione degli spazi a loro strettamente necessari.
· Il piano vigente, visto il periodo in cui è stato redatto, è stato disegnato su base catastale, ma non è possibile, e la realtà lo dimostra, definire i piani attuativi basandosi sulle proprietà. necessario, come stabilito dalla legge, progettare la nuova area con finalità funzionali ed assegnare ad ogni cittadino quanto gli appartiene mediante costituzione di un consorzio.
· Le Z.T.O. C1 di prima espansione che dovevano essere saturate per prime dall’espansione della città, sono attualmente le meno edificate.
· L’area industriale di Villapaiera per cui erano state previste tutte le aree residenziali di Anzù, Nemeggio e Cellarda non ha favorito il previsto insediamento di nuovi abitanti visto l’esiguo numero di addetti richiesti, a fronte della grande superficie occupata, e per il fatto che gli addetti vengono raccolti dai bacini limitrofi (Lentiai, Quero, S. Gregorio e naturalmente Feltre).
· Con l’approvazione della variante al P.R.G. di Farra-Boscariz è stato deciso che le aree di naturale espansione intensa della città venissero trasformate in zone rade (indice medio 0,95 mc/mq contro 1,8 mc/mq di piano) all’interno delle SUR occupando un ampio territorio per l’insediamento di pochi abitanti, rendendo molto onerose le opere di urbanizzazione e creando delle disparità con le aree non ricadenti nelle SUR.
· A fronte della realizzazione nelle sole aree di espansione di 1.128.844,23 mc (tabella 1) corrispondenti a circa 7520 abitanti potenziali la popolazione totale del comune è diminuita.
· Un argomento su cui riflettere è in particolare il fatto che la vigenza del P.P.A. con limitazione della cubatura realizzabile non ha, di fatto, ridotto in maniera sensibile la nuova edificazione che ha continuato a riferirsi al mercato immobiliare.
· Si riassumono nelle seguenti tabelle alcuni dati numerici che possono aiutare a comprendere quanto sopra affermato.
TABELLA 1 – Dati statistici sul volume realizzato
| Anno | Volume Residenziale | Volume Produttivo | Previsioni P.P.A. | Differenza | P.P.A. vigente |
| 1979 | 39.250,00 | 73.375,00 | * | ||
| 1980 | 39.250,00 | 73.375,00 | * | ||
| 1981 | 39.250,00 | 73.375,00 | * | ||
| 1982 | 20.290,00 | ||||
| 1983 | 31.162,00 | ||||
| 1984 | 46.141,00 | ||||
| 1985 | 46.957,00 | ||||
| 1986 | 54.431,00 | ||||
| 1987 | 50.333,00 | ||||
| 1988 | 56.141,00 | ||||
| 1989 | 64.476,00 | ||||
| 1990 | 31.068,00 | ||||
| 1991 | 36.321,00 | ||||
| 1992 | 23.078,00 | 93.615,00 | 56.300,00 | 33.222,00 | * |
| 1993 | 58.916,00 | 7.047,00 | 56.300,00 | -2.616,00 | * |
| 1994 | 59.663,00 | 34.319,00 | 56.300,00 | -3.363,00 | * |
| 1995(1) | 37.595,00 | 226.505,00 | * | ||
| 1996(2) | 25.086,00 | 41.540,00 | * | ||
| 1997(3) | 71.140,00 | 5.217,00 | |||
| 1998(4) | 37.845,00 | 15.480,00 | |||
| 1999(5) | 88.977,00 | 113.006,00 | |||
| 2000 | 65.508,00 | 23.219,00 | |||
| 2001 | 36.010,99 | 50.476,17 | |||
| 2002 | 69.955,24 | ||||
| Totali | 1.128.844,23 | 610.424,17 | 501.625,00 |
(1) entrata in vigore della variante Farra-Boscariz
(2) entrata in vigore del Piano d’Area del Massiccio del Grappa
(3) edificazione comparto n. 15 dell’Altanon per 32.267 mc ed entrata in vigore del vincolo ambientale
(4) entrata in vigore della variante alle zone produttive e aree di contorno.
(5) 25.544 mc in 3 interventi di ditte di costruzione (Pasquer, Peschiera e Monumento)

GRAFICO 1 – Andamento del volume realizzato
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2.2 I vincoli e la pianificazione territoriale
Sul territorio feltrino sono presenti numerosi piani sovraordinati e diversi vincoli di tipo ambientale, che possono essere così riassunti:
· Vincolo Paesaggistico D.lgs 42/2004 (corsi d’acqua, Viale di Cart, zone boscate, e estesa parte del territorio comunale) ;
· Vincolo Monumentale D.lgs 42/2004;
· Vincolo Idrogeologico-forestale R.D. n° 3267/1923;
· Siti di Interesse Comunitario (SIC);
· Zone di Protezione Speciale (ZPS);
· Ambiti dei parchi o per l’istituzione di parchi e riserve naturali ed archeologiche e a tutela paesaggistica (artt. 27, 30, 33, 34, e 35 P.T.R.C.)
· Piani d’Area o di Settore vigenti o adottati : P.A.MA.G. (Piano di Area del Massiccio del Grappa) e Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi
· Ambiti naturalistici di livello regionale e Zone Umide (art. 19, 21 P.T.R.C.)
· Aree a rischio geologico (P.A.I.)
Il Piano Territoriale Provinciale non è presente in quanto dopo una lunga procedura di approvazione del documento preliminare non vi è stata alcuna stesura finale e pertanto nessuna approvazione del piano stesso.
Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento è stato approvato con provvedimenti del consiglio Regionale n. 250 del 13 dicembre 1991 e n. 382 del 28 maggio 1992. Il PTRC si articola per piani di area, previsti dalla legge 61/85, che ne sviluppano le tematiche e approfondiscono, su ambiti territoriali definiti, le questioni connesse all’organizzazione della struttura insediativa ed alla sua compatibilità con la risorsa ambiente. Con delibera della Giunta Regionale n. 7092 del 23 Dicembre 1986 è stato adottato il Piano d’Area del Massiccio del Grappa approvato con provvedimento del Consiglio Regionale n. 930 del 15 Giugno 1994 a cui è stato adeguato il P.R.G. di Feltre con una variante redatta dall’ing. Vianello Dionisio adozione con delibera di C.C. n. 168 del 29.11.1996, Approvazione con delibera di Giunta Regionale n. 4388 del 24.11.1998 (BUR n. 112/15.12.1998)
La Giunta Regionale, con D.G.R. del 7 giugno 2005, n. 1262 ha individuato le perimetrazioni relative a 104 Siti di Importanza Comunitaria e 72 Zone di Protezione Speciale. Questi i siti ricadenti in territorio feltrino:
· DOLOMITI FELTRINE E BELLUNESI (SIC e ZPS)
· VERSANTE SUD DELLE DOLOMITI FELTRINE (ZPS)
· MASSICCIO DEL MONTE GRAPPA (SIC e ZPS)
· TORBIERA DI LIPOI (SIC)
· FIUME PIAVE DAI MASEROT ALLE GRAVE DI PEDEROBBA (SIC)
· LAGO DI BUSCHE - VINCHETO DI CELLARDA – FONTANE (ZPS)
Riassumiamo di seguito, brevemente le principali caratteristiche dei siti citati:
Le Dolomiti Feltrine e Bellunesi rappresentano un lembo delle Alpi Sudorientali di elevatissimo e preminente interesse ambientale. Il susseguirsi delle vicende geologiche, la complessità dell'orografia, la localizzazione marginale, hanno determinato una buona conservazione degli ambienti naturali. La vegetazione è molto ricca e varia: dai querceti e dai boschi di carpino si passa ai boschi di faggi e di conifere alpine pure o miste. l pascoli occupano generalmente ampi altopiani e la parte inferiore di conche glaciali al di sopra dei 1000 m. La loro estensione ha subito negli ultimi decenni una evidente riduzione con l'abbandono delle malghe più difficilmente raggiungibili. Nella zona sommitale dei massicci montuosi, al limite delle pareti dolomitiche, il paesaggio vegetale è dominato da estesi impenetrabili arbusteti interrotti da praterie alpine. Su depositi morenici o detriti di falda calcarei, si sono sviluppati estesi mugheti nei quali si trovano anche sorbi e macchie di rododendro; le associazioni di salici nani colonizzano le vallette nivali. Il repertorio floristico è eccezionalmente ricco. Nel complesso l'area annovera, oltre a tutte le specie tipiche degli orizzonti alpini, molte specie rare ed endemismi botanici. La fauna superiore è rappresentata da tutti i principali mammiferi dell'arco alpino.
Il Massiccio del Grappa, nel contesto delle Prealpi Venete, appare geograficamente ben evidenziato, delimitato a est e ad ovest rispettivamente dalla Valle del Piave e dalla Valle del Brenta (Valsugana), a nord invece è una tipica depressione strutturale, la "Sinclinale Bellunese" che lo separa dalle Alpi di Feltre. Il Massiccio è costituito quasi esclusivamente da rocce carbonitiche di origine organogena, formatesi in mare per accumulo di detriti e spoglie di animali e piante. L'estensione, la considerevole varietà morfologica fattori climatici, topografici, biologici e antropici hanno determinato il formarsi nell'ambito del Massiccio del Grappa, di una notevole varietà di formazioni vegetali. Nella fascia collinare e submontana il tipo di vegetazione più diffuso è costituito dal bosco caducifoglio termofilo (orno-ostrieto); si tratta di una boscaglia mista dove le essenze caratteristiche sono il carpino nero, la roverella e I'orniello. La fascia sommitale, di estensione ridotta, è limitata ai dintorni della vetta e alle sommità della dorsale Solaroli-Monte Tomatico. Le distese a pascolo sono l'aspetto più rappresentativo di questa zona; sicuramente favorite dall'uomo col taglio del bosco, esse costituiscono tuttavia per tutti gli ambienti sommitali una delle forme di vegetazione naturale. Sono inoltre da segnalare tra le formazioni vegetali presenti, i popolamenti dei corsi d'acqua, delle zone pioniere dove ci sono rocce emergenti in disfacimento; le formazioni di origine antropica e ruderale e la vegetazione acquatica delle pozze d'alpeggio. La fauna del Massiccio del Grappa si caratterizza come fauna tipicamente prealpina, comune ad altri territori veneti, ad eccezione di alcuni invertebrati considerati endemici.
La torbiera di Lipoi è un raro esempio nel Veneto di torbiera piana originatasi per l'apporto di sedimenti fluviali al di sopra di morene glaciali. Il ristagno d'acqua ha favorito nel biotopo l'insediamento della tipica vegetazione di torbiera e palustre: nei due specchi d'acqua esistenti prospera il magnocariceto. La fauna di maggior interesse è la microfauna tra cui sono presenti entità nuove per l'ltalia; numerosi gli uccelli nidificanti e di passo.
Il fiume Piave dai Maserot alle grave di Pederobba comprende principalmente il fondo del Vincheto di Cellarda, "Salet" nel vulgo locale, appartiene allo Stato sin dalla seconda metà dell'ottocento, ed è compreso fra le sponde del torrente Caorame a nord, quelle del Piave ad est e quelle del Rio Cellarda a sud. Dal 1901 vi si iniziò la coltura del salice introducendone circa 120 varietà e sottovarietà; attualmente si coltivano per la produzione di vimini soprattutto Salix viminalis, Salix purpurea, Salix amygdalina; si raccoglie altresì il Salix incana che cresce spontaneo nel greto dei fiumi. La tenuta è poi attorniata da un bosco igrofilo spontaneo di latifoglie (ontano nero, salici, pioppo tremolo), con intrusioni artificiali che la attraversano, cresce rigogliosa la tipica vegetazione palustre ed acquatica. Nell'ambito individuato sono state censite 84 specie di vertebrati tra cui alcune di notevole importanza, legate alle acque dolci e ormai ridotte nei circostanti territori bellunesi. Si rammenti, a riprova della grande importanza di questa zona umida, che permane la possibilità di rinvenire ancora la lontra.
Da quanto sopra emerge che il territorio del Comune di Feltre è attualmente completamente tutelato sotto l’aspetto paesaggistico ambientale, in quanto la somma delle aree interessate dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dal vincolo ambientale generalizzato sul territorio, dal Piano d’Area del Massiccio del Grappa, corrisponde all’intero territorio comunale.
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2.3 LE TENDENZE: QUADRO GENERALE
2.3.1 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree residenziali
Prima di analizzare la potenzialità residua dell’attuale P.R.G., si ritiene opportuno fornire, a livello puramente informativo, alcuni dati di inquadramento generale:
· Superficie non agricola complessiva (zone A,B,C,D,F, e zone bianche intercluse) : mq. 10.337.070
· Superficie edificabile (zone A,B,C,D): mq. 6.335.414
· Superficie edificabile con tessuto urbano già consolidato complessiva (zone A,B,C,F e zone bianche intercluse): mq. 7.145.600
L’analisi della capacità edificatoria del piano vigente risulta uno strumento importante in quanto consente da un lato di valutare le modalità con le quali il piano è stato attuato in termini di utilizzo di volumi e superfici, dall’altro consente di predisporre una attenta politica di risposta ai bisogni presenti e prevedibili.
Il calcolo dei volumi esistenti in territorio comunale è stato eseguito come segue:
· sono state calcolate tutte le superfici delle singole aree del piano vigente divise per ZTO
· è stato calcolato il volume potenziale delle singole aree del piano vigente divise per ZTO moltiplicando la superficie per l’indice di piano:
- A1, A2, AB: volumi esistenti + 20%
- AC/1:sup. area x 1,2 mc/mq
- AC/2:sup. area x 0,6 mc/mq
- B1:sup. area x 2,4 mc/mq
- B2: sup. area x 3,0 mc/mq
- B3:la superficie comprende la sola area delle Caserme Zannetelli che non è stata valutata in quanto non utilizzabile fino alla dismissione dell’area
- BA: sono i sedimi degli edifici in Borgo Tezze e lungo via Garibaldi che non sono stati considerati nel calcolo dei volumi potenziali in quanto zone sature
- C1:sup. area x 1,8 mc/mq
- C2:sup. area x 1,2 mc/mq
- C3:sup. area x 0,6 mc/mq
- C4, C5:sup. area x 0,4 mc/mq
· è stato calcolato il volume realizzato in ogni area moltiplicando la superficie coperta degli edifici esistenti per l’altezza media effettiva delle costruzioni dell’area
· è stato fatto il calcolo del volume residuo teorico presente nel piano vigente facendo la differenza tra il volume potenziale e il volume realizzato. In questo modo però non viene considerato il fatto che ci sono delle aree all’interno del territorio comunale nelle quali il volume effettivamente realizzato risulta notevolmente superiore rispetto al potenziale (soprattutto a Feltre dove il piano precedente aveva sottostimato il volume iniziale) e delle zone in realtà ancora libere.
· è stato fatto infine il calcolo del volume effettivamente disponibile nel comune calcolando in prima battuta il volume residuo teorico di ogni area e successivamente il volume effettivo disponibile per ogni ZTO facendo la somma dei soli valori positivi di ogni area al suo interno

(*) somma algebrica per ogni Z.T.O.
(**) somma di sole aree con disponibilità di edificazione positiva (> 0) per ogni ZTO
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2.3.2 La capacità edificatoria residua del P.R.G. vigente nelle aree produttive
Per quanto riguarda le zone D sono state effettuate le stesse valutazioni e si è giunti ai seguenti risultati, dai quali emerge ancora una buona disponibilità di superficie.

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2.4 IL DIMENSIONAMENTO DEL P.A.T.
2.4.1 Stima della popolazione futura
Per il futuro di Feltre le tendenze demografiche degli ultimi anni sembrano dimostrare che si è interrotta la fase discendente che aveva caratterizzato tutti gli anni novanta e che stiamo assistendo ad una seppur lieve crescita.
Le stime condotte in merito all’evoluzione della struttura demografica negli anni a venire, sono state condotte sulla base di differenti ipotesi
Proiettando in modo lineare le serie storiche della popolazione totale e delle famiglie degli ultimi 10 anni (dal 1993 al 2003) si perviene per il 2015 a 19.467 persone e a 9.235 famiglie (con una dimensione media di 2,1 componenti).
Tenendo conto che i saldi totali negativi della dinamica demografica degli ultimi anni sono il risultato di andamenti diversi delle sue due componenti, quella naturale e quella migratoria, è stata elaborata una proiezione per componenti della popolazione. I saldi naturali risultano così fortemente negativi mentre quelli migratori costantemente positivi, portando la popolazione nel 2015 a 24.879 persone e 11.854 famiglie, con una dimensione media prevista di 2,1 componenti per nucleo.
Si è quindi proceduto a correggere il trend di sviluppo delle due componenti ipotizzando che tendessero a zero per fine periodo. Secondo questa ipotesi, la proiezione per componenti perviene a 21.255 abitanti e, considerando sempre una dimensione dei nuclei familiari pari a 2,1, a 10.127 famiglie.

L’analisi dei processi di sviluppo dei settori economici e produttivi registrati nell’ultimo decennio fornisce ulteriori informazioni di rilievo per l’elaborazione di scenari per gli anni a venire.
Il primo dato su cui conviene porre attenzione è costituito dalla costante crescita del numero di unità locali e di addetti nel settore dei servizi. Le prime, secondo i dati del censimento del 2001 hanno oltrepassato le 630 unità, mentre i secondi sono pari a 1879 unità, con una crescita nell’ultimo decennio rispettivamente del 18,1% e del 22,4%.
Le variazioni in termini percentuali degli ultimi dieci anni evidenziano una redistribuzione di unità locali e addetti. Mentre gli addetti aumentano anche se in maniera diversa nei vari settori, si registra un decremento delle unità locali industriali particolarmente marcato nell’ultimo quinquennio. Nel settore del commercio la situazione si presenta particolarmente critica: la quota di unità locali subisce un primo decremento nel primo quinquennio per poi aumentare negli ultimi cinque anni. Nell’ultimo periodo contrariamente agli altri settori anche gli addetti calano.
Da un lato si ritiene verosimile che anche nei prossimi anni il settore delle costruzioni e alcuni settori manifatturieri continuino a impiegare una quota rilevante della manodopera presente andando a stabilizzarsi sia in termini di addetti che di unità locali. Dall’altro sembra poter proseguire la crescita di alcuni settori del terziario, tra cui ad esempio il settore turistico/ricettivo e le attività ad esso connesse, mentre per il commercio i processi in atto registrano profonde ristrutturazioni nel settore con conseguenze sia sull’assetto delle aziende che soprattutto degli addetti impiegati.
La combinazione delle ipotesi demografiche incrociate con le tendenze economiche consentono di definire uno scenario di sviluppo della popolazione pari a circa 4000 nuovi abitanti nei prossimi 10 anni.
Le analisi demografiche e le previsioni tendenziali forniscono le indicazioni per determinare l’obiettivo del dimensionamento abitativo del piano. Le risposte ai fabbisogni vengono individuate in modo di predisporre una nuova offerta residenziale variegata che faccia fronte a diversi livelli della domanda non ultima quella di qualità (condizione per riaffermare per Feltre il ruolo di polo urbano); nuova offerta che non significa nuove aree di espansione, quanto piuttosto di ristrutturazione urbanistica di aree oggi dimesse o degradate o in altri casi bisognose di ricuciture del tessuto edilizio e di quello paesaggistico.
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2.4.2 Il dimensionamento del Piano
La nuova legge urbanistica regionale ha introdotto una novità relativamente al rapporto tra abitante e volume residenziale. Pur confermando il parametro previsto dalla L.R. n. 61/85 di 150 mc ad abitante, si introduce ora la facoltà di rideterminare tale parametro in relazione alle diverse connotazioni del tessuto urbano. Si è voluto in questo modo dare la possibilità di adeguare la metodologia di calcolo alle molteplici realtà insediative del territorio veneto. Nel comune di Feltre si registra un valore medio di 250 mc/abitante con zone che raggiungono valori molto elevati come il Centro Storico.
L’analisi dei dati, la sottostima del volume esistente fatta dal piano vigente e la volontà di procedere ad una valutazione dei bisogni secondo una logica di contenimento dei consumi di territorio, ci ha portato comunque ad assumere il valore di 150 mc/abitante.
Considerando che le previsioni per i prossimi 10 anni saranno di 4.000 nuovi abitanti, il relativo dimensionamento per il comparto abitativo risulterà di 600.000 metri cubi.
Nella determinazione del rapporto volume residenziale abitanti si è tenuto conto dell’effettivo volume ad uso residenziale, a questo vanno aggiunte le quote di volume ad usi non residenziali (commercio, artigianato di servizio) legate all’abitare, stimabili nel 20% e corrispondenti quindi a 120.000 mc ed un incremento pari sempre al 20% (altri 120.000 mc) corrispondente alla stima di minima di inedificato sulle previsioni.
In questo modo la volumetria di previsione del P.A.T. ammonta a 840.000 mc, pari a 210 mc ad abitante che comunque risulta di gran lunga al di sotto del valore medio comunale.
Di particolare importanza nel determinare le scelte future del Piano Regolatore risultano i temi della ripartizione tra i vari comparti di intervento delle nuove volumetrie residenziali e della loro distribuzione territoriale tra gli Ambiti Territoriali Omogenei (ATO).
In prima analisi si ritiene di seguire il criterio di distribuzione della popolazione che vede circa il 50% insediato nel capoluogo ed il 50% nelle frazioni. Criterio ispirato dalla necessità di mantenere ed anzi favorire la residenza nei nuclei esterni.

Voci di tabella
(A) Superficie totale Kmq: superficie territoriale dell’A.T.O.
(B) Residenti abitanti (2001): residenti risultanti dall’ultimo censimento, raggruppati per A.T.O.
(C) Volume esistente: stima del volume effettivamente costruito
(D) Abitanti teorici insediabili su vol. esistente: stima degli abitanti insediabili complessivamente nel volume esistente
(E) Abitanti ancora insediabili sul volume esistente: stima degli abitanti ancora insediabili nel volume esistente inutilizzato
(F) Nuovo volume assegnato all'ATO mc: previsione di nuovo volume edificabile assegnata dal P.A.T.
(G) ab/mc : parametro indicante il volume necessario per l’insediamento di un abitante
(H) Totale abitanti su nuovo volume: numero di abitanti teoricamente insediabile nel volume di nuova edificazione assegnato dal P.A.T.
(I) Volume per commercio servizi e turismo mc: quota del volume di cui alla colonna (F) destinato all’insediamento di tali funzioni
(L) Superficie produttiva mq: è la superficie coperta produttiva edificabile nel P.A.T. (che si riferisce sia alle aree inedificate all’interno della zona produttiva esistente, sia alle nuove aree in espansione)
(M) Standards urbanistici primari mq : superficie minima di opere di urbanizzazione primaria da realizzare in ogni A.T.O.
(N) Standards urbanistici secondari mq: viene dato un valore di superficie a standard complessivo per il Comune, sarà il P.I. a specificare le modalità di realizzazione e localizzazione
(O) Nuova edificazione da credito (all. H): indica in quali ambiti è possibile realizzare nuova edificazione mediante credito edilizio di cui all’allegato H alla presente relazione.
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3. LA COSTRUZIONE DELLE STRATEGIE
PREMESSA
In questa parte della relazione si danno i contenuti del progetto del Piano di Assetto del Territorio, e i criteri seguiti nella loro definizione e progettazione, seguendoli secondo l’ordine delle Tavole di Piano, e facendo riferimento agli altri elaborati del Piano, compresi nella presente relazione, e nelle Norme Tecniche.
La tav. n. 1, che rappresenta i vincoli e la pianificazione territoriale sovraordinata, non viene trattata in questo capitolo (è stata trattata nel capitolo precedente), poiché costituisce un quadro predefinito, con il quale il Piano di Assetto del Territorio si confronta per adeguamento.
3.1. CRITERI E CONTENUTI DEL PROGETTO
3.1.1 I valori individuati dal P.A.T. (Tavola n. 2)
La sintesi svolta dal P.A.T. sulla base di analisi specialistiche è riassunta nella tav. 2. Essa fa riferimento all’analisi sugli “Aspetti naturalistici e paesistici”, all’”Analisi geologica geomorfologica e idrogeologica”, all’“Analisi storico paesaggistica”, all’”Analisi agronomica”,( quest’ultima in particolare per gli aspetti della lettura del paesaggio agrario e dell’uso del suolo).
Da queste analisi il P.A.T. ricava e sceglie elementi e ambiti, con proprie valutazioni e interpretazioni.
I valori segnalati dal P.A.T. sono dunque: di interesse naturalistico/ambientale, di natura geologica geomorfologica idrogeologica, del paesaggio agroforestale, di natura storico-monumentale e architettonica.
Dalla carta risulta particolarmente evidente la ricchezza del territorio feltrino per la presenza di valori di diversa natura; e la sua complessità, data dalla sovrapposizione dei diversi valori: non vi è quasi nessuna parte del territorio dove non siano compresenti almeno due tipi di interesse, quello storico e quello naturale, quello paesaggistico e quello storico; e dove non siano compresenti episodi di grande rilievo come piccoli segni, da un centro storico a un insieme di muri, fontane, alberature, e così via.
Il P.A.T. ha evidenziato quei valori che ritiene prioritari ai fini della tutela; si noterà dalla legenda della tav. 2 che non è stata presa in considerazione esplicitamente la categoria dell’“interesse paesaggistico”: sotto questo profilo occorrerebbe comprendere quasi tutto il territorio feltrino. Gli aspetti paesistici sono stati legati invece a valori diversi, che pure hanno forti ricadute sul paesaggio, ma che sono stati giudicati prioritari.
Cosicché delle ville è stato giudicato prioritario o prevalente l’interesse storico monumentale architettonico, anche se questo porta con sé un intorno in cui l’organizzazione storica del territorio, la scelta della posizione panoramica, le visuali, rimandano a significati paesaggistici; lo stesso si può dire per i centri storici minori, nel loro rapporto con il territorio circostante, i percorsi, i coltivi; lo stesso, più direttamente si può dire dei valori naturalistico-ambientali, che molto spesso corrispondono a forti emergenze paesaggistiche, come i corsi d’acqua alberati, o gli ambiti di paesaggio agrario tradizionale. Tutelando questi valori, storici, naturalistici, ambientali, il P.A.T. tutela anche il paesaggio.
L’insieme dei valori, elementi linee o ambiti, diventano i capisaldi del disegno di Piano, identificabili e non trasformabili - le invarianti appunto. La loro individuazione peraltro entra nella caratterizzazione degli Ambiti Territoriali Omogenei, dove si traduce in obiettivi e strategie: perciò la specifica segnalazione di questi valori e la loro descrizione è demandata al quadro normativo relativo agli A.T.O.
Occorre peraltro fare alcune precisazioni di carattere generale, spiegando le motivazioni di alcune scelte.
Gli ambiti di particolare interesse naturalistico ambientale, individuati nella tavola ed elencati nel dettaglio in legenda, sono quelli che l’analisi specialistica giudica più importanti e significativi, che non sono finora tutelati: la loro descrizione, le motivazioni dell’interesse e gli indirizzi per la tutela sono contenuti nell’ allegato B al punto 4.2 della presente relazione. L’interesse naturalistico ambientale è giudicato prioritario rispetto ad altri valori, in rapporto alla sostenibilità e alla salvaguardia di risorse oramai scarse o rare; e però si coniuga con altri valori, come nel viale di Cart, che appartiene al sistema delle ville; così è per la biodiversità dell’ambiente agrario tradizionale che si coniuga con valori insediativi, culturali, testimoniali di un tessuto agricolo quasi integro.
L’individuazione delle singolarità geomorfologiche segnala valori a volte meno appariscenti, tralasciando i grandi episodi dolomitici di grande bellezza e ampiamente tutelati: anche gli episodi minori segnalati dal P.A.T. contribuiscono alla ricchezza ambientale del territorio, ne arricchiscono i contenuti culturali e scientifici, coniugandosi e intrecciandosi, anche in questo caso, con altri valori: il conoide di Grum con la villa, il conoide di Nemeggio con il fiume Caorame, il sistema idrogeologico con i valori naturalistici.
Del paesaggio agroforestale il P.A.T. seleziona pochi elementi da ritenersi invarianti: non in base ad un giudizio di valore, ma in base ad un giudizio sulla trasformabilità. Un piano urbanistico infatti non ha specifici strumenti per vincolare colture e coltivazioni, per natura propria variabili e spesso intercambiabili ( infatti l’unico elemento tutelato che è il bosco, non ricade sotto la competenza del piano urbanistico, ma fa capo a precisi provvedimenti legislativi e a specifiche competenze). Il P.A.T. quindi sceglie di operare, nelle aree agricole , più per strategie che per tutele (tav. 4.b); tuttavia si preoccupa in questa sede di segnalare, ai fini di orientare tutele e incentivi, almeno alcune zone più a rischio e rare: come le aree a pascolo, o le piccole zone dove rimangono colture caratteristiche, in posizioni assolate e paesaggisticamente significative come i vigneti e i frutteti, anche questi in via di estinzione.
Interessa invece al P.A.T. tutelare, e ne ha facoltà, i segni del paesaggio agrario corrispondenti alla gestione tradizionale delle colture e del territorio aperto: in questa tavola individua i maggiori – corsi d’acqua alberati, strade e viali alberati, filari- rinviando al P.I., attraverso prescrizioni e direttive, l’individuazione e la tutela dei tanti elementi minori.
La perimetrazione dei centri storici: il P.A.T. ne definisce un ambito considerevolmente maggiore rispetto a quello contenuto nell’Atlante dei Centri Storici, comprendendovi aree libere storicamente e ambientalmente legate alla struttura del centro stesso, e vi definisce particolari azioni ( tavola 4.b e Norme Tecniche), facendo riferimento alle approfondite analisi storiche compiute appositamente per il P.A.T. ( vedi Relazione Tecnica)
L’individuazione delle ville: oltre a tutte quelle pubblicate dall’Istituto Regionale per le Ville Venete, comprende molte entità che non sono ivi contenute, ville minori e case dominicali; nella tavola 2 inoltre è stato ripreso, dalle analisi storiche, un ambito territoriale “che, dal punto di vista paesaggistico si ritiene opportuno considerare come di rispetto” (si veda la relazione generale dell’analisi storica compiuta dall’arch. Andrea Bona)
A maggiore certezza dell’individuazione delle ville, la loro segnalazione cartografica è accompagnata da una numerazione che fa riferimento ad un elenco allegato alla relazione (paragrafo 4.3 della presente).
Con gli stessi criteri il P.A.T. ha individuato, e numerato, complessi monumentali e chiese.
Edifici rurali di interesse testimoniale: considerati dal P.A.T. molto significativi per i caratteri storico insediativi del territorio, sono in questa fase stati individuati sulla base dell’indagine relativa alla L.R. 24/85, effettuata dal Comune nel 1998. In sede di approntamento del P.I., dovrà essere verificata la congruenza dei dati, eventualmente escludendo qualche edificio e/o inserendone qualche altro. In questa ricognizione si dovranno verificare quegli insiemi di edifici rurali di antica origine che formano veri e propri nuclei, da considerarsi alla stregua di centri storici.
Manufatti minori di interesse testimoniale: sono stati censiti quegli elementi che testimoniano la cultura dei luoghi, le tradizioni, e i modi di vita legati al territorio: fontane e fontanili, capitelli, roccoli, pozzi e sorgenti. Il P.I. provvederà ad implementare tale censimento anche inserendo i continui interventi per adattare il territorio alle esigenze di sicurezza e di produttività, come muri di contenimento (masiere) muri di recinzione.
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3.1.2 I condizionamenti all’uso del territorio (fragilità) (Tavola n. 3)
La carta raccoglie e rappresenta i problemi di diversa natura, che da una parte condizionano l’uso del territorio- qualche volta lo limitano, o richiedono operazioni preventive; oppure che esprimono disfunzioni, pressioni e rischi alla conservazione di qualità ambientali, qualità della vita, in generale di sostenibilità.
Nella carta sono rappresentati gli elementi che appaiono più evidenti, e rappresentabili. Altre problematiche sono state affrontate dal progetto, e con il progetto vi si è data una risposta.
Si rinvia pertanto ad altre parti della relazione (descrizione e quadro normativo degli Ambiti Territoriali Omogenei) e alle Norme Tecniche, per approfondire i caratteri dei problemi rappresentati in questa tavola, ed esaminare quali soluzioni sono state approntate dal P.A.T..
Si riportano di seguito, a titolo esemplificativo, i principali temi.
· compatibilità geologica ai fini edificatori (si veda allegato A della presente relazione);
· aree soggette a dissesto idrogeologico: si tratta di aree nelle quali si verificano fenomeni di esondazione, di periodico ristagno idrico o altro;
· altri elementi fisici: raccolta di problematiche emerse dagli studi ambientali specifici;
· criticità complesse: rappresenta temi non strettamente connessi ad elementi fisici del territorio, afferenti alla mobilità e alle dinamiche demografiche.
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3.1.3 Le azioni di Piano (trasformabilità) (Tavola n. 4.b)
Le strategie e le azioni di Piano sono indicate nella tav. 4.b : esse stabiliscono livelli di tutela, le modalità di valorizzazione, le indicazioni con le quali il P.A.T. vuole orientare le principali trasformazioni, le tutele rivolte alla sostenibilità. Nel loro insieme corrispondono agli obiettivi generali delineati nel lungo processo analitico e partecipativo svoltosi a Feltre.
In una visione più ravvicinata del territorio, politiche e strategie si distribuiscono all’interno degli Ambiti Territoriali Omogenei, caratterizzandosi in risposta alle problematiche e agli obiettivi specifici di ogni ambito.
In questo capitolo si prendono in considerazione, dunque, gli aspetti generali e comuni del territorio, rinviando la descrizione e le strategie riferite ad ogni singolo Ambito al quadro normativo degli Ambiti Territoriali Omogenei.
Il primo titolo riguarda le tutele dei valori naturalistico ambientali individuati dal P.A.T.: Per la loro esatta individuazione cartografica si rimanda alla tavola 2, che contiene anche la classificazione tipologica e l’elenco: un articolo delle norme e l’allegato B contengono la descrizione dettagliata, le finalità della tutela, le direttive e gli indirizzi.
Nel titolo “salvaguardia dei caratteri agroforestali” il P.A.T. introduce una lettura del territorio per grandi ambiti, ai fini di delineare obiettivi e strategie di trasformazione compatibili con la sua tutela. Individua e norma“ ambiti pianeggianti di riqualificazione dei caratteri agrari e riordino della zona agricola”, che comprendono la parte di territorio più intensamente coltivata e produttiva, dove si trova la maggior parte delle aziende agricole: per questa la preoccupazione è di un corretto uso delle risorse agricole, contemperato dalla cura e dalla manutenzione del territorio.
Individua e norma ancora “ambiti di tutela e valorizzazione del paesaggio collinare”, che comprendono le parti collinari, anche di diversa connotazione geomorfologica e paesaggistica –trovandosi alcune sotto le Vette, altre sotto il Tomatico, altre ancora interposte alle vallate pianeggianti: sono, in generale, le parti più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, ma anche le più fragili: in queste il P.A.T. individua, tra le altre finalità, quella della conservazione dei prati, che sono sempre più di frequente abbandonati, e invasi dal bosco.
Individua, infine gli “ambiti agro-silvo-pastorali montani” ai quali corrispondono in pratica boschi e pascoli.
La definizione di questi ambiti non esclude, anzi comprende, le diverse entità che costituiscono i valori che il P.A.T. ha selezionato, dai corsi d’acqua, agli ambienti agrari tradizionali, alle zone umide, ecc, e alla cui tutela affida ancora la conservazione e valorizzazione del paesaggio agrario. Ma il P.A.T., con tale definizione, si occupa proprio degli interstizi, delle plaghe di territorio agricolo escluse dagli ambiti tutelati, orientandole tutte ad un uso corretto.
E’ sul territorio agricolo che il piano urbanistico ha scarse possibilità di incidere, se non per quanto riguarda l’edificazione, nel definirne i parametri e i caratteri tipologici e costruttivi. L’incentivazione di colture, di manutenzione, di cura, non è di sua competenza. Però questo sta molto a cuore al P.A.T., che individua almeno le strategie che competono all’assetto del territorio.
Una di queste strategie riguarda gli insediamenti nel territorio agricolo.
A partire dai centri delle frazioni più decentrate e più radicate: centri storici nei quali favorire, più che la nuova edificazione, ma senza escluderla purché controllata, il recupero dell’edilizia storica, in genere caratterizzata da grande interesse ambientale.
In secondo luogo, i nuclei abitati; molti di questi, forse la maggior parte, hanno origine storica, e sono profondamente legati alla gestione tradizionale e alla manutenzione del territorio: qualcuno, non occorre nasconderlo, è sorto, o è cresciuto, anche in tempi più recenti, sfruttando talvolta imprecisioni della normativa vigente; comunque i nuclei sono tali da costituire un presidio, sia pure debole, del territorio, perché al loro interno almeno qualcuno che, a part time, sfalcia il prato o coltiva un po’ di vigneto e frutteto, c’é.
D’altra parte la nuova legge urbanistica (L.R. 11/2004) condiziona drasticamente la nuova edificazione in territorio agricolo all’esercizio dell’attività agricola a titolo principale; ciò, si spera, limiterà gli abusi che fino ad ora sono stati permessi con la disseminazione di case e annessi nel territorio, ma allo stesso tempo condanna all’abbandono la maggior parte dei nuclei, senza distinzione tra quelli più vecchi e quelli recenti.
Il P.A.T. ritiene che il loro mantenimento possa essere funzionale al presidio del territorio; e mantenimento significa possibilità di adeguamento igienico e funzionale delle abitazioni, ma anche qualche ampliamento e una modestissima nuova edificazione, ad esempio per un nuovo nucleo familiare, come succedeva un tempo; inoltre questa modesta possibilità edificatoria può essere messa a disposizione, mediante il credito edilizio, come compensazione di chi opera interventi di rimozione di elementi degradanti, edifici, annessi, stalle, elementi sparsi nel territorio, sorti senza rispondere a regole rispettose della antica cultura agraria.
Per queste finalità il P.A.T. enuclea un buon numero di nuclei abitati in territorio rurale, rispondenti a requisiti fissati (vedi normativa) e demanda al P.I. lo studio puntuale degli interventi, così come fa per i centri e nuclei storici. Il P.I. dovrà comunque approfondire prioritariamente le valenze storiche dei nuclei, in modo da attribuirvi le tutele adeguate.
Con lo stesso spirito, ma ancora più orientato alla salvaguardia di edifici che a volte hanno un grande valore storico architettonico di testimonianza delle più tipiche tipologie rurali, è l’individuazione che il P.A.T. opera degli edifici sparsi di valore testimoniale: disponendo che il P.I. ne verifichi, o ne faccia ex novo ove mancante, la schedatura di analisi e di progetto, dove non è esclusa la proposta di modesti ampliamenti progettati compatibilmente con la tipologia.
Altro tema molto delicato è quello di definizione degli ambiti di tutela delle ville e dei complessi monumentali: si tratta di una tutela di carattere storico e paesaggistico insieme, che si estende non solo alle pertinenze vere e proprie o al fondo dipendente dalla villa (è ad esempio il caso di Grum e delle sue dipendenze); è semplicemente il paesaggio e l’arco delle visuali che dalla villa si godevano, e viceversa. E’ un problema molto attuale, che si presenta quando nuovi, pesanti interventi, salvano sì l’edificio-villa, ma aggrediscono il suo contesto tanto da negarne ogni rapporto con la villa che lo ha generato. Nel territorio di Feltre questo fortunatamente non è avvenuto, o quasi, anche se alcune aggressioni sono state tentate ( per esempio sul colle di Tast). Occorre dunque porre delle limitazioni, e controllare in ogni caso gli interventi entro un ampio ambito. E occorre anche che gli insediamenti agricoli eventualmente vicini adottino modalità di manutenzione di edifici, annessi e scoperti,rispettose di tali contesti .
Il tema dei centri storici è stato affrontato dal P.A.T. con lo scopo di trovare un equilibrio tra le esigenze della conservazione e quelle del recupero e della rivitalizzazione: perché questo è un problema emergente nella maggior parte dei centri storici del comune, dove la parte di patrimonio edilizio non utilizzato o sottoutilizzato è piuttosto consistente. Per gli edifici esistenti il P.A.T., dopo aver individuato le emergenze architettoniche - palazzi , chiese, ville, e le loro pertinenze - (si rinvia a questo scopo alla dettagliata analisi storica allegata alla relazione tecnica) demanda al P.I. la schedatura degli edifici, sia analitica sia progettuale, entro una gamma di interventi compatibile con le caratteristiche tipologiche.
Ma soprattutto il P.A.T., perimetrando un ambito di “progettazione puntuale” intorno all’edificato storico, intende sia operato un controllo qualitativo negli interventi in questo ambito: sarà il P.I. a stabilire le modalità della progettazione puntuale della eventuale nuova edificazione, dei percorsi e degli spazi pubblici, nonché degli spazi che dovranno rimanere inedificabili,( le corti, gli orti i coltivi): dopodichè gli interventi potranno effettuarsi con singola concessione. Potranno essere studiate modalità per incentivare comunque il recupero rispetto alla nuova edificazione, consentendo accorpamenti e ampliamenti dovunque il tessuto edilizio lo consenta: che saranno comunque previsti dal P.I..
Il consolidamento delle urbanizzazioni esistenti e l’utilizzazione controllata delle aree libere all’interno delle urbanizzazioni esistenti corrispondono all’obiettivo di ottimizzarne la consistenza, occupando aree e lotti liberi, evitando di estendere le nuove espansioni; allo stesso tempo cercando, dove possibile, di organizzare ambiti urbani di qualità, dotati di spazi pubblici, di percorsi di quartiere, secondo i migliori principi della riqualificazione urbanistica.
A questo scopo il P.A.T. prevede azioni di definizione morfologica dei margini urbani: è evidente a tutti l’immagine delle periferie, slabbrate, indefinite verso gli spazi vuoti, siano essi l’aperta campagna, o cunei all’interno della città: di solito vi si presenta una sequenza di retri con tutto quanto li rende squallidi e degradati.
Occorrerà ribaltarvi la prospettiva: lo spazio aperto, comune, deve essere trattato quanto meglio possibile: pertanto il P.A.T. stabilisce che tutti gli interventi, che il P.I. definirà lungo queste linee, dovranno rispondere a requisiti di qualità: sono, nel disegno di piano, i margini rivolti agli spazi previsti a parco, urbano o agricolo.
L’attenzione per la riqualificazione dei quartieri periferici si esprime anche nelle azioni strategiche che il P.A.T. prevede per i quartieri di Farra e Boscariz, coniugando strade di quartiere con aree attrezzate a verde pubblico, viali, piazze e spazi comuni, contornate da una edificazione che dovrà avere i caratteri finiti del margine cui sopra si è fatto cenno.
Il P.A.T. definisce linee preferenziali dello sviluppo insediativo, che rappresentano le direzioni nelle quali può avvenire la crescita degli insediamenti, da definirsi quantitativamente dal P.I. sulla base dei criteri di dimensionamento complessivi previsti per ogni ATO.
Tali direzioni sono in generale quelle che rispondono ad almeno questi requisiti fondamentali: la contiguità con il tessuto urbanizzato, il rispetto di valori ambientali e la tutela delle aziende e degli investimenti agrari circostanti.
Non per tutti i centri frazionali il P.A.T. porta questa indicazione: sicuramente per quelli nei quali la popolazione cresce, o è stabile, ma anche per quelli nei quali si vuole favorire una inversione di tendenza, il ritorno di qualche famiglia giovane; dove non è indicata questa linea, non è negata la nuova edificazione, ma essa è limitata all’interno dei perimetri di tutela dei centri storici, dove sarà controllabile da una progettazione puntuale, oppure nelle aree di consolidamento. Neppure per il capoluogo il piano indica questa modalità generica di sviluppo insediativo, poiché la quantità di aree comunque interessate dall’urbanizzazione, anche se non completate o completamente utilizzate è notevole: si preoccupa invece che tali completamenti avvengano secondo quei margini indicati sopra, che possano riqualificare le recenti espansioni.
Occorre anche ricordare che sia nelle aree di consolidamento sia nello sviluppo insediativo troveranno posto i servizi e le attrezzature pubbliche necessari alla residenzialità.
L’individuazione dei limiti fisici della nuova edificazione rappresenta un divieto: la nuova edificazione non potrà oltrepassarli. Il Piano la situa in casi di grande delicatezza ambientale, talvolta anche per rinforzare dei perimetri che comunque costituiscono un limite, come quelli dei centri storici. In qualche caso li situa anche all’interno dei perimetri dei centri storici, ad indicare che vi sono spazi liberi di pertinenza del tessuto edilizio che devono essere compresi nella progettazione puntuale, ma non edificati (si può fare l’esempio di Tomo, dove vi sono terreni liberi di grande valore ambientale, con muri e portali, percorsi recintati, fontanili, che andranno compresi nella progettazione puntuale, ma resteranno inedificati)
I principali servizi di interesse pubblico sono ubicati nel capoluogo: ma il Piano considera rilevanti anche quelle attrezzature per lo sport e l’aggregazione sociale (spazi per le sagre, le feste, le manifestazioni collettive) dislocati nelle frazioni: in buona parte esistenti, il P.A.T. li conferma e in qualche caso ne da direzioni di ampliamento. Indica infine la possibile ubicazione di una nuova struttura, tra le frazioni di Pren e Vignui, e un’area polivalente in località Peschiera. In ogni caso, anche se non indicati dal P.A.T., i servizi e le attrezzature pubbliche minori, necessari, troveranno posto nelle aree di consolidamento e di sviluppo dell’urbanizzazione, ma anche nei centri storici, secondo i programmi dell’Amministrazione e le indicazioni del P.I., garantendo il dimensionamento di legge.
Tra questi, é importante dare risposta all’esigenza di un servizio di rifornimento dei generi di prima necessità nelle frazioni che ne sono sprovviste.
La realizzazione dei sei parchi cittadini risponde agli obiettivi di riqualificazione del capoluogo, nelle aree periferiche, e negli spazi di connessione tra nuove, importanti, funzioni e la città storica: è questo il caso, in particolare, del parco urbano lungo il Rio Lorich, di connessione tra il terminal ferrovia-autocorriere, Parco della Rimembranza e cittadella universitaria; ed è il caso ancora di quello, esistente, del “Bosco drio le Rive”.
Oltre a questi il P.A.T. prevede: il Parco urbano lungo il Torrente Uniera e la nuova strada di gronda; il Parco agricolo lungo il rio Ligont; il Parco urbano lungo il torrente Colmeda; il Parco agricolo lungo il rio Musil.
Per ognuno di essi dà indirizzi, criteri e direttive (allegato E alla presente relazione) sulle caratteristiche di cui dovrà essere dotato. E’ facile osservare che tutti portano nel cuore della città consolidata corsi d’acqua, insieme al verde; e avranno, oltre alle funzioni ricreative, una forte valenza ambientale, di mitigazione dell’inquinamento urbano, e di sopravvivenza di valori naturalistici.
L’individuazione delle aree strategiche del capoluogo costituisce uno dei capisaldi delle strategie del P.A.T. per il rilancio del territorio feltrino: colgono l’opportunità offerta da aree dove già si sono avviate consistenti iniziative (la cittadella Universitaria nell’ex Ospedale Psichiatrico), altre sulle quali si sta progettando (area Altanon, per centro culturale e residenza), grandi contenitori in via di dismissione (ex Caserma Zannetelli), aree ancora non bene strutturate (Pra del Moro- Pra del Vescovo e Piazzale della Lana) e aree dove l’attività produttiva, ancorché funzionante, ha a disposizione vasti spazi liberi.
Questo insieme di aree rappresenta per Feltre una grande occasione, di poter fare un disegno complessivo, dove dislocare funzioni eccellenti o importanti; non vanno perciò lasciate ad iniziative sporadiche e casuali. Il P.A.T. ne indica pertanto le destinazioni e i ruoli, riqualificando le iniziative in corso o progettate, e ne precisa indirizzi, criteri e direttive (allegato F alla presente relazione), con queste caratteristiche:
1. Cittadella Universitaria nell’ex Ospedale Psichiatrico
2. Attrezzature ricettive e culturali e parziale utilizzo residenziale nell’ex Caserma Zannetelli
3. Funzioni produttive di eccellenza e terziario avanzato nell’area Alcoa e aree adiacenti lungo l’ex raccordo ferroviario
4. Terminal cittadino, apice del Parco Urbano, biblioteca e centro culturale, residenza, nell’area Altanon, Stazione FF.SS. e Autocorriere
5. Aree sportive ed altre attrezzature in Pra del Moro – Pra del Vescovo
6. Testata urbana di accesso e sosta per il centro storico, con funzioni terziarie a Piazzale della Lana
La cittadella è da considerarsi nel suo insieme area strategica, con la sua struttura urbanistica, i palazzi e palazzetti, i monumenti eccezionali, la piazza, il Teatro, i musei: in questa ricchezza di funzioni, grande risorsa per il turismo culturale, la residenzialità ha un ruolo niente affatto marginale, anzi essenziale per la sua rivitalizzazione. La risalita con modalità meccaniche è perciò sostenuta dal P.A.T. soprattutto con questo significato. Il sistema degli accessi pedonali esistenti trova una ulteriore conferma venendo collegato con la nuova area attrezzata a parco lungo il rio Lorich, a sud, e a nord con i parcheggi che accompagnano le attrezzature di Prà del Moro.
Le aree produttive. L’area di Villapaiera sarà completata con l’edificazione delle fasce marginali ancora libere; inoltre il P.A.T., considerata la bassa utilizzazione di tutti i lotti, prevede la possibilità di ampliare i fabbricati esistenti sui fronti lungo la strada principale, per collocarvi preferibilmente attività terziarie e di commercializzazione connesse con la produzione. Al fine di evitare di occupare altro suolo, occorre anche favorire il riuso di capannoni che vengono dismessi, e il loro frazionamento per attività artigianali minori.
E’ confermata anche l’area di Peschiera, con la possibilità di accogliere attività commerciali connesse alla produzione.
Il P.A.T. legittima inoltre l’insediamento artigianale sorto tra Mugnai e lo Stizzon, in continuazione con quello situato in Comune di Seren; infine prevede una nuova zona a prolungamento dell’area industriale confinante, situata in località Busche.
Il P.I. avrà cura di studiare schemi planivolumetrici di indirizzo per i caratteri dell’edificazione di questa nuova area.
Interventi a favore del turismo e del tempo libero. E’ questo un settore di grande portata per il Comune di Feltre. Il P.A.T. in definitiva prevede non tanto nuove iniziative- lo sono soltanto la possibilità di un campeggio a Tomo e di un terreno da golf nell’area della ex polveriera, tra le funzioni compatibili- quanto interventi per la valorizzazione di risorse esistenti, e sono: il Centro ippico di Nemeggio, l’accesso al Parco Nazionale dalla valle di Lamen, l’accesso alla riserva naturale del Vincheto di Celarda, un luogo aperto di accoglienza alla “Fiera” di Anzù come punto di smistamento per Celarda, San Vittore, il Monte Miesna, e il Tomatico; infine segnala l’opportunità di valorizzare il Castello di Feltre, indicandone le funzioni compatibili.
Per i contenuti specifici e le precauzioni da usarsi, anche per questi interventi ha predisposto “ Indirizzi e direttive” (allegato G alla presente relazione)
La riqualificazione morfologica e funzionale degli insediamenti lungo le strade di accesso al capoluogo è la proposta del P.A.T. per risolvere, almeno attenuare, una delle maggiori criticità del territorio feltrino: criticità paesaggistica, che toglie la percezione di arrivare in una città di tale eccellenza e di essere immersi in un paesaggio altrettanto eccezionale; ma anche criticità ambientale, per l’inquinamento e la pericolosità che accompagnano l’abitare lungo una strada di traffico, la mancanza di luoghi di aggregazione, etc. Il P.A.T. dà al P.I. istruzioni per un progetto di riqualificazione, e ritiene che sia possibile attribuire il credito edilizio a chi farà interventi in questo senso.
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3.1.4 La mobilità
1. Il disegno della viabilità di medio raggio interessante Feltre è ormai consolidato. Piuttosto che avanzare nuove proposte, il piano si limita ad adeguare, nel territorio feltrino, tali scelte alle esigenze della città.
La tangenziale sud costituisce un tronco della superstrada Primolano - Ponte delle Alpi ed è un'opera fondamentale per liberare la città dal forte traffico di attraversamento specie sulla direttrice Belluno-Primolano, fortemente aumentato in seguito alla realizzazione della superstrada della Valsugana e della galleria che evita le "Scale di Primolano”.
E' in corso di realizzazione solo il lotto Fenadora – Anzù , che libera la città dal traffico sulla direttrice Primiero – Treviso, soggetto a forti punte turistiche ma mediamente non molto trafficata, ma lascia irrisolto il problema principale, ossia il traffico sulla direttrice Belluno – Primolano, poiché manca un collegamento tra il terminale provvisorio della superstrada (e della tangenziale) ad Anzù e la SS. 50 per Belluno.
In attesa del completamento della tangenziale, il P.A.T. recupera a tale scopo la viabilità a servizio dell'area industriale di Villapaiera. Si tratta dunque di una viabilità realizzata per un traffico pesante, capace quindi di assorbire il traffico in questione.
Esistono, tuttavia, dei punti di strozzatura che vanno risolti, sia pure in modo non ottimale ma accettabile per una situazione provvisoria, comunque migliore di quello di un attraversamento strettamente urbano.
L'innesto con la SS 50 viene risolto con una rotatoria, di grande utilità anche indipendentemente dalla "tangenziale".
Per quanto riguarda il sottopasso della ferrovia nei pressi di Nemeggio, che presenta una sezione insufficiente ad una circolazione veloce e in piena sicurezza a doppio senso di marcia, soprattutto se pesante, si propone di adottare norme di circolazione idonee, come ad esempio il senso unico alternato, e/o realizzare modeste opere di allargamento della strada prima del sottovia per garantire una migliore visibilità.
Infine, un terzo e più rilevante punto di difficoltà è determinato dal superamento della strada Trevigiana ad Anzù e dall'innesto sulla strada a servizio della zona industriale.
2. La chiusura verso Busche, sia pure in forma provvisoria, della tangenziale sud, rende non necessaria la "Gronda nord", l'attraversamento in direzione est-ovest a nord della città che si configurava come una sorta di circonvallazione, e destava perciò notevoli perplessità tra gli abitanti dei quartieri attraversati
Viene confermato il tronco est da viale Pedavena a via Belluno con una netta funzione di strada interquartiere, utile anche a rompere la radialità che caratterizza la rete viaria cittadina e facilitando così gli spostamenti con origine nei quartieri periferici non diretti al centro e quelli di prossimità
La progettazione di questo tronco dovrà tenere conto di questa funzione primariamente interquartiere, curando di non tagliare i quartieri, di non interrompere o rendere più difficili le relazioni - anche ciclistiche e pedonali - tra i lati opposti della strada.
In questa nuova prospettiva di strada interquartiere, il P.A.T. prevede di realizzare nel quadrante ovest, un sistema di strade e viali con piazzette e verde pubblico tra viale Pedavena e la Culliada utilizzando strade esistenti, eventualmente collegate con brevi tratte di nuova costruzione nei varchi ancora liberi tra le abitazioni. Inoltre, l'intervento sulla viabilità locale sarà motivo per riqualificare il quartiere attraversato e conferire una struttura urbana ad un suburbio cresciuto senza spazi collettivi e senza un apprezzabile disegno capace di conferirgli identità.
3. Per le frazioni, soltanto a Villabruna si presenta la necessità di prevedere la realizzazione di un breve tratto stradale esterno al centro storico, per eliminare una parte del traffico di transito.
4. E' stata avanzata la proposta di costruzione della ferrovia Feltre-Primolano, di raccordo tra la linea che corre nella valle del Piave e quella che corre nella va